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di Fabio Massimo Parenti – Proseguiamo l’approfondimento sul sistema politico cinese, troppo spesso oggetto di brutali semplificazioni. Rispetto alle nostre pur diversificate esperienze europee, la Repubblica popolare funziona in accordo a mentalità, attitudini e pratiche legate a coordinate culturali proprie, come già dimostrato nel primo articolo dedicato all’argomento.

I concetti, le procedure e i risultati

Tre termini posso aiutare a comprendere gli sviluppi democratici in Cina, a patto però che si sia capaci di relativizzare la nostra esperienza di democrazia rappresentativa, centrata sul suffragio universale e assunta come modello politico superiore.

Il primo termine riguarda la democrazia a posteriori, esecutiva. I processi di democratizzazione di un sistema politico non vanno identificati con l’aspetto procedurale, la cui eventuale essenza democratica non ne garantisce l’efficienza esecutiva. In altre parole la democraticità procedurale, a monte, non assicura in alcun modo la democraticità delle politiche, a valle, ovvero il perseguimento di obiettivi comuni, per il benessere collettivo, e il loro conseguimento. Pertanto, l’efficacia delle politiche volte a soddisfare i bisogni del maggior numero di persone è un parametro non secondario. Se le autorità, i rappresentanti del popolo, sono selezionate con altri metodi (differenti dal suffragio universale), al fine di garantire, ad esempio, qualità etiche e competenze, potremmo avere risultati straordinari per il soddisfacimento dei bisogni delle masse.

La Cina è emblematica in questo senso: la procedura di selezione della classe politica non avviene, nella maggior parte dei casi, secondo il principio “una testa, un voto”, a eccezione del livello di villaggio, ma attraverso la valutazione delle esperienze pregresse dei candidati, dei risultati conseguiti e dei processi di sperimentazione. Queste differenti procedure sono spesso associate a un efficientismo strategico ed amministrativo che ha prodotto, nella sostanza, risultati democratici (si vedano ad esempio le indagini su fonti primarie condotte dal Pew Reasearch, le quali confermano gli alti livelli di consenso popolare). Per tale ragione potremmo parlare in generale di democrazia a posteriori. Si badi bene che non solo la selezione delle autorità, a tutti i livelli amministrativi, è estremamente rigida, ma lo stesso esercizio delle proprie responsabilità viene costantemente monitorato, da subordinati, pari e superiori, al fine di garantire l’applicazione e la reale implementazione nel tempo delle principali politiche e strategie.

Peraltro, nei villaggi cinesi abbiamo assistito, a partire dalla fine anni Ottanta, all’applicazione genuina di procedure di selezione politica basate sul suffragio universale. Queste pratiche, che prevedono anche la partecipazione di candidati indipendenti, in numero superiore ai posti disponibili, non hanno garantito però risultati sempre soddisfacenti. Proprio a questo livello amministrativo, infatti, si registrerebbero i più diffusi e frequenti fenomeni di corruzione (si vedano le più aggiornate ricerche empiriche riprese da Daniel Bell, 2015).

Un altro termine per cogliere gli elementi di democraticità esistenti nel sistema politico cinese è la pratica della consultazione, della democrazia consultiva. Si tratta dell’esistenza di una procedura di consultazione con la società, che è organizzata in modo strutturale e sistematico (CPPCC). La Conferenza consultiva politica del popolo è composta da circa 3000 membri ed è stata significativamente riformata per garantire un meccanismo di interazione qualitativa tra le istanze provenienti da una società in profondo mutamento e il partito. Questa consultazione è finalizzata a definire ed affinare strategie di sviluppo consone ai nuovi problemi, alle reali necessità del popolo e ai nuovi bisogni emergenti. In che modo funziona? I membri del partito ricevono consigli elaborati da vari rappresentanti della società civile, appartenenti a diversi settori professionali (scienze, media, industria). Si creano gruppi che elaborano analisi e proposte per le autorità del partito. Da qui discendono i piani di sperimentazione di nuove politiche, esperimenti pilota, ma anche la correzione di politiche vigenti, lo sviluppo di strategie di lungo termine e, in generale, i processi di pianificazione.

La terza ed ultima componente di democrazia cinese è rappresentata dalla meritocrazia politica verticale ed è legata al primo punto (democrazia a posteriori). L’efficientismo esecutivo ed i buoni risultati discendono da un sistema che premia il conseguimento degli obiettivi strategici, l’acquisizione di competenze e il soddisfacimento dei bisogni popolari. In qualsiasi posizione statale si è, amministrativa o politica, si ascende a una posizione superiore, di maggiori responsabilità, solo se si fa bene. Viceversa, in caso di mala gestione si retrocede. Ciò riguarda ad esempio gli obiettivi strategici, come la riduzione della povertà e la conversione ecologica. Sul piano procedurale, la selezione politica a livelli politico-amministrativi superiori al villaggio prevede pertanto una valutazione complessiva dei risultati e delle esperienze pregresse, oltre al superamento di esami per quadri di partito e ufficiali di stato.

Il privilegio di guidare un paese di 1,4 miliardi di persone, oppure essere parte della mega-macchina di governance della Repubblica popolare, apparterrebbe solo a coloro che dimostrano competenze ed affidabilità. Il governo è gerarchico e laterale allo stesso tempo. Basti pensare che i funzionari governativi, come i responsabili di partito e di governo al livello locale, servono fino a due mandati di cinque anni e sono valutati da colleghi, subordinati e superiori, oltreché dal pubblico, a cui si chiede conto delle loro prestazioni. In questo caso l’ampliamento delle piattaforme pubbliche di micro-blogging ha fornito uno spazio straordinario di trasparenza amministrativa. Agli amministratori locali viene chiesto di stabilire un rapporto diretto con la cittadinanza, la quale può usare questi canali per denunciare problemi, malcontento e insoddisfazione, oltreché avanzare proposte. Importante notare che questo processo di decentralizzazione dei rapporti stato-società e delle dinamiche comunicative è stato fortemente voluto dal governo centrale che vi ha investito enormi risorse finanziarie.

In sostanza il sistema politico cinese è strutturato secondo tre assi che interagiscono costantemente. Il primo, in basso, attiene ai comitati di villaggio, ove si svolgono ogni cinque anni elezioni libere e aperte, con candidati indipendenti. Queste elezioni sono sempre più frequentemente osservate da rappresentatati di decine di paesi stranieri, i cui report premiano le procedure elettorali dei villaggi cinesi. Il secondo asse, intermedio, riguarda i livelli amministrativi superiori, dalle città alle province, passando per le prefetture. In questi casi il partito seleziona i candidati tramite procedure interne e secondo metodi meritocratici, che combinano esperienze ed esaminazioni. In questi ambiti amministrativi si svolgono il maggior numero delle sperimentazioni di nuove politiche, su input del governo centrale o dei governi locali, che vengono eventualmente estese ad altri territori e infine all’intero paese nel caso risultassero efficaci e di successo. Nella circostanza in cui si riscontrassero problemi, il processo di sperimentazione subisce interventi, aggiustamenti e ridefinizioni, più o meno radicali. Lo si è fatto per le zone economiche speciali, per la internazionalizzazione dello yuan, per le politiche familiari… parliamo di qualsia ambito, dalle politiche demografiche a quelle produttive, dalla gestione fondiaria alle attività finanziarie. Il terzo e ultimo asse, in alto, attiene al governo e alle massime autorità del partito. Come nel caso precedente, anche qui si pone un’enfasi particolare sul merito e le esperienze accumulate. Queste caratteristiche hanno dimostrato di aumentare l’efficacia esecutiva delle nuove politiche e più in generale il consenso da parte del pubblico. Per avere esempi è sufficiente prendere visione dei curricula dei rappresentanti del politburo.

Ricapitolando, nella parte inferiore abbiamo il suffragio universale, in quella intermedia la valutazione meritocratica e la forte propensione alla sperimentazione, nella parte alta l’avanzamento meritocratico, cioè successivo all’accumulazione di esperienze a livelli di governance inferiori.

Il sistema politico cinese possiede dunque diverse caratteristiche essenzialmente democratiche e l’ulteriore avanzamento in questo senso dipenderà anche dal livello di pacificazione internazionale. La sicurezza geopolitica è infatti uno dei fattori determinanti per far avanzare lo stato di diritto e i processi di democratizzazione.

Con questi due articoli abbiamo fornito nozioni sul sistema politico-culturale cinese, e il suo funzionamento, che rimangono sconosciute ai più. Pertanto, coerentemente all’obiettivo che ci siamo posti (il superamento delle banalizzazioni e l’apprendimento di realtà complesse e in continuo mutamento), speriamo di aver sollecitato curiosità per ulteriori approfondimenti.

Siamo persuasi che una migliore conoscenza reciproca costituisca il requisito minimo per promuovere relazioni cooperative virtuose, pacifiche e lungimiranti. Il binomio conoscenza-rispetto dovrebbe essere acquisito come riferimento comune, minimo e basilare, nel funzionamento della governance globale.

L’AUTORE

Fabio Massimo Parenti è professore associato (ASN), insegna all’Istituto Internazionale Lorenzo de’ Medici a Firenze, è membro del think tank CCERRI, Zhengzhou, e membro di EURISPES, Laboratorio BRICS, Roma. Il suo ultimo libro è Geofinance and Geopolitics, Egea. Su twitter @fabiomassimos