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“Hanno fatto credere ai cittadini di voler allontanare la politica dalla Rai, ma alla prova dei fatti, il risultato è esattamente il contrario. E’ il modo di operare di questo governo. Nulla cambierà per il servizio pubblico con la riforma della governance Rai voluta dal premier. Anzi si peggiora ulteriormente. Non era questa la legge di cui aveva bisogno la televisione pubblica per emanciparsi una volta per tutte dalla presenza dei partiti. Non era questa la legge che serviva al Paese.

Rai diretta dal governo
Con la Gasparri i partiti sceglievano gran parte dei membri del consiglio di amministrazione Rai. Adesso con la riforma in discussione alla Camera accadrà la stessa cosa con l’aggravante che l’amministratore delegato Rai sarà designato direttamente dal governo. Una legislazione di questo tipo non ha pari in Europa: in un Paese democratico l’indipendenza del servizio pubblico viene tutelata a ogni costo, specialmente rispetto al potere esecutivo.

VIDEO La RAI è diventata una tv di propaganda del governo

Questa Gasparri bis targata Pd va invece nella direzione opposta. È l’ennesima presa in giro ai danni di tutto il Paese. Ieri i nostri capigruppo alla Camera e al Senato, in occasione dell’incontro con il Presidente della Repubblica Mattarella, hanno esposto le nostre preoccupazioni al riguardo, con riferimento alla riforma della Rai e all’indipendenza dell’informazione pubblica.

Gli uomini del Bomba si prendono tutto
Il presidente del Consiglio ha bisogno della televisione. Ha fatto in modo di eleggere nel CdA personaggi come il suo ex spin doctor e l’assistente di un parlamentare del proprio partito; ha posizionato ai vertici della tv pubblica come direttore generale uno degli animatori della propria convention, la Leopolda; e ora si appresta ad accentuare il peso del governo in Rai. Il suo disegno è chiarissimo e va visto in una prospettiva più ampia che abbraccia la riforma costituzionale e la legge elettorale. Un filo rosso lega i tre provvedimenti: sono i tasselli di una nuova forma di concezione del potere che tenta di comprimere oltre ogni limite il principio pluralistico. Il servizio pubblico, in particolare, è considerato in questa visione non come un bene della collettività ma come uno strumento alla mercé del potere costituito. Quindi poco importano le modalità di scelta di chi sarà chiamato a guidare la principale azienda culturale del Paese dal momento che la loro priorità è salvaguardare gli interessi dei partiti. La maggioranza, bocciando ieri i nostri emendamenti, ha archiviato la possibilità di selezionare i futuri consiglieri di amministrazione Rai secondo i criteri di indipendenza e competenza.

Una riforma per potenziare la propaganda
Il progetto del premier prevede inoltre l’ampliamento dei poteri del nuovo direttore generale Campo Dall’Orto. Gli è stata promessa carta bianca e così, come d’incanto, il direttore generale diventerà amministratore delegato. Tutto deve essere fatto a stretto giro. Con una campagna elettorale alle porte, con il ritorno alle urne in alcune delle principali città italiane, bisogna organizzarsi per tempo. L’interesse da tutelare non è quello dei cittadini, ma quello dei partiti. L’obiettivo non è contribuire a rendere il servizio pubblico il principale alleato dei cittadini assicurando programmazione di qualità, informazione indipendente e pluralismo di voci e opinioni, ma garantire l’ufficio di propaganda del governo per plasmare il racconto del Paese secondo il gradimento del premier.
Nell’Italia a 5 Stelle la televisione pubblica farà solo gli interessi degli italiani. È solo una questione di tempo. Ci siamo quasi!” Roberto Fico, Dalila Nesci, Mirella Liuzzi e Simone Valente