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di Alice Salvatore, portavoce M5S Liguria

Domenica sera 600mila litri di greggio sono fuoriusciti da una falla dell’oleodotto Iplom (oggi sotto sequestro dalla Procura), e si sono riversati nel rio Fegino, sono confluiti nel fiume Polcevera, e una parte ha raggiunto il mare, come purtroppo conferma l’Arpal. L’ondata di piena nera è stata talmente intensa da provocare anche una frana sui bordi del rivo!
Ma è solo l’ultimo, in ordine di tempo, di una serie infinita di incidenti, incendi, esplosioni e perdite che, dal 1979 ad oggi, interessano la raffineria Iplom di Busalla, provocando danni incalcolabili all’ambiente e alla salute dei cittadini.

Continua emergenza
Il MoVimento 5 Stelle ricorda, però, che non bisogna aspettare emergenze come questa per lanciare l’allarme e correre ai ripari. A Genova la situazione è anomala: a pochi passi dal luogo dell’incidente esistono altri 4 depositi di petrolio e sostanze altamente inquinanti che sorgono in pieno centro abitato, nei quartieri del Ponente genovese, e a poche centinaia di metri gli uni dagli altri: sono Carmagnani, Praoil, Superba e Porto Petroli, quest’ultimo collegato all’Iplom proprio dall’oleodotto che si è rotto!

Gli impianti a rischio
Trent’anni fa un accordo tra Regione, Comune e Provincia stabiliva che quegli impianti a rischio dovevano essere dislocati al di fuori dei centri abitati, proprio per la manifesta incapacità di queste aziende nel garantire la sicurezza a residenti e cittadini! Basti pensare che almeno 4 volte all’anno, in condizioni normali, la scuola del quartiere di Fegino viene chiusa a causa di miasmi e fuoriuscite che impediscono ai bambini una normale respirazione. Molti genitori hanno scelto di portare altrove i loro bambini.

Le responsabilità di Doria
E il sindaco Doria cosa fa? Continua a temporeggiare. Esiste un protocollo di sicurezza che non viene divulgato tra gli abitanti del Ponente genovese, al punto che, nelle ore concitate di domenica, mentre il petrolio si riversava nel fiume, neppure il 118 sapeva dare informazioni su come agire in queste condizioni di emergenza. Perché questo protocollo non è mai stato diffuso? Forse perché, in questo modo, il sindaco Doria dovrebbe spiegare gli enormi rischi che corrono i cittadini e toglierebbe il velo sulla reale pericolosità di questi impianti? Ricordando così a tutti che questi impianti non possono sorgere nei centri abitati?

Chi paga i danni?
Il MoVimento 5 Stelle presenta in Parlamento un’interrogazione, e in Regione Liguria un ordine del giorno ieri è stato approvato all’unanimità, per impegnare il Ministero dell’Ambiente a dichiarare il disastro ambientale e agire di conseguenza. Naturalmente è l’Iplom a dover finanziare la bonifica dell’area e risarcire le gravissime conseguenze ambientali e sanitarie provocate dall’ondata nera. La soluzione esiste già: sono le energie rinnovabili! Bisogna puntare a una riconversione di tutti gli impianti nel più breve tempo possibile. E, nel frattempo, applicare quell’accordo dimenticato che prevede il dislocamento degli impianti a rischio al di fuori dei centri abitati, lontani dalle case e dalle persone.

Sicurezza per i cittadini liguri!
In regioni più civili della nostra esistono normative che prevedono che impianti a rischio rilevante è industrie insalubri si trovino ad almeno 500 metri dalle case. Ecco cosa chiediamo anche in Liguria. Inoltre, molti studiosi, da tempo, spiegano che i depositi, per essere sicuri, devono essere sotterrati. Sotterrare i depositi sarebbe però solo una soluzione intermedia, in attesa di arrivare alla piena e totale riconversione degli impianti petroliferi e al pieno investimento nelle energie rinnovabili, non fossili. Il MoVimento 5 Stelle si batterà fino all’ultimo per raggiungere questo obiettivo!