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Uno al giorno
(04:04)

Il 72 per cento dell’elettricità prodotta in Italia con il carbone è fatta da ENEL; che con questo combustibile fossile produce il 41 per cento del prodotto nazionale.” Greenpeace

Care amiche, cari amici,
Enel torna a minacciare legalmente Greenpeace con una diffida, e annuncia nuove azioni in sede civile e penale. Ancora una volta Enel reagisce alla campagna di informazione di Greenpeace chiedendo di censurarne il sito web. È l’atteggiamento arrogante di chi non sa rispondere sui contenuti mentre fa profitti utilizzando la fonte più sporca, il carbone, scaricandone i costi ambientali e sanitari sui cittadini. Motivo della lettera di diffida di Enel è la presentazione del cortometraggio “Uno al giorno”, realizzato da Greenpeace per denunciare gli impatti sanitari della produzione elettrica col carbone di Enel. Il cortometraggio evidenzia le “due anime” di Enel che produce energia verde, ma fa grandi profitti col carbone, dal quale viene il 41% della sua produzione elettrica in Italia. Dire questo, per Enel, è calunnia.Già lo scorso luglio il giudice civile di Roma ha respinto un analogo ricorso di Enel contro il sito di Greenpeace che ha lanciato la campagna nel 2012. Successivamente, con la chiusura del sito (www.facciamolucesuenel.org) era stato ritirato un secondo ricorso, ma i contenuti essenziali sono sempre stati presenti sul sito di Greenpeace. Infatti, Greenpeace aveva annunciato che la campagna non era finita. “E questo perché Enel, ‘energia che ti ascolta’, è sorda dinanzi alle nostre denunce, anche quando sono sostenute dal talento di molti artisti. Non ci sposteremo di un millimetro”, conclude Boraschi di Greenpeace Italia.
Enel vuol rimuovere il cortometraggio di Calopresti, perché ritenuto “calunnioso, diffamatorio e lesivo”. Ma i contenuti sono gli stessi del sito del quale era stata chiesta la chiusura a luglio, e che il Tribunale Civile di Roma non aveva invece censurato con motivazioni chiare: “il nucleo essenziale della notizia riportata da Greenpeace è conforme a verità…”. Ricapitoliamo:
1. le emissioni da carbone provocano un impatto sanitario valutabile, secondo il modello utilizzato dall’Agenzia Ambientale della UE, in un certo numero di “morti premature”
2. Greenpeace ha commissionato un rapporto a un istituto indipendente per valutare l’impatto delle centrali Enel. Il rapporto prima della pubblicazione è stato presentato a Enel. I risultati sono di oltre 360 casi all’anno sui dati di emissione 2009. Nel frattempo la produzione da carbone di Enel è aumentata
3. Enel è il principale produttore di elettricità da carbone in Italia e vuole costruire altre centrali a carbone. Greenpeace chiede di non farlo e di prevedere una progressiva riduzione dell’uso di carbone.
“I vertici di Enel, che hanno promosso il nucleare e poi il carbone, andrebbero rimossi”, commenta Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia: “Il futuro non è quello che loro disegnano. Prima se ne accorgono i nostri politici, visto che Enel è ancora pubblica al 31 per cento, meglio è per tutti gli italiani”. Luigi Lingelli
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