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Ho ricevuto una lettera dal magistrato di Bologna Libero Mancuso che pubblico.

“Esultanti reazioni da parte dei ragazzi del clan che fanno capo al nostro presidente del Consiglio per la absolutio semiplena che lo ha colto, questa volta, in exitus mandati. C’è persino chi ha espresso sorpresa per una sentenza scontata che una maggioranza parlamentare, tetragona a sentimenti di pudore, aveva ampiamente predisposta all’indomani della terrificante strage dell’11 settembre 2001, dunque ad inizio legislatura, allorché aveva ridicolizzato e neutralizzato uno dei reati più allarmanti e dannosi per le risorse dell’erario e la moralità pubblica, che in Paesi a capitalismo avanzato viene punito con decenni di carcere.

Si tratta della stessa maggioranza che, questa volta a fine legislatura, incurante della crisi istituzionale e politica che l’attraversa e delle nuove povertà in cui ha condotto l’Italia, trascinata persino a rischio di terrorismo islamico, ne sta pensando un’altra delle sue a “tempo oramai scaduto”, come afferma con preoccupante ambiguità lo stesso interessato on. Previti. Cioè il salvataggio di chi in due sentenze conformi è stato indicato come il corruttore di giudici nell’interesse (ragguardevole) del Premier e con danaro (consistente) proveniente dalle generose casse delle Fininvest, assicurando all’imputato on. Previti la prescrizione breve per attività illecite di lunga durata.

E’ a tutti evidente che per sottrarre danaro al fisco, collocarlo all’estero, finanziare illecitamente, tra gli altri, il compiacente predecessore alla guida del Consiglio dei Ministri, l’on. Craxi, e Giudici di questa malandata Repubblica, era necessario falsificare bilanci (fininvest, per l’appunto) e collocare somme ingentissime di danaro all’estero (un miliardo di euro finalizzato ad operazioni illecite, in questo caso; 1.550 miliardi di lire in un altro simile, e così via), su accoglienti sponde off shore.

“Non crea effetti nocivi di un qualche rilievo”, afferma l’ineffabile difensore avv., prof., on., pres. Gaetano Pecorella. Che ha aggiunto: “L’importante è se una legge è giusta, non il motivo per cui è stata fatta”. Con ciò ammettendo, da un lato, che il suo cliente ha violato una legge a suo tempo in vigore; e che spetta all’imputato ed al suo difensore stabilire se una norma incriminatrice sia giusta o meno e, se l’imputato ed il suo difensore, nel frattempo divenuti entrambi legislatori, ritengano che non lo sia, la si abroga.

E, quando si verrà assolti con una formula che tradisce la manfrina legislativa, occorrerà mostrare, con una forte dose di spudoratezza, soddisfazione e sorpresa, per un’altra vicenda che testimonia del tramonto di uno Stato di diritto e del trionfo del Paese delle banane.”

Bologna, 27 settembre 2005.
Libero Mancuso

Avviso per l’appello Parlamento Pulito.

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CIN B
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Causale: Parlamento Pulito