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Il Paese sta tracimando. Non il Governo soltanto. Tutto il Paese.
Governo e Opposizione, entrambi Santi, hanno benedetto un decreto legge per bruciare le intercettazioni illegali. Intercettazioni eretiche. Roghi in Procura. La prossima volta toccherà ai giudici, non un rogo, basterà una piccola scottatura. La fretta, la rapidità e il consenso politico (unanime) del decreto portano il cittadino a un legittimo sospetto. Che le intercettazioni illegali contengano prove di attività illegali.
La domanda da porsi è:
“E’ legale distruggere prove illegali di atti, se illegali, che riguardano i nostri rappresentanti in Parlamento?”.
Se lo chiedi a loro la risposta è si, senza no e senza se. Un si incondizionato. Ma, se non c’è nulla di illegale nei contenuti delle intercettazioni, perchè non lasciare invece ai magistrati la decisione se distruggerle o se utilizzarle? La m..da tracima da tutte le parti. La paura dei politici di essere sputtanati dalle conversazioni telefoniche è una paura lecita. Probabilmente molto fondata. Ma inutile. Devono stare tranquilli. L’Italia non è l’Ungheria e neppure la Thailandia. Qualunque informazione sui politici venisse riportata sui giornali, gli italiani dopo una sana indignazione, vera e vissuta, tirerebbero dritto alla pagina sportiva.
Nessuno si chiede chi ha ordinato le intercettazioni e perchè ha spiato. I nomi di Buora o di Tavaroli vanno bene per giocarci a biglie. Al massimo esecutori degli esecutori degli esecutori. Terzo o quarto livello. Quelli usati per il lavoro sporco. Forse qualcuno all’interno delle istituzioni dirigeva il gioco. Il Governo, se ne ha la forza, ma ne dubito, accenda un faro sui mandanti e non un falò sulle intercettazioni. Il gioco del chi è. Se non sono i partiti, non è la Telecom diventata improvvisamente uno Stato nello Stato, non è Licio Gelli (per motivi di età), non è la criminalità organizzata (non ne ha bisogno), rimangono i servizi segreti, Bin Laden e l’usciere della Pirelli. Ed è lui che pagherà per tutti.