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In Italia abbiamo degli enormi data base distribuiti ovunque. Data base tradotto in italiano significa enorme faldone di documenti cartacei. Archiviato o, più spesso, appoggiato comodamente per terra. A portata di mano dell’impiegato. I data base sono strettamente personali. Ogni amministrazione ha il suo del quale è molto gelosa. Non lo condivide con nessuno. C’è, va detto, l’eccezione dei servizi segreti deviati. Ma quella, appunto, è un’eccezione. E più che altro riguarda Prodi.
Se un’informazione che ci riguarda può essere duplicata, triplicata, moltiplicata per un numero a piacere di amministrazioni pubbliche, questo accadrà. E, ogni volta, ci verrà richiesta dal Comune, dalla Regione, dall’Agenzia delle Entrate, dalla municipalizzata, dalla Provincia la stessa dichiarazione. Sempre la stessa.
Qui sorge un problema per i meno precisi tra noi. Quello di confondersi e di contraddirsi. E poi finire nei guai. Ma forse è proprio questo l’obiettivo degli accertamenti. Cogliere il cittadino in errore. E punirlo con sanzioni. Un atteggiamento che genera crisi di identità. Io sarò io? E il mio figlio a carico si chiama ancora Giovanni come l’anno scorso? E il mio numero civico si è incrementato? Domande che richiedono una costante attenzione da parte del cittadino. Nessuna distrazione è permessa. Pena la decadenza del domicilio, l’interruzione di servizio pubblico, gli interessi di mora, la maggiorazione tributaria.
Propongo l’istituzione del Ministero dei Rapporti con il Cittadino. Che sia l’unico a parlare con noi. Che ci chieda le cose gentilmente. Ci spieghi il perchè. E, se non lo sa, si possa mandare a FAN..LO!
Questo Ministero avrà il compito di raccordare le diverse amministrazioni per determinare le informazioni sul cittadino. Ci costerà qualcosa, ma volete mettere la soddisfazione… Nel frattempo, se ci viene richiesta un’informazione già in possesso dell’amministrazione pubblica scriviamole l’indirizzo dell’ente dove l’informazione è già presente. Con una postilla: INCAPACI! RESET!

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