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di Beppe Grillo – I fuochi artificiali, è bellissimo vederli illuminare il cielo di notte, mentre competono per sorprenderci, stupirci e divertirci, mescolando il presente con i ricordi della nostra infanzia. Per me i fuochi artificiali rappresentano una metafora della nostra capacità di lasciarci stupire, come quando eravamo bambini.

Non so in quanti lo abbiate notato, ma è un po’ di tempo vengono impiegati anche in pieno giorno!

Sicuramente ci sono delle ragioni, quelle piccole spiegazioni che ti ritrovi davanti tutte le volte che qualcosa perde il suo significato originario. Eppure, mentre guardo quei lampi sbiaditi seguiti dai “botti,” non ritrovo più quella dolce metafora infantile e faccio difficoltà a lasciarmene coinvolgere.

Che cosa rappresentano i fuochi artificiali esplosi in pieno giorno?

Una cosa è certa: se hanno cominciato ad utilizzarli anche di giorno di certo non scarseggiano. Forse stiamo vivendo in un periodo di abbondanza, ne vengono prodotti più di quanti possano essere utilizzati di notte. È l’ordinaria e triste spiegazione che si rifà alle leggi del mercato: le stesse che vorrebbero rendere plausibile la distruzione delle arance, oppure del latte, quando sono in sovraproduzione. Se tu pensi che sia un’assurdità, e magari lo dici, salta sempre fuori qualcuno che te lo spiega con le immutabili, spietate, leggi del business. A te sembra assurdo che delle ottime arance vengono gettate dentro dei fossi per essere distrutte però ci sono le leggi del mercato… quelle spiegano sempre tutto.

Ho sempre pensato che si tratta di una interpretazione dei fenomeni ridicola, come se uno accettasse di avere preso un vaso in testa perché esistono le leggi della gravità. È ovvio che Newton centra poco o nulla con quello che mi è appena successo, lui ha soltanto descritto il meccanismo che porta il vaso a cadermi in testa; ma non può spiegarmi perché quel determinato vaso è caduto sulla mia testa quel dato giorno e proprio a quell’ora.

Così, lo scialbo spettacolo dei fuochi artificiali a mezzogiorno non prende colore se io penso ad un fenomeno collegato alle leggi del mercato. Per la stessa ragione, quando crolla un ponte, anche se aumenta il PIL, io non penso che siamo tutti più ricchi.

Quello che penso è che il prodotto interno lordo (che assomiglia moltissimo alla descrizione di un escremento) non è affatto un indicatore di quanto siamo ricchi, tanto meno di quanto stiamo bene. Esattamente come in questo momento, mentre sento i botti in pieno giorno, non mi rallegrano e non mi stupiscono, perché hanno perso del tutto il loro significato originario. Nessuno stupore, neppure mezzo ricordo infantile, ma soltanto l’ennesima metafora di quanto le nostre vite siano pervase da logiche estranee alla nostra umanità. E, per quanto mi riguarda, la consapevolezza di quanto lavoro ci sia ancora da fare per affrancare l’uomo dal giogo di indicatori economici demenziali come il PIL o la regoletta del 3%. Non sono neppure leggi o principi della fisica, ma semplici convenzioni, eppur capaci di condizionare la vita di ognuno di noi sul pianeta.

A quando la raccolta delle lucciole a mezzogiorno o la gara in canoa all’asciutto?