Employees on points

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Our employees live with the great protection of the Guarantors, of parliamentary immunity, of the Authorities and of their bodyguards.
They are a species protected by the media. A species that produces antibodies against the tribunals. Strangely, unlike other protected species, they are not in danger of extinction. In their survival instinct they search for social isolation. They flee from a comparison with reality.
They have become a reality show, a company that tours, a parliament of fumosi {famous? Smoky?} who show themselves off in ‘panini’ in the TV News broadcasts and when going from door to door. A species to be put under control, but who don’t want to be controlled. A caste of closed lists that give themselves legitimacy. The antidote to these employees is information.
I have decided to have a go. To launch the initiative employees on points that will start from this blog in a few weeks.

Score Card for the employees on points.

Those who voted for the pardon: 3 points
Those who have been elected for more than 2 terms of office: 1 point for each extra term
Those who have been convicted: 2 points for each 6 months of their prison sentence
For those who are currently on trial: 1 point (just one for solidarity)
Those who have changed party since the election: 2 points
Those who have only even been a politician: 10 points
Those who have been a member of the P2: 4 points

The classification will be updated every so often with the (s)hit parade of the employees on points and the general ratings. Voting on the various rotten laws that I’m sure will be coming up from now to the end of this parliament, will be a contributing factor in the classification.

Posted by Beppe Grillo at 12:21 AM in | Comments (22)
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Lettera al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano

Egregio Signor Presidente,


mi chiamo Ivo Toniut, 45 anni, emigrante sin dall'età minore.

Ambigui atteggiamenti assunti nei miei confronti dalla Diplomazia italiana sin dall'anno 1999, hanno condizionato il mio recente rimpatrio.Ritengo di aver subito e di subire ingiustizie. Tra le stesse, evidenzio il mancato rilascio (dalla metà del 2004) di un passaporto per il periodo di circa 30 mesi durante i quali ero costretto a soggiornare nella Repubblica del Tagikistan utilizzando come documento d'identità la fotocopia di un passaporto scaduto e timbrata dalle Autorità di un altro Paese europeo. Tale atteggiamento fu in seguito giustificato dal Ministero degli Affari Esteri, come uno sbaglio commesso in buona fede. Tuttora, non riesco a quantificare l'entità di tale buona fede se si considera che lo stesso Mae sconsigliava ai connazionali di viaggiare in quel Paese in quanto ritenuto a rischio. Un Ambasciatore italiano, forse con un eccessivo temperamento, mi ha descritto tali rischi con le seguenti parole: "Guardi che in Paesi come questo è un attimo prendersi una pallottola in testa". Il mio soggiorno sprovvisto di passaporto, non ha certo alleviato tali rischi. Anzi. In Patria, a causa di una delle suddette ingiustizie, non ho la possibilità di svolgere la mia professione o qualsiasi altra attività lavorativa, e sono quindi privo di alcun mezzo di sostentamento.Con una lettera aperta ai Candidati alle imminenti elezioni politiche, pertanto, ho dichiarato con coscienza di voler rinunciare alla cittadinanza italiana per poi stabilirmi nuovamente all'estero.Tale scelta è da me fatta a malincuore ed è resa ancor più amara dal fatto che alcune Istituzioni della mia Patria non sono in grado, o non hanno la volontà di tutelare gli interessi di un connazionale, condizionando lo stesso ad usufruire del suo diritto di non esserlo più.Secondo il DPR n. 362 del 18 aprile 1994, art. 11; il cittadino italiano può rinunciare alla cittadinanza qualora risiede o stabilisca la residenza all'estero. Stando alle leggi di quei Paesi presso uno dei quali la realtà che sto vivendo mi obbliga a stabilirmi, invece, la mia ammissione sul loro territorio finalizzata all'acquisizione della cittadinanza è valutata solo nel caso in cui io abbia già formalmente rinunciato alla cittadinanza italiana.Pertanto, chiedo il Suo cortese intervento affinché io possa rinunciare alla cittadinanza italiana ed ottenere lo status di Apolide, per poi stabilirmi in un Paese nel quale potrò usufruire di quei diritti fondamentali attualmente non concessimi né sul territorio della Regione presso i cui registri anagrafici sono iscritto, né sul territorio nazionale italiano.
Fiducioso di un Suo benevolo riscontro, porgo i miei più Cordiali Saluti.

Ivo Toniut

Posted by: Ivo Toniut | March 23, 2008 03:03 PM


Egregi Candidati I'm sorry for my english,
mi chiamo Ivo Toniut e grazie a molti di Voi, ho 45 anni buttati via.

Sin dall'età minore ho svolto attività lavorativa all'estero. Feci addirittura il tirocinio nel Golfo Persico presso una società di un Gruppo allora diretto da Romano Prodi. Scoppiò lo scandalo dei "fondi neri"-o se preferite tangentopoli- e ci mandarono tutti a casa. Tutti tranne quelli coinvolti nello scandalo. Continuai comunque a lavorare all'estero. Non saranno mica tutti corrotti, pensai. Ove la legge lo richiedeva, pagavo le tasse e versavo i contributi allo Stato italiano. In cambio, per circa 27 anni, non ho avuto diritto alla mutua. Solo per prestazioni ospedaliere urgenti, e questo solo per 30 giorni all'anno. Ossia solo se rischiavi di schiattare su un'ambulanza o le ossa eventualmente fracassate non ti permettevano di raggiungere il più vicino pronto soccorso. Superati i 30 giorni, in Italia, potevi morire ovunque ed in un qualsiasi momento che a nessuna delle vostre leggi importava più di tanto.
Ora sono in Italia. Purtroppo. Rimpatriato definitivamente anche, ma soprattutto, a causa di uno sbaglio commesso in buona fede (così dicono) dal Ministero guidato dal presunto comunista Sig. Massimo D'Alema.
Dopo quasi una vita vissuta all'estero mi scuso per il mio italiano, e con questa lettera cercherò di usare un linguaggio più comprensibile all'Italia di oggi. Quel linguaggio che quella Legge da molti di Voi vista e rivista nell'arco di più di 40 anni rende facoltativo anche a mezzi d'informazione come la Rai.
Comincerei pertanto con "stikazzi":
mio fratello morì all'età di soli 24 anni. Era un ragazzo in gamba e allora era responsabile, per conto di una impresa di costruzioni, della realizzazione di opere di sottofondazione in un cantiere del nord Italia. Il verdetto della perizia medico legale: overdose. Fu ritrovato la mattina seguente nel suo alloggio del cantiere con il setto nasale girato di 180 gradi e l'osso frontale sfondato. Nonostante mio fratello fosse destro, secondo la perizia cadde contro un calorifero dopo essersi iniettato con la mano sinistra una dose di eroina in un muscolo (non in una vena) del braccio destro. Prima di morire telefonò sia a me in Russia che a mio padre in Italia e, con molta preoccupazione, disse che qualcuno condizionava l'esecuzione delle sottofondazioni (pali) ad una lunghezza inferiore a quella prevista dal progetto. Secondo i medici ebbe una dolorosa agonia per molte ore. Tuttavia, le sottilissime pareti di quegli alloggi prefabbricati portarono i vicini a dire che non si accorsero di nulla. Alcuni ebbero anche la facoltà di non essere interrogati. Mio padre allora era appena andato in pensione. Lavorò quasi 45 anni, soprattutto all'estero, ammalandosi anche di malaria. Da giovane combattè come partigiano contro il nazismo. Lo Stato italiano lo ha ringraziato dandogli una pensione che, oltre a non essere stata sufficiente a seppellire il figlio, non permetteva di sostenere tutte quelle spese legali necessarie a far fronte ai pesci in faccia che gli davano ogni qualvolta si riservava il diritto di capire come morì il figlio. L'Italia, già allora mi nauseò. Partii nuovamente per l'estero, e decisi di non ritornarci mai più. Dovetti però ritornare in quanto le umiliazioni prese da mio padre lo indussero a suicidarsi. Umiliazioni che iniziarono dal momento della notifica della morte del figlio. Quanto segue sono parole di mio padre: "La mamma non stava bene e sono andato a fare la spesa. Dall'altra parte della strada si è fermata la macchina dei Carabinieri e dopo aver tirato giù il finestrino mi hanno chiamato e dato un foglio. "Toniut ***** è suo figlio? E' la notifica della morte." disse l'autista. Non fece in tempo a prendere il foglio di notifica in mano perchè cadde per terra, mentre i Carabinieri misero già la prima e se ne andarono. Con tutto il mio rispetto che ho sempre avuto ed ho per l'Arma dei Carabinieri, mi sento però in diritto di dire che in questo modo non si comunica nemmeno la morte di un maiale ad una scrofa. Da piccolo, passeggiando con mio padre nel paese trovai un portafoglio. Mio padre mi portò per mano sino alla Stazione dei Carabinieri ove denunciò il ritrovamento insieme a tutto il suo contenuto: una pensione appena riscossa. In Italia, più sei onesto, e più ti pigliano a pesci in faccia. Pesci in faccia che si danno anche ai morti:trattandosi di un suicidio, i Big del Vaticano si adoperarono in modo tale da non consentire la sua sepoltura nel cimitero comunale. Non era tanto per il rito cattolico. Mio padre era non credente, e se avesse potuto trasferire la Città del Vaticano su un atollo, lo avrebbe fatto. Il problema creato dalla politica vaticana consisteva nel fatto che la sua sepoltura lontano da casa comportava aggravi economici sui familiari, soprattutto nei confronti di mia madre. La sua pensione, sommata a quella di mio padre, non le consente di arrivare al 20 di ogni mese. Da allora passa la maggiorparte del tempo su un letto a causa di una depressione divenuta cronica. Alla data odierna, nessuno (io compreso), ha mai avuto il coraggio di mostrarle la foto del figlio dopo la morte. Sugli annunci funebri mia madre fece scrivere: morto dopo una faticosa giornata di lavoro.
Quanto sopra è solo una parte di ciò che gli elettori ottengono dopo averVi votato.
Gradirei qui di seguito sottoporVi ulteriori "stikazzi" che interessano soprattutto la diplomazia dei Governi presso i quali avete forte ambizione di poltrone:
nel 1998 lavoravo nell'ambito di un progetto commissionato dalla Tesoreria del Cremlino. Il mio datore di lavoro era una società di consulenza patrocinata da alcune autorità legate alla municipalità moscovita e diretta da un cittadino americano. Riferendosi ad un contenzioso tra la suddetta società e Committente, l'americano disse che non poteva pagarmi tre mesi del mio lavoro. Credendogli, aspettai la risoluzione del problema. Marzo 1999 e ancora niente da fare. L'americano, vantandosi sia della sua nazionalità, che delle amicizie anche nel mondo criminale, con molta arroganza e strafottenza (un classico americano), mi disse che se volevo i miei soldi potevo andare a chiederli direttamente al Consigliere del Cremlino Borodin che allora era al centro di una bufera politica che tutto il mondo conosce.Non ci pensai 2 volte ed il giorno seguente denunciai presso la Corte di Mosca l'insolvenza che lui aveva nei miei confronti. Automaticamente, e questo me lo aspettavo, la polizia municipale mi sequestrò il passaporto non permettendomi di estendere il mio permesso di soggiorno nel Paese. La Procura classificò il sequestro come illegale e notificò ciò anche all'Ambasciata d'Italia. 4 mesi e il passaporto era ancora sotto illegale sequestro. L'Ambasciata d'Italia, tuttavia, non volle intromettersi. Senza ombra di dubbio io sono molto più ignorante di alcuni di Voi, ma tale ignoranza mi permette però di ipotizzare che se a Roma la Polizia Municipale avesse sequestrato illegalmente il passaporto di un cittadino russo, e la Procura italiana notificato ciò all'Ambasciata russa, come minimo, un Funzionario di tale Ambasciata avrebbe già aperto a calci la porta dell'Ufficio del Sindaco di Roma e preso a schiaffi Veltroni o chiunque altro fosse accovacciato su quella poltrona. Noi no. Gli han preso il passaporto, e chi se ne frega. L'espulsione avvenne il giorno prima dell'udienza presso il Palazzo di Giustizia di Mosca. La facoltà di soggiornare nel Paese sino all'udienza sprovvisto di permesso di soggiorno, visto e passaporto, fu garantita da una lettera che lo stesso Borodin sottoscrisse. Lo stesso Console italiano a Mosca disse che: "ciò si determinò per volontà del cittadino americano, il quale stimolò una frivola corruzione affinchè alcuni rappresentanti della milizia del Sindaco sequestrassero illegalmente il mio passaporto per non consentirmi di estendere il mio permesso di soggiorno in Russia e quindi per non essere presente in tribunale come testimone d'accusa del cittadino americano". Morale della favola, mi ritrovai in manette su un aereo diretto a Fiumicino. Non fu tanto per me. Quello che più delude del disinteressamento diplomatco italiano, è il fatto che allora mia figlia aveva solo 5 anni e si ritrovò nell'arco di poche ore senza un genitore. Arrivai a Fiumicino senza nemmeno un gettone per telefonare. Per fortuna, tra i tanti italiani-tra loro anche un impiegato dell'Ambasciata italiana-che viaggiavano con me sull'aereo, c'era un giornalista russo dell' Izvestia che oltre a darmi 300mila lire mi accompagnò alla Stazione Termini. Appena arrivato in stazione mi sono subito reso conto di essere nuovamente in Italia. A quell'ora di sera sembrava il Bronx. Circa 50 casse ma una sola aperta. Una fila lunghissima, che insieme al suo puzzo, pareva cominciare da Piazza S. Pietro. Avevo già deciso di riespatriare nuovamente. Partii per un altro Paese extraeuropeo e cominciai a trovare la soluzione del problema espulsione. Il mio soggiorno era interdetto in tutti i Paesi dell'ex Unione Sovietica a tempo indeterminato. La Diplomazia italiana non mi aiutò più di tanto. Anche i diritti di una bambina di 5 anni non interessavano a molti di Voi. Questo il Mae lo mise anche per iscritto. Non poteva farci niente. Pertanto mi arrangiai da solo. Come si suol dire nel gergo di un ignorante come me che ha sì e no la quinta superiore, decisi di spalmare tutto e tutti sulle prime pagine dei giornali di quel Paese in cui mi recai dopo l'espulsione. Tenni una conferenza stampa in russo e invitai tutti, anche le Ambasciate. Tema: Red Mafia. La televisione di Stato si era intanto appostata davanti ai cancelli delle Ambasciate. Qualcuno il giorno dopo ha cambiato notevolmente umore. Avrei voluto vedere la faccia di quell'americano e dei suoi partner di affari (tra essi, inter alia, anche un finanziere italiano). Dall'Ambasciata a Mosca mi dissero che in questo modo non si aprono le porte. Ci vuole diplomazia. In questo modo Lei solleva solo dei polveroni, mi dissero per telefono. Interrottasi la comunicazione, finii di pisciare e tirai la catena. Il problema non era certo risolto, avevo solo cominciato a risolverlo. Quasi due settimane dopo la conferenza stampa, in Internet leggo che alcuni rivali politici di Borodin, con il patrocinio di un avvocato americano, hanno escogitato un trabocchetto. Ossia organizzarono l'invito di Borodin alla presentation di Bush. Lui vola e all'aeroporto Kennedy l'Fbi lo ammanetta su mandato internazionale di arresto. I suoi legali tuttavia si prodigarono per ottenere dalla giustizia americana la possibilità per Borodin di rispondere online sull'accaduto alle domande dei giornalisti. Ricevette circa 10mila domande. Rispose solo a 12 domande che insieme alle sue risposte vennero pubblicate su un sito appositamente aperto per l'occasione. Tre delle domande pubblicate erano le mie, anche se non sono un giornalista.
Pian pianino, continuai a risolvere il mio problema senza l'aiuto delle Autorità italiane. La cosa che io ritengo essere stata l'unica fatta dalle autorità italiane, penso sia stata quella di permettere che il mio nominativo, approfittando della vicenda giudiziaria moscovita, venisse segnalato alla Centrale Rischi della Banca d'Italia. Tra gli implicati in quella vicenda giudiziaria penso che quasi tutti avrebbero dovuto essere stati segnalati, tranne io. Addirittura il cittadino americano faceva girare capitali italiani anche alle Virgin Islands, Cipro and so on così come diceva, dice e dirà sempre quel farabbutto americano. Dopo essermi fatto un mazzo come una casa per quasi 30 anni all'estero, io non posso aprire un conto corrente, non posso avere un bancomat, non posso pagare l'acquisto di un biglietto aereo e lasciamo perdere un mutuo casa che diventerebbe fantascientifico. Senza un conto corrente, se Voi ne siete al corrente, in Italia, non solo è difficile, ma è quasi impossibile trovare lavoro. Scusatemi ma, dopo "stikazzi", uno comincia davvero a pensare che l'Italia è una colonia degli Usa. Un extracomunitario invece, sbarcando in Italia clandestinamente da un canotto, passa dal Vaticano a farsi una bevanda calda, ritira il suo permesso di soggiorno alla Questura e, insieme al suo amico che vende le noci di cocco sulla spiaggia va in banca a firmare il mutuo casa 100%. Giorni fa alla radio ho sentito Berlusconi che diceva: "Sarò anziano ma non sono rincoglionito". Qualcosa del genere. Non ho fatto in tempo a sentire a chi si rivolgeva. Suppongo ad un coglione. Solo un coglione può permettersi di dare del rincoglionito ad uno che è tra i 50 uomini più ricchi del mondo. Anche io però, anche se sono disoccupato per colpa di molti di Voi e non ho il becco di un quattrino, non mi ritengo nè coglione nè rincoglionito.
Terminato questo giro di rincoglionimento, gradirei sottoporVi altri "stikazzi" che io oserei classificare "stikazzi" con la kappa maiuscola:
dopo l'operazione "mani pulite" telecomandata non certo da Di Pietro, io e molti altri italiani impegnati a lavorare all'estero nel settore costruzioni ci siamo trovati a spasso. Trovavi qualcosa, ma ti pagavano poco. Nel 2001, dopo l'11 settembre, per arrotondare, decisi di andare in Aghanistan come interprete, se così si può dire. Nonostante i pericoli di quel Paese, devo però dire che non ho avuto i grattacapi che ho avuto rimpatriando nell'Italia di Prodi e D'Alema. Dopo aver lavorato 2-3 mesi in Afghanistan partii alla volta del Tagikistan senza visto di entrata. Anche lì il mio ingresso era vietato. Negli ultimi anni, grazie alla diplomazia di D'Alema, ho imparato a girare il mondo anche senza passaporto. Il visto d'entrata sarà una scemata, pensai. Sull'elicottero mi accorsi che in una tasca del mio giubbotto che prestai il giorno prima ad un afghano, c'era un pane di hashish grosso come una mela. Preoccupandomi dell'imminente atterraggio, dissi all'equipaggio militare di aprire il portellone per buttarlo via. I piloti non li ho disturbati. Ho chiesto al terzo che stavo dormendo. Con un gesto della mano mi fece capire che alla dogana di Dushanbè se ne sbattono tutti le balle. "Lo butti all'aeroporto" mi disse. In effetti, atterrato a Dushanbè, nemmeno il cane lupo dell'antidroga fece finta di accorgersi. Intanto che mi spalmavano il visto d'ingresso sul passaporto italiano, andai alla toilette e lo buttai. In Tagikistan, il destino volle che io coordinassi una Ong che prestava servizi logistici nel nord dell'Afghanistan. Inoltre, che aprissi un sito web al quale anonimamente chiunque poteva segnalare qualsiasi cosa inerente al narcotraffico. Sul feedback c'era pure scritto che le informazioni, dopo essere state valutate da qualcuno, venivano pagate nella maniera e nel posto più conveniente al segnalatore. Tra le tante segnalazioni, anche se molte venivano logicamente intercettate, c'è ne fu una che poi in seguito aiutò ad arrestare il Capo dell'Agenzia dell'antidroga tagika Gaffur Mirzoev. Sta tuttora scontando l'ergastolo nel carcere del Kgb. Quasi 140 articoli del Codice Penale. Tranne corruzione e traffico di droga. Nel tempo libero gestiva un Casinò che fungeva anche da Casinò senza l'accento sulla o. La segnalazione che sconvolse questa mia attività umanitaria non profit fu però inerente al Capo della Dogana di Dushanbè, un Procuratore dei Trasporti e a uomini imparentati con il Governatore della Banca di Tagikistan, ossia l'uomo più ricco del Tagikistan. In 4 e quattr'otto mi sbatterono in galera. Una cella di nemmeno otto metri quadri, a volte 7 persone anche malate di tubercolosi ed un secchiello senza coperchio come toilette point. La mattina a turno si andava a svuotarlo nel cesso dei capi. L'urina la svuotavi facilmente, il resto che si appiccicava alle pareti dovevi toglierlo con le mani. Poi, se volevi, ti toglievi il grosso con dei vecchi giornali pieni di caccate di topo e te le risciacquavi nel lavello dove i carcerieri si lavavano i piedi prima della preghiera musulmana. In cella dovevi pisciare in ginocchio alla musulmana. Mi spiegarono che eventuali schizzi di urina erano molto offensivi per la loro vera. Ogni tanto venivano in cella trafficanti di qualche chilo, e il giorno dopo al loro posto ci sbattevano dei ragazzini che in cambio di qualche centinaio di dollari dati ai familiari scontavano delle pene che la Procura dei Trasporti organizzava essere non più di 6 mesi. Massimo un anno, se l'ammontare delle mazzette non consentiva i sei mesi. Intanto l'Osce organizzava tornei di mini football. Il diplomatico Osce addetto ai Diritti dell'Uomo era pure italiano. Non gli fecero mai vedere le prigioni. Anche lui comunque, non si è mai preoccupato di guardarle nemmeno con il binocolo. Per far sapere a qualcuno che ero lì, ho dovuto fare lo sciopero della fame e della sete per dieci giorni. "Io schiatto, e tu subito dopo" dicevo sempre al Procuratore che mi veniva a trovare in cella con il suo sorriso da iena. Arrivò l'Ambasciatore italiano. Quel Procuratore gli chiese 25mila dollari in cambio della mia liberazione. Una mazzetta, per le brevi-così come classificò in seguito anche la BBC. L'Ambasciatore non gliela diede ovviamente. Non solo prenderla è un reato, ma anche darla. Dopo vari trasferimenti qua e là, al sesto mese mi liberarono grazie anche all'intervento di Margherita Boniver (che ringrazio tuttora), ma soprattutto per l'intervento svolto dal Kgb locale. Dopo la liberazione non riuscivo ad uscire dal Paese. La Procura continuava ad imbastire accuse, minacciarmi, sottopormi a soggiorni obbligati, ma soprattutto, più avanti, il Ministero guidato da D'Alema, mi negava il rilascio di un passaporto. Dopo tre anni in questa situazione, mi riservo il diritto di dire pubblicamente che in effetti mi ero proprio rotto i coglioni. I diplomatici tedeschi, che erano competenti degli italiani in Tagikistan, mi dicevano che la diplomazia italiana ogni volta che veniva a Dushanbè non aveva tempo di discutere sulla questione. L'attenzione della nostra diplomazia era diretta soprattutto ad un costruttore italiano che divenne già famoso in Italia durante l'operazione "mani pulite". Costruiva un ponte al confine con l'Afghanistan per la Difesa americana e a Dushanbè il Palazzo della Nazione. Un appaltone da circa mezzo miliardo di dollari. Tuttora gli uomini del Kgb stanno diventando pazzi per capire dove il loro Paese abbia preso tutti quei soldi. Addirittura una volta uno di loro venne da me e mi chiese se sapevo qualcosa. Gli risposi che quello che so io è anche pubblicato in Internet su molti siti. Roba pubblica, risposi. "Eh sì, ho capito disse lui, ma è tutto scritto in italiano". Visto e considerato che loro insieme alla Boniver furono gli unici che mi aiutarono ad uscire di galera, contraccambiai facendo un giretto in Internet per scaricargli delle informazioni pubbliche. "Mani pulite" le trovai pure in russo su vari siti. Ad esse ci aggiunsi la lunga lista dei lavori eseguiti dal nostro costruttore per la municipalità di Mosca, e per finire il collage, ci schiaffai dentro pure la fotocopia di un articolo di un giornale locale inerente la visita Di Pietro in veste di Parlamentare presso il Parlamento tagiko che è appunto presieduto da colui che decide a chi appaltare quasi tutti i lavori da eseguirsi a Dushanbè (oltre ad essere Presidente della Camera alta è anche Sindaco della capitale tagika). Non riuscii invece a trovare la foto di quando lui si abbracciava con il suo omonimo moscovita. Quando gli diedi questo collage tutto colorato, quello si è messo a ridere. C'è da piangere, gli ho risposto.
Non sapendo più a chi rivolgermi per poter uscire da quel Paese, dopo 3 anni, iniziai a bombardare di s.o.s. elettronici la Vostra sede di lavoro: il Parlamento, quello che è sempre più somigliante ad un pentagono della giurisprudenza. Molte vicende degli ultimi anni, fanno addirittura pensare che tra le due Camere di tale pentagono se ne sia aggiunta una terza con il tacito consenso di molti di Voi. Mi riferisco alla camera media presieduta dagli interessi dello Stato Vaticano. Tra le migliaia di persone che hanno lottato per una poltrona in Parlamento, promettendo per questo mari e monti a tutti, solo un Deputato (UNO SOLO!) prese in considerazione la mia disperata richiesta di aiuto: l'On. di Forza Italia e Vicepresidente dell'Associazione "Azzurri nel Mondo", Dario Rivolta.
Molti di tutti gli altri sono forse impegnati a discutere di spazzatura, SMS pre e post nuziali, delle balle della marianna di Scaramella o di quelle pillole che alcuni vorrebbero ingoiare dopo aver trombato sotto l'effetto di alcolici senza preservativo. A tal proposito Vi immaginerei tutti più vincitori se accompagnaste i Vostri comizi preelettorali con una grande foto di un preservativo e con lo slogan "Noi trombiamo così!".
Pur esprimendo la mia sincera gratitudine a Dario Rivolta per aver cortesemente interpellato sull'ignobilissima questione Massimo D'Alema, gradirei però sottolineare che sia in passato, che tuttora, più che un Azzurro nel mondo, mi fate sentire un azzurro nella cacca fino al collo. In veste di Rosso anzichè Azzurro, invece, la cacca è arrivata fin sopra i capelli.
D'Alema delegò a rispondere il suo Vice dei Valori, Sig. Franco Danieli. Valori che io ho provato a cercare anche nel Myanmar con il lanternino, ma non sono riuscito a trovare. Nella risposta, oltre a dire per le brevi che io sono un delinquente e per questo si è chiesta clemenza ai tagiki, e a riportare traduzioni di giornali tagiki che se non scrivono quello che gli ordinano li chiudono in galera insieme a tutta la redazione, il Viceministro Franco Danieli fa la seguente premessa:
"La vicenda del signor Ivo Toniut è seguita da questo ministero dal 1999, allorché il connazionale, residente a Mosca, fu espulso dalla Russia per violazione delle norme sulla permanenza dei cittadini stranieri."
A tale premessa, premesso che i motivi dell'espulsione sono quelli riportati precedentemente in questa lettera, vorrei rispondere con quanto scrittomi e firmato dal Capo Ufficio IV del Mae:
"Si appreso che la vicenda giudiziaria nella quale Lei era implicato, è alla base della Sua espulsione dal Paese".
Mi spiego meglio: dall' interno della stessa struttura (Farnesina) vengono rese pubbliche due informazioni sullo stesso argomento ma esattamente contrarie l'una con l'altra.
Ritorniamo in Italia che non è certo meno povera di "stikazzi":
trovandomi in questa critica situazione e disoccupato, ho provato pure a pensare di fare il volontario nell'Esercito. Mi han detto però che ho superato l'età. Da una parte è giusto che sia così. Soldi che aggravano meno sulle tasche dei contribuenti. Guardate per esempio l'Afghanistan. L'Isaf è là da quasi 7 anni e la produzione d'oppio non si è declinata di un solo grammo.Tra Tagikistan e Afghanistan, ogni anno ci buttano in Europa un qualcosa come 500 tonnellate d'eroina. Intanto i capi dei terroristi concedono regolarmente interviste ad una televisione araba. In prossimità delle elezioni, in qualità di elettore, e quindi per capire il punto di vista che la politica italiana ha in merito alla questione, ho chiesto anche all'Italia dei Valori. Tra la tanta corrispondenza elettronica intercorsa, cito il messaggio inviatomi che ritengo per il suo oggetto, il più saliente:
"Una palpatina in cambio di una ricarica da 10 Euro: tra ragazzini della scuola media."
Io chiedo il loro punto di vista circa 500 tonnellate di eroina, e un Partito che ambisce un posto al Governo, mi risponde con delle presunte palpatine che ragazzini, magari giocando, si danno sull'autobus della scuola.
A tal proposito, gradirei porgerVi una domanda che ho formulato in modo tale da garantirVi anche la facoltà di non rispondere: Qual'è l'inesistente differenza tra una certa politica e un circo?
Giorni fa, stanco di cercare invano lavoro nella mia regione, ho preso il treno per fare una ricerca in altre parti d'Italia. Dove abito io, se non sei extracomunitario, preferibilmente giovane e clandestino, i datori di lavoro non ti cagano neanche di striscio. Costi alti, qualcuno mi ha spiegato. Servono inoltre agganci con dei Cardinali. Prima gli davi quello che volevi o potevi, adesso ti piombano in casa come la Guardia di Finanza. Offerta di 70 euro, c'era scritto su un foglio tutto colorato che il Prete tirò fuori dalla borsa. Quel giorno alcuni mie conoscenti avevano in casa solo 2 pezzi da 50 e il Prete non aveva il resto. Gliene diedero 50. Mica ringraziò. "Quando passa dalla Parrocchia mi porta il resto" disse all'imperativo. Sulle pareti di una toilette ultrazozza del treno, ho letto: "Vota per loro". Una freccetta indicava gli escrementi lasciati sul pavimento da un clandestino che forse, grazie all'appello lanciato dalla Santa Sede al Sindaco di Roma, è riuscito a sistemarsi come operatore ecologico nelle Ferrovie dello Stato. Subito non ci ho pensato, però poi, dopo aver pisciato tra le rotaie, e tirandomi su in fretta e furia la cerniera dei pantaloni a causa del puzzo che dobbiamo sorbirci ogni volta che paghiamo un servizio di stampo statale, mi son chiesto a che cosa serve votare. Riflettendoci su, mentre ritornavo nello scompartimento dove erano già sedute due avvenenti neocomunitarie in minigonna scortate dal loro datore di lavoro albanese, ho tirato le somme: andrei alle urne solo nel caso in cui il voto consistesse nel dare tante "mazzate" sui denti. Colui che riceverà meno "mazzate", sarà il vincitore.
Per evitare di essere frainteso come colui che fa di tutta un'erba un fascio, e per dimostrarVi che la mia dignità non ha niente da invidiare alla Vostra, vorrei qui di seguito riportare i nomi di quei politici che nella Vostra giungla sono emersi nei miei confronti come esseri umani. Li cito in ordine alfabetico. I loro colori politici non mi interessano. Io non mi occupo di politica.
1) Boniver Margherita
2) Cappato Marco
3) Rivolta Dario

Alla luce della mia situazione espostaVi con questa lettera, con molta coscienza, dichiaro di voler usufruire del mio diritto di rinunciare alla cittadinanza della Repubblica Italiana.

Distinti saluti.
Ivo Toniut
11 marzo 2008

P.S. : Chiedo cortesemente a tutti coloro che avranno occasione di leggere questa lettera-se eventualmente interessati-di supportare il mio espatrio definitivo sostenendo per ciò una colletta a favore delle mie spese di viaggio.Grazie.

Posted by: Ivo | March 12, 2008 03:24 PM


Tajikistan, il Kingdom della Transparency International

Nel nuovo assetto mondiale post 11 settembre, migliaia di tonnellate di eroina provenienti dall'Afghanistan e dal Tagikistan hanno causato piu' di 200mila morti in Europa e in Russia. L'Europa non se ne accorge.

L' esercito narcoafghano, con la complicità di quello tagiko, anche quest'anno ha predisposto decine di miliardi di dosi d'eroina per il fronte euro-russo.
Secondo fonti del rinnovato Kgb tagiko, oltre 560 tonnellate di eroina pura (circa l'80% della produzione afghana di quest'anno), transitando dal Tagikistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan -"rotta del nord"- si recano sul nuovo fronte della guerra fredda per mietere decine di migliaia di vittime e colpire duramente lo strato socioeconomico euro-russo.
Intanto in Bielorussia, Ucraina e Russia, il numero dei tossicodipendenti da eroina afghana ha superato l'allarmante numero di 5 milioni. In Europa, nonostante la tossicomania sembra calare sia in Francia che in Gran Bretagna, il numero dei tossicomani è mantenuto costante dai nuovi consumatori dell'est; soprattutto in Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia. Ben 9 milioni sono i clienti vittime dei narcobaroni della rotta del nord.
Il valore liquido delle vendite al dettaglio dell'eroina tagliata, stimato assumendo una percentuale di purezza del 40% e un prezzo minimo di 100 dollari al grammo, è nell'ordine dei 135-150 miliardi di dollari. Questi sono i tragici proventi della "rotta del nord". Ancor più tragici se si sommano quelli legati al traffico delle droghe leggere. Un giro di affari che pare aumentare in proporzione all'influenza militare Usa in Afghanistan.
Ma chi governa veramente questo traffico?
Nell'ottobre del 2001 partii per l'Afghanistan ed il Tagikistan in qualità di interprete e giornalista freelance e, giunto sul posto, una fatale curiosità mi spinse a cercare una risposta a questa domanda. Nel febbraio del 2002 creai una Ong che fu autorizzata a svolgere attività di spedizioniere per i convogli umanitari internazionali diretti in Afghanistan e transitanti dal Tagikistan. Tale Ong siglò un memorandum di collaborazione con il Ministero delle situazioni di emergenza tagiko che era delegato appunto a coordinare gli aiuti internazionali destinati sia al Tagikistan che all'Afghanistan. Il Ministero era allora guidato dal Generale Mirzo Ziyoev, uno dei leader dell'opposizione durante la guerra civile che, tra il 92 e il 97, causò in Tagikistan più di 50,000 morti. Ziyoev, oltre ad essere accusato di avere strette relazioni con vari gruppi islamici radicali della regione, veniva indicato dai servizi segreti come importante figura nel traffico internazionale di droga. A metà del 2002 aprii un sito internet a cui chiunque poteva inviare anonimamente informazioni sul traffico di droga. La mia iniziativa fece rizzare le orecchie al controspionaggio tagiko, e il suo capo, sottoponendomi ad una interrogazione, mi fece capire che la maggiorparte delle segnalazioni sarebbero state comunque intercettate e occultate dai servizi americani. Una curiosità che mi ha reso protagonista di un'odissea giudiziaria, catapultandomi in un incubo vissuto in carcere e poi come ostaggio per 4 anni delle istituzioni corrotte dai baroni della droga.
Una curiosità inappagabile perché ostacolata dal controllo di uomini di governo e procuratori corrotti, perché dietro vi sono interessi finanziari secondi solo a quelli del petrolio e degli oleodotti, perché la connivenza di politici, potentati d'affari, criminalità e membri dei servizi segreti corrompe il ruolo delle istituzioni statali - inclusi gli eserciti.
Secondo il Dipartimento di Stato americano "i proventi della droga afghana supportano i talebani e i loro attacchi terroristici contro gli Usa, i loro alleati e il Governo afghano". A prescindere dal fatto che diversi studi, inclusi quelli di Alfred Mc Coy (Drug fallout: the CIA's forty years complicity in the narcotics trade), attribuiscono alla CIA un potente ruolo nel riciclaggio dei narcodollari, e che molti media omettono di far conoscere al mondo che il regime Talebano fu l'unico -con la collaborazione ed il supporto dell'Onu- a declinare del 90% la coltivazione dell'oppio; "Il traffico di droga è aumentato di 15 volte dopo l'arrivo degli americani in Afghanistan". Questa è la constatazione dell'ex Vice Primo Ministro del Tagikistan con delega ai servizi e rilevante figura nella nomenklatura dell'ex Kgb sovietico: il Generale Zukurov. Una dura e amara constatazione ufficializzata nel 2004 senza troppi peli sulla lingua alla presenza di 007 americani, i quali, dal fatidico 11 settembre, pare che siano protagonisti di straordinarie coincidenze avvolte da una cortina di fumo. Si dice che "Gli Usa sono i principali sostenitori di un'enorme manovra per liberare l'Afghanistan dall'oppio..." tuttavia, negli ultimi 6 anni, la superpotenza guidata da Bush non ha impedito all' Afghanistan di divenire il primo produttore mondiale di eroina (circa il 92% della produzione globale), scavalcando il "Triangolo d'Oro" di Laos-Thailandia-Birmania e consolidando la sua pool position nell'economia mafiosa internazionale. Più che una constatazione (supportata anche dalle analisi dell'Onu), quella di Zukurov è una beccante allusione all’operazione militare statunitense "Enduring Freedom" scattata il 7 ottobre 2001 e mirata a sconfiggere i talebani e catturare Osama bin Laden e i cervelli di al Qaeda. Purtroppo, sempre per un'amara coincidenza, le strategie militari Usa, anziché annientare le ricchezze del terrorismo che hanno connessione con il traffico di droga, hanno scatenato un allarmante sviluppo dell'economia illegale dell'Afghanistan e delle confinanti repubbliche ex sovietiche - Tagikistan in primo piano. Tra i marciumi istituzionali di questo Paese spicca il fetore di due ex capi della Procura dei Trasporti: Mukhabbatov e Nazimov. Chiedevano la pena di morte per i piccoli trafficanti per non accorgersi dei quintali che regolarmente venivano spediti in Europa via treno, camion e aereo. Sempre ligi al proprio dovere nella Giustizia di questo Paese, continuano ad essere uno dei "talloni di Achille" dell'antidroga. Voci di corridoio dicono che Nazimov ebbe addirittura un incontro con il terrorista ceceno Shamil Bassayev durante un suo viaggio nell'Asia centrale. L'Ong che coordinavo, collaborava con la Comunità dell'Ossezia in Tagikistan. Circa mille persone, molte delle quali originarie di Beslan. Io stesso fui dai suddetti procuratori incarcerato 5 mesi per aver consentito al Kgb locale di sgominare una banda di criminali che, con la complicità della dogana e di una società di Dubai, importò in Tagikistan 540 tonnellate di zucchero sottoforma di "aiuto umanitario per l'Afghanistan", e scavalcando quindi tutti i dazi doganali. La dogana di Dushanbè era allora diretta da Ganiev. Un personaggio di tutto rispetto in Tagikistan per aver contribuito allo sdoganamento di miliardi di "aiuti umanitari" internazionali i cui beneficiari potevano, dopo lo sdoganamento, vantarsi di acquistarli a prezzo modico nei bazaar di Dushanbè e Kabul. Con gli introiti della vendita dello zucchero (circa 700mila dollari) sul mercato locale, gli "importatori" avrebbero dovuto distribuire regalini vari a doganieri, procuratori, guardie di frontiera... e presumibilmente anche al "Governatore" della Banca di Tagikistan che, per una stranissima coincidenza, oltre ad aver chiuso un occhio sull'importazione dell'ambiguo "aiuto umanitario", aveva una figlia felicemente sposata con colui che curava tale importazione e che gestiva la società di Dubai: Shukrat Saidov. Nelle banche di Dubai gira circa il 40% dei narcodollari. Shukrat si mise già in evidenza in passato quando per vari motivi si ritrovò a Mosca nei pressi della Lubyanka con una valigetta contenente un milione di dollari in contanti. Grazie al mio arresto in una cella di neanche otto metri quadri ove quattro, cinque, e a volte sei detenuti pregavano Allaah 24 ore su 24, gli "importatori-esportatori" riuscirono a portare a termine quanto pianificato. Anche le prove della mia innocenza fornite ai magistrati dal Kgb, non riuscirono a liberarmi. Non potrei dimenticare le parole del procuratore Mukhabbatov quando al momento della mia incarcerazione promise ad un giornalista (nb) di rispettare nei miei confronti tutti i dirtitti dell'uomo. Un suo rispetto dimostrato mettendomi in una cella con detenuti affetti da tubercolosi e con servizi igienici sostituiti da un secchiello di plastica senza coperchio che si doveva svuotare a turno di primo mattino. Anche l'avvocato mi fu negato per tre mesi sino a quando, dopo 10 giorni di sciopero della fame e della sete, riuscii ad ottenere un incontro in carcere con l'Ambasciatore italiano al quale il procuratore Nazimov ebbe la spudoratezza di chiedere una mazzetta da 25mila dollari in cambio della mia liberazione. Mi ammalai inoltre di broncopolmonite senza ricevere nemmeno un'aspirina, forse non prevista dai diritti dell'uomo di Mukhabbatov. Questi sono gli uomini che combattono il traffico di droga. Tra essi è doveroso non dimenticare l'investigatore capo della Procura Generale Khasanov, protagonista di un'estorsione nei miei confronti, oltre ad avermi minacciato di morte mostrandomi la sua pistola. Un essere abominevole che depistava tutte le inchieste per riempire le prigioni tagike di innocenti e le istituzioni di delinquenti, e che mise il suo zampino sottoponendomi per tre anni, dopo la mia liberazione, ad un soggiorno obbligato nel Paese e a costanti minacce. Con questi uomini il Tagikistan combatte il narcotraffico che sta uccidendo centinaia di migliaia di esseri umani nel continente Europa. Il Ministero dell'Interno, altro tallone d'Achille dell'antidroga, è invano controllato dal Presidente del Comitato Olimpico tagiko, il quale, svolgendo la sua attività sportiva a bordo di una Jaguar superblindata scortata da una Jeep carica di uomini armati, per ogni evenienza, ha sempre una pistola Beretta nella cintura dei pantaloni.
Nell'ottobre-novembre del 2001, sempre in coincidenza con l'inizio delle operazioni militari Usa in Afghanistan, secondo l'ex capo dei servizi segreti talebani Mullah Khaksar, 2 milioni e mezzo di contadini hanno sparso sementi da papavero su un'area di circa 65.000 ettari (66.394 secondo l’Ufficio delle nazioni Unite contro la Droga e il Crimine - UNODC) resa improduttiva l' anno precedente dai talebani, dai suoi uomini.
Prima della guerra sovietico-afghana, la produzione d'oppio era minima, quella dell' eroina quasi inesistente. Si dice che l' economia afgana basata sulla droga fu un progetto minuziosamente concepito dalla CIA per fare dell' oppio la forza economica dei movimenti islamici afghani. Nel 1995, infatti, l'ex Direttore delle operazioni della CIA in Afghanistan, Charles Cogan, ha ammesso che gli Usa avevano in effetti sacrificato la lotta alla droga per la Guerra Fredda. Una Guerra Fredda rinnovatasi con disastrose perdite nel nuovo assetto mondiale post 11 settembre. Dall' inizio delle operazioni militari Usa in Afghanistan, secondo il quotidiano online Pravda.ru, l'eroina afghana uccide in Russia 70.000 persone ogni anno.
"Nell’aprile 99 sottoposi una dettagliata relazione sulla coltivazione dell’oppio e le relative connessioni con al-Qaeda ai diplomatici americani Mekillwein (J. Peter McIllwain) e Markeze (Gregory Marchese)", mi disse Mullah Khaksar alla fine del 2001 a Kabul. "Per annientare il narcopilastro economico di al-Qaeda e la sua influenza sui contadini afghani è indispensabile passare dalla produzione dell’oppio a quella di colture alternative", sottolineò Khaksar. "Nella mia relazione evidenziavo la necessità dell’Afghanistan di un aiuto finanziario pari a 10 miliardi di dollari per lottare contro l’oppio e convertire i contadini a colture lecite, e la CIA mi rispose offrendomi 5 milioni di dollari in cambio di bin Laden", aggiunse Khaksar nervoso. "Da allora mi sento solo un nome nella lista nera dei signori della droga", concluse con un sorriso di rassegnazione che io percepii allusivo a ciò che in effetti è accaduto. Khaksar è stato infatti assassinato dai killer dei baroni.
Dal 7 ottobre del 2001 non è stata sradicata una sola piantina di oppio; non è stato annientato un solo laboratorio da campo per la raffinazione dell'eroina; non si è fatto nulla, o quasi, per convertire i contadini afghani a coltivazioni lecite. Il giro di affari coinvolge, per la prima volta, tutte e 34 le province afghane; l'area coltivata ad oppio aumenta di circa il 50% ogni anno. Ettari coltivati: 198.000! Dal 2001 ad oggi, la produzione dell’oppio è aumentata piu'di 35 volte!!! Le quantita' intercettate dalle agenzie antidroga dei paesi limitrofi e' pero' costante: 1-1,5%, 5-8 tonnellate. Una costanza contraccambiata da supermazzette che, stando a quello che occasionalmente sentii dire da agenti dei servizi americani in stato di ubriachezza (Trent S. e "Vova" Tumanov), vedono come beneficiari anche capi di stato.
Gli Usa, comunque, a testa alta, continuano ad incrementare la loro influenza nell'Asia Centrale attuando programmi di sviluppo socioeconomico che hanno già dato i loro primi frutti. Infatti, alcune delle Repubbliche centroasiatiche vantano i primi posti nella Hit Parade della Transparency International. Nel gergo dell'Fsb russo tali programmi sono chiamati "programmi alla George Soros". Nei primi 9 mesi del 2007, secondo fonti ufficiali, l'Agenzia dell'antidroga del Tagikistan ha sequestrato 278 chili-81 grammi di eroina e 329 chili-210 grammi di oppio. 81 grammi?...quando fra poco si dovrà parlare di circa 1000 tonnellate. Alcune organizzazioni americane hanno aiutato economicamente la Guardia di Frontiera tagika per potersi sbarazzare dell'esercito russo che controllava severamente la frontiera tagika-afghana. Diverse organizzazioni internazionali e Ong, utilizzando i narcodollari riciclati, si limitano a donare una coperta e un sacco di farina al contadino che coltiva morte; affrontano il problema dell'oppio afghano cosi' come recentemente una Ong europea affrontava in Chad il problema del traffico di bambini. Gli aiuti umanitari sono distribuiti irrazionalmente perche' condizionati da dipendenti pubblici corrotti. I circa 9 miliardi di dollari stanziati per lottare contro l'oppio afghano, sono andati in fumo. Se nel 2005 i laboratori da campo per la raffinazione dell'eroina erano stimati essere 39 unità, nel 2007 hanno raggiunto le 258 unità. L'eroina viene impacchettata con confezioni colorate-ogni colore indica il paese di destinazione.

Ma allora, chi c'è dietro questo "business"? E' facile saperlo, ma impossibile scovarlo.

In Internet ho trovato i seguenti commenti che consentono di aprire gli occhi al riguardo:

1) Since Noriega was removed in Panama by a USA invasion in 1991, drug trafficking through Panama is estimated to have doubled.
2) Since Aristide was restored as president of Haiti by a USA invasion in 1994, drug trafficking through Haiti is estimated to have tripled, and now accounts for 15% of all drugs that enter the USA.
3) Since the Taliban have been removed by the USA, Afghanistan has returned to be the main producer of drugs in the world.

L'Asia centrale è un mondo nel quale annegano mille curiosità. Tra le mille, voci di corridoio italiane fanno emergere lo stanziamento di ben oltre US$ 12 milioni della Difesa americana per la costruzione del ponte sul fiume Pianj che divide il Tagikistan dall'Afghanistan. Un ponte necessario a rafforzare l'economia dei due Paesi. I criteri di assegnazione dell'appalto sono stati indirizzati ad una impresa di costruzioni italiana che durante l'operazione "mani pulite", stando ai sospetti dell'allora Magistrato Antonio Di Pietro, poteva avere legami con Cosa nostra. La povera Repubblica tagika, con la sua debolissima economia legale, ha inoltre potuto sborsare quasi mezzo miliardo di dollari per la costruzione della nuova sede di lavoro del suo Presidente, che è stata appunto appaltata alla stessa società italiana che fu nel mirino di Antonio Di Pietro.

...l'europarlamentare Marco Cappato spiega: credo che le "problematiche" che impediscono ai contadini afghani di coltivare l'oppio legalmente sono tutte nella contrarietà politica dei governi occidentali.

Note:
L'ex capo dell'Agenzia dell'antidroga tagika sta scontando l'ergastolo per reati previsti da quasi tutto il codice penale tagiko, tranne che per corruzione o traffico di droga.

Dopo lo sfascio dell'Unione Sovietica, in Tagikistan sono stati uccisi 27 giornalisti. Altre fonti dicono 52.

Posted by: Pinco Pallino | February 17, 2008 10:11 AM



DEAR FRIENDS,GIVE A LOOK AND MAKE YOUR ACTION. THANK YOU.

http://ivotoniut.bloog.it/le-mie-lettere.html

Posted by: Ivo Toniut | January 13, 2008 06:46 PM


A G G I O R N A M E N T O

Eroina afghana: un'arma tra le più spietate della rinnovata guerra fredda
Nel nuovo assetto mondiale post 11 settembre, migliaia di tonnellate di eroina hanno causato piu' di 200mila morti in Europa e in Russia

L' esercito narcoafghano anche quest'anno ha predisposto decine di miliardi di dosi d'eroina per il fronte euro-russo.
Secondo fonti del rinnovato Kgb tagiko, oltre 560 tonnellate di eroina pura (circa l'80% della produzione afghana di quest'anno), transitando dal Tagikistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan (la cosiddetta "rotta del nord") si recano sul nuovo fronte della guerra fredda per mietere decine di migliaia di vittime e colpire duramente lo strato socioeconomico euro-russo.
Intanto in Bielorussia, Ucraina e Russia, il numero dei tossicodipendenti da eroina afghana ha superato l'allarmante numero di 5 milioni. In Europa, nonostante la tossicomania sembra calare sia in Francia che in Gran Bretagna, il numero dei tossicomani (4 milioni circa) è mantenuto costante dai nuovi consumatori dell'est; soprattutto in Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia. Ben 9 milioni (!) sono i clienti vittime dei narcobaroni della rotta del nord.
Il valore liquido delle vendite al dettaglio dell'eroina tagliata, stimato assumendo una percentuale di purezza del 40% e un prezzo minimo di 100 dollari al grammo, è nell'ordine dei 135-150 miliardi di dollari. Questi sono i tragici proventi della "rotta del nord". Ancor più tragici se si sommano quelli legati al traffico delle droghe leggere. Un giro di affari che pare aumentare in proporzione all'influenza militare Usa in Afghanistan.
Ma chi governa veramente questo traffico?
Nell'ottobre del 2001 partii per l'Afghanistan ed il Tagikistan in qualità di interprete e giornalista freelance e, giunto sul posto, una fatale curiosità mi spinse a cercare una risposta a questa domanda. Una curiosità che mi ha reso protagonista di un'odissea giudiziaria, catapultandomi in un incubo vissuto in carcere e poi come ostaggio per 4 anni delle istituzioni corrotte dai baroni della droga.
Una curiosità inappagabile perché ostacolata dal controllo di uomini di governo e procuratori corrotti, perché dietro vi sono interessi finanziari secondi solo a quelli del petrolio e degli oleodotti, perché la connivenza di politici, potentati d'affari, criminalità e membri dei servizi segreti corrompe il ruolo delle istituzioni statali - inclusi gli eserciti.
Secondo il Dipartimento di Stato americano "i proventi della droga afghana supportano i talebani e i loro attacchi terroristici contro gli Usa, i loro alleati e il Governo afghano". A prescindere dal fatto che diversi studi, inclusi quelli di Alfred Mc Coy (Drug fallout: the CIA's forty years complicity in the narcotics trade), attribuiscono alla CIA un potente ruolo nel riciclaggio dei narcodollari, e che molti media omettono di far conoscere al mondo che il regime Talebano fu l'unico -con la collaborazione ed il supporto dell'Onu- a declinare del 90% la coltivazione dell'oppio; "Il traffico di droga è aumentato di 15 volte dopo l'arrivo degli americani in Afghanistan". Questa è la constatazione dell'ex Vice Primo Ministro del Tagikistan con delega ai servizi e rilevante figura nella nomenklatura dell'ex Kgb sovietico: il Generale Zukurov. Una dura e amara constatazione ufficializzata nel 2004 senza troppi peli sulla lingua alla presenza di 007 americani, i quali, dal fatidico 11 settembre, pare che siano protagonisti di straordinarie coincidenze avvolte da una cortina di fumo.
Si dice che "Gli Usa sono i principali sostenitori di un'enorme manovra per liberare l'Afghanistan dall'oppio..." Tuttavia, negli ultimi 6 anni, la superpotenza guidata da Bush non ha impedito all' Afghanistan di divenire il primo produttore mondiale di eroina (circa il 92% della produzione globale), scavalcando il "Triangolo d'Oro" di Laos-Thailandia-Birmania e consolidando la sua pool position nell'economia mafiosa internazionale.
Più che una constatazione (supportata anche dalle analisi dell'Onu), quella di Zukurov è una beccante allusione all’operazione militare statunitense "Enduring Freedom" scattata il 7 ottobre 2001 e mirata a sconfiggere i talebani e catturare Osama bin Laden e i cervelli di al-Qaeda. Purtroppo, sempre per un'amara coincidenza, le strategie militari Usa, anziché annientare le ricchezze del terrorismo che hanno connessione con il traffico di droga, hanno scatenato un allarmante sviluppo dell'economia illegale dell'Afghanistan e delle confinanti repubbliche ex sovietiche - Tagikistan in primo piano.
Nell'ottobre-novembre del 2001, sempre in coincidenza con l'inizio delle operazioni militari Usa in Afghanistan, secondo l'ex capo dei servizi segreti talebani Mullah Khaksar, 2 milioni e mezzo di contadini hanno sparso sementi da papavero su un'area di circa 65.000 ettari (66.394 secondo l’Ufficio delle nazioni Unite contro la Droga e il Crimine - UNODC) resa improduttiva l' anno precedente dai talebani, dai suoi uomini.
Prima della guerra sovietico-afghana, la produzione d'oppio era minima, quella dell' eroina quasi inesistente. Si dice che l' economia afgana basata sulla droga fu un progetto minuziosamente concepito dalla CIA per fare dell' oppio la forza economica dei movimenti islamici afghani. Nel 1995, infatti, l'ex Direttore delle operazioni della CIA in Afghanistan, Charles Cogan, ha ammesso che gli Usa avevano in effetti sacrificato la lotta alla droga per la Guerra Fredda. Una Guerra Fredda rinnovatasi con disastrose perdite nel nuovo assetto mondiale post 11 settembre. Dall' inizio delle operazioni militari Usa in Afghanistan, secondo il quotidiano online Pravda.ru, l'eroina afghana uccide in Russia 70.000 persone ogni anno.
“Nell’aprile 99 sottoposi una dettagliata relazione sulla coltivazione dell’oppio e le relative connessioni con al-Qaeda ai diplomatici americani Mekillwein (J. Peter McIllwain) e Markeze (Gregory Marchese)”, mi disse Mullah Khaksar alla fine del 2001 a Kabul.”Per annientare il narcopilastro economico di al-Qaeda e la sua influenza sui contadini afghani è indispensabile passare dalla produzione dell’oppio a quella di colture alternative”, sottolineò Khaksar. “Nella mia relazione evidenziavo la necessità dell’Afghanistan di un aiuto finanziario pari a 10 miliardi di dollari per lottare contro l’oppio e convertire i contadini a colture lecite, e la CIA mi rispose offrendomi 5 milioni di dollari in cambio di bin Laden”, aggiunse Khaksar nervoso. “Da allora mi sento solo un nome nella lista nera dei signori della droga”, concluse con un sorriso di rassegnazione che io percepii allusivo a ciò che in effetti è accaduto. Khaksar è stato infatti assassinato dai killer dei baroni.
Dal 7 ottobre del 2001 non è stata sradicata una sola piantina di oppio; non è stato annientato un solo laboratorio da campo per la raffinazione dell'eroina; non si è fatto nulla, o quasi, per convertire i contadini afghani a coltivazioni lecite. Il giro di affari coinvolge, per la prima volta, tutte e 34 le province afghane; l'area coltivata ad oppio aumenta di circa il 50% ogni anno. Ettari coltivati: 198.000! Dal 2001 ad oggi, la produzione dell’oppio è aumentata piu'di 35 volte!!! Le quantita' intercettate dalle agenzie antidroga dei paesi limitrofi e' pero' costante: 1-1,5%, 5-8 tonnellate. Una costanza contraccambiata da supermazzette che, stando a quello che occasionalmente sentii dire da agenti dei servizi americani in stato di ubriachezza (Trent S. e "Vova" T.), vedono come beneficiari anche capi di stato.
Gli Usa, comunque, a testa alta, continuano ad incrementare la loro influenza nell'Asia Centrale attuando programmi di sviluppo socioeconomico che hanno già dato i loro primi frutti. Infatti, alcune delle Repubbliche centroasiatiche (soprattutto la Repubblica del Tagikistan) vantano i primi posti nella Hit Parade della Transparency International. Nei primi 9 mesi del 2007, secondo fonti ufficiali, l'Agenzia dell'antidroga del Tagikistan ha sequestrato 278 chili-81 grammi di eroina e 329 chili-210 grammi di oppio. Certo che di fronte ad un traffico che di questo passo raggiungerà le 1000 tons, ufficializzando anche 81 grammi significa autoproclamarsi leader delle mazzette anche senza i dati della Transparency.
Diverse organizzazioni internazionali e Ong, utilizzando i narcodollari riciclati, si limitano a donare una coperta e un sacco di farina al contadino che coltiva morte; affrontano il problema dell'oppio afghano cosi' come recentemente una Ong europea affrontava in Chad il problema del traffico di bambini. Gli aiuti umanitari sono distribuiti irrazionalmente perche' condizionati da dipendenti pubblici corrotti. I circa 9 miliardi di dollari stanziati per lottare contro l'oppio afghano, sono andati in fumo. Se nel 2005 i laboratori da campo per la raffinazione dell'eroina erano stimati essere 39 unità, nel 2007 hanno raggiunto le 258 unità!
Ma allora, chi governa il business dell'oppio afghano?!... l'europarlamentare Marco Cappato spiega: credo che le "problematiche" che impediscono ai contadini afghani di coltivare l'oppio legalmente sono tutte nella contrarietà politica dei governi occidentali.

Posted by: Ivo Toniut | December 31, 2007 10:43 AM


Eroina afghana: un'arma tra le più spietate della rinnovata Guerra Fredda
Nel nuovo assetto mondiale post 11 settembre, migliaia di tonnellate di eroina hanno causato almeno 200.000 morti in Europa e in Russia

L' esercito narcoafghano anche quest'anno ha predisposto decine di miliardi di dosi d'eroina per il fronte euro-russo.
Secondo fonti del Ministero della Sicurezza del Tagikistan (Mb) oltre 500 tonnellate di eroina pura (circa il 75% della produzione afghana di quest'anno), transitando dal Tagikistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan (la cosiddetta "rotta del nord") si recano sul nuovo fronte della Guerra Fredda per mietere decine di migliaia di vittime e colpire duramente lo strato socioeconomico euro-russo.
Intanto in Bielorussia, Ucraina e Russia, il numero dei tossicodipendenti da eroina afgana ha raggiunto l'allarmante numero 5 milioni. In Europa, nonostante la tossicomania sembra calare sia in Francia che in Gran Bretagna, il numero dei tossicomani è mantenuto costante dai nuovi consumatori dell'est; soprattutto in Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia. Ben 9 milioni (!) sono i clienti vittime dei narcobaroni della rotta del nord.
Il valore liquido delle vendite al dettaglio dell'eroina tagliata, stimato assumendo una percentuale di purezza del 40% e un prezzo minimo di 100 dollari al grammo, è nell'ordine dei 125-140 miliardi di dollari. Questi sono i tragici proventi della "rotta del nord". Ancor più tragici se si sommano quelli legati al traffico delle droghe leggere. Un giro di affari che pare aumentare in proporzione all'influenza militare Usa in Afghanistan.
Ma chi governa veramente questo traffico?
Nell'ottobre del 2001 partii per l'Afghanistan in qualità di interprete e giornalista freelance e, giunto sul posto, una fatale curiosità mi spinse a cercare una risposta a questa domanda. Una curiosità che mi ha reso protagonista di un'odissea giudiziaria, catapultandomi in un incubo vissuto in carcere e poi come ostaggio per 4 anni delle istituzioni corrotte dai baroni della droga.
Una curiosità inappagabile perché ostacolata dal controllo di uomini di governo e procuratori corrotti, perché dietro vi sono interessi finanziari secondi solo a quelli del petrolio e degli oleodotti, perché la connivenza di politici, potentati d'affari, criminalità e membri dei servizi segreti corrompe il ruolo delle istituzioni statali - inclusi gli eserciti.
Secondo il Dipartimento di Stato americano "i proventi della droga afghana supportano i talebani e i loro attacchi terroristici contro gli Usa, i loro alleati e il Governo afgano". A prescindere dal fatto che diversi studi, inclusi quelli di Alfred Mc Coy (Drug fallout: the CIA's forty years complicity in the narcotics trade), attribuiscono alla CIA un potente ruolo nel riciclaggio dei narcodollari, e che molti media omettono di far conoscere al mondo che il regime Talebano fu l'unico -con la collaborazione ed il supporto dell'Onu- a declinare del 90% la coltivazione dell'oppio; "Il traffico di droga è aumentato di 15 volte dopo l'arrivo degli americani in Afghanistan". Questa è la constatazione dell'ex Vice Primo Ministro del Tagikistan con delega ai servizi e rilevante figura nella nomenklatura dell'ex Kgb: il Generale Zukurov. Una dura e amara constatazione ufficializzata nel 2004 senza troppi peli sulla lingua alla presenza di 007 americani, i quali, dal fatidico 11 settembre, pare che siano protagonisti di straordinarie coincidenze avvolte da una cortina di fumo.
Si dice che "Gli Usa sono i principali sostenitori di un'enorme manovra per liberare l'Afghanistan dall'oppio..." Tuttavia, negli ultimi 5 anni, la superpotenza guidata da Bush non ha impedito all' Afghanistan di divenire il primo produttore mondiale di eroina (circa il 90% della produzione globale), scavalcando il "Triangolo d'Oro" di Laos-Thailandia-Birmania e consolidando la sua pool position nell'economia mafiosa internazionale.
Più che una constatazione (supportata anche dalle analisi dell'Onu), quella di Zukurov è una beccante allusione all’operazione militare statunitense "Enduring Freedom" scattata il 7 ottobre 2001 e mirata a sconfiggere i talebani e catturare Osama bin Laden e i cervelli di al-Qaeda. Purtroppo, sempre per un'amara coincidenza, le strategie militari Usa, anziché annientare le ricchezze del terrorismo che hanno connessione con il traffico di droga, hanno scatenato un allarmante sviluppo dell'economia illegale dell'Afghanistan e delle confinanti repubbliche ex sovietiche.
Nell'ottobre-novembre del 2001, sempre in coincidenza con l'inizio delle operazioni militari Usa in Afghanistan, secondo l'ex capo dei servizi segreti talebani Mullah Khaksar, 2 milioni e mezzo di contadini hanno sparso sementi da papavero su un'area di circa 65.000 ettari (66.394 secondo l’Ufficio delle nazioni Unite contro la Droga e il Crimine - UNODC) resa improduttiva l' anno precedente dai talebani, dai suoi uomini.
Prima della guerra sovietico-afghana, la produzione d'oppio era minima, quella dell' eroina quasi inesistente. Si dice che l' economia afgana basata sulla droga fu un progetto minuziosamente concepito dalla CIA per fare dell' oppio la forza economica dei movimenti islamici afgani. Nel 1995, infatti, l'ex Direttore delle operazioni della CIA in Afghanistan, Charles Cogan, ha ammesso che gli Usa avevano in effetti sacrificato la lotta alla droga per la Guerra Fredda. Una Guerra Fredda rinnovatasi con disastrose perdite nel nuovo assetto mondiale post 11 settembre. Infatti, dall' inizio delle operazioni militari Usa in Afghanistan, secondo il quotidiano online Pravda.ru, l'eroina afgana uccide in Russia 70.000 persone ogni anno.
“Nell’aprile 99 sottoposi una dettagliata relazione sulla coltivazione dell’oppio e le relative connessioni con al-Qaeda ai diplomatici americani Mekillwein (J. Peter McIllwain) e Markeze (Gregory Marchese)”, mi disse Mullah Khaksar alla fine del 2001 a Kabul.”Per annientare il narcopilastro economico di al-Qaeda e la sua influenza sui contadini afghani è indispensabile passare dalla produzione dell’oppio a quella di colture alternative”, sottolineò Khaksar. “Nella mia relazione evidenziavo la necessità dell’Afghanistan di un aiuto finanziario pari a 10 miliardi di dollari per lottare contro l’oppio e convertire i contadini a colture lecite, e la CIA mi rispose offrendomi 5 milioni di dollari in cambio di bin Laden”, aggiunse Khaksar nervoso. “Da allora mi sento solo un nome nella lista nera dei signori della droga”, concluse con un sorriso di rassegnazione che io percepii allusivo a ciò che in effetti è accaduto. Khaksar è stato infatti assassinato dai killer dei baroni.
Dal 7 ottobre del 2001 non è stata sradicata una sola piantina di oppio; non è stato annientato un solo laboratorio da campo per la raffinazione dell'eroina; non si è fatto nulla, o quasi, per convertire i contadini afghani a coltivazioni lecite. Il giro di affari coinvolge, per la prima volta, tutte e 34 le province afghane; l'area coltivata ad oppio aumenta di circa il 50% ogni anno. Dal 2001 ad oggi, la produzione dell’oppio è aumentata di quasi 35 volte!
Gli Usa, comunque, a testa alta, continuano ad incrementare la loro influenza nell'Asia Centrale attuando programmi di sviluppo socioeconomico che hanno già dato i suoi primi frutti. Infatti, alcune delle Repubbliche centroasiatiche, soprattutto il Tagikistan, vantano i primi posti nella Hit Parade della Transparency International.

Thank you.

Posted by: Ivo Toniut | December 14, 2006 04:48 PM


Do anyone realise that in the US more than 200 srerious PHDs and scholars are saying prooving it that the Bush aministration planned and implemented the 9/11 attacks? Is anybody in Italy echoing that?

Posted by: Danilo Ballotta | October 17, 2006 01:11 AM


Ivo:

Did you try Amnesty International?

Looks like there is a case here.

Posted by: Giovanni Principe | October 14, 2006 12:53 AM


Share your work experience, positive or negative, on a professional portal for job!

join My JOB on the OpenBC community:

www.openbc.com/net/mjob/

Hope to hear from you soon!
Alex Ziller

Posted by: Alex Ziller | October 13, 2006 11:38 PM


Oh Berluscon, coi Rokes già psalmodiava
Nei glorious Sixties this beanpole named Shapiro
Bisogna saper perdere arrotava
E l'ascoltorno infino nell'Epiro

Ma nonostante la pratica sia invalsa
Dating from Pyrrhus down alli juorni nostri
L'honor di rendere ma senza annacce in puzza
You've yet to ring er duce de quell'antri

You insist their margine was way too risicato
Che troppe were the schede contestate
That the recount will void the resultato
Hence back all'urne or else saran legnate!

You furthermore deplore che la Sinistra
What with Marini an' Faust an' like red folks
Non uno strapuntin lassò alla Destra
Et dell'Istituzioni seized the works

Oh Berluscon, con la proportionale
Volevi systemar Daisy e diessini
Poi avresti systemato il Quirinale
E invece t'aritrovi coi Casini

But as they say dind'o Paese 'o Sole
Non tutti i donuts sortiscono cor bucio
Se all'italiani provi a fa' le sole
Te manneno ar paese de Confucio

E alura draw the congrue conclusioni
You do not want in dough nor in salute
Why not be done with Soru et taxazioni
And take your loaded ass alle Bermude?

Posted by: Dino Biondi | October 13, 2006 09:50 PM


I like the points idea - but Italy does not need pointed politicians, it need new politicians - good people, not the same old trash which fills up parliament here yeae after year after year. Mr Grillo when are you going to form a new party? You would win an election so easily that it would be a joke. The people are screaming for new faces with a new approach, but all they get is recycled rubbish.

Posted by: Alex R | October 13, 2006 07:28 PM



IVO

I read one of your letters. You call D'Alema "Signor D'Alema"! Ouch!! Call him "Ministro," "Onorevole," "Your Majesty"... what you will, but not "Signor"! This will increase your chances of having your letter read.

Keep your letter short and to the point. Both to the Embassy and to us. Why are you in jail? What do you want us to do?? That's about all we need to know.

In your letter you also make your displeasure with the Embassy Staff very clear. This is bad strategy. You need them. Don't make them lose face. Or they will devote all their effort in proving you wrong, rather than help you.

You might be better off trying to cooperate with whoever has power over you, pay fines, pay whatever you have to pay, rather than fight them.

Good luck


Posted by: Massimo Da Lema | October 13, 2006 05:30 PM


Beppe, you are fucking awesome !!

Posted by: Chris Jortey | October 13, 2006 05:07 PM


Italy condition about prostitution is critical: there are zones that are chosen from "papponi"(i don't know, the brutal chief that organize girl's lives) and when there are problems between different
chiefs there are often murders.
Girls are imported from south america, africa , china , east europe : they have no guarantees and have to divide their earnings with the chief, or have to pay very high prices for the rooms in an illegal condition cause quite always they are clandestines.

Posted by: Roberto Giorgi | October 13, 2006 04:06 PM


The lesson:

MIND YOUR OWN BUSINESS -- AND DON'T GO TO TAJIKISTAN, UZBEKISTAN, OR ANY OTHER OF THE "STANS".

Of course, as always, you will reply with insults to my post. Then, do exactly what I say.

(As it is obvious that despite your indignation, none of you even considers fighting the mafia.)

Posted by: Wise Me (Hypocritical You) | October 13, 2006 03:48 PM


I agree with the initiative; however, I disagree for the ten points on the professional politicians characteristic, and I will make instead more heavier the convicted variable.

In a scorecard the charateristics need to identify good from bad and a conviction it is more relevant than the professional history.

Daniele

Posted by: Calissi | October 13, 2006 03:01 PM


LETTERA APERTA DA UN "ITALIANO" ALL'ESTERO, ALLA CAMERA DEI DEPUTATI (tale lettera e' inviata in italiano per non complicare la vita a coloro che dovrebbero eventualmente rispondere)

Cari Deputati,

dopo circa 25 anni di lavoro all'estero, trovandomi in una situazione piu' che critica, sono costretto a rivolgermi al Parlamento italiano con la speranza di ottenere una risposta a quelle mie domande che il Ministero degli Affari Esteri sta ignorando da molto tempo. Gradirei pertanto riferirmi alla seduta n. 36 (Commissione Affari Esteri) del 2.8.2006, e specificatamente alla interrogazione a risposta scritta rivolta al Ministro degli Affari Esteri per sapere cosa il Governo intende fare per tutelare la mia liberta' ed i miei interessi, per quanto lamentato con una e-mail arrivata alla Camera il 21 giugno 2006 (clicca qui e vai alla pag. 1083 per conoscere il contenuto di tale e-mail).
Premesso che:
quanto riportato dalla e-mail in questione e' ampiamente documentato e corrisponde al vero, informo la Camera dei Deputati di quanto si e' fatto e di quanto non si sta facendo, da parte del Governo, per tutelare la liberta' e gli interessi di un cittadino.
Centinaia di messaggi elettronici/telefonate/trasmissioni telefax, intercorse nell'arco di 9 mesi tra me, l'Ambasciata d'Italia in Uzbekistan, il Consolato Tedesco a Dushanbe ed i miei familiari, oltre che un rilevante dossier giudiziario, testimoniano che:
1) Le procedure penali nei miei confronti istituite dalla Procura tagika sono infondate ed illegali, e nel corso dell'inchiesta-durante la quale ero sottoposto ad un provvedimento di soggiorno obbligato nella capitale tagika-sono stato privato delle necessarie garanzie a mia tutela indispensabili a scagionarmi dalle suddette ingiuste accuse. Ossia, l'Ambasciata d'Italia in Uzbekistan mi ha impedito di sostenere quelle spese utili ad avviare quelle procedure legali a tutela dei miei interessi e della mia liberta', richiedendo espressamente all'Ambasciata tedesca in Tagikistan di vietarmi la disponibilita' di quel denaro inviato dai miei familiari, a quella Ambasciata, proprio con lo scopo di risolvere anche i miei problemi giudiziari.
2) Durante molti mesi del mio soggiorno obbligato, impossibilitato ad avere alcun reddito, quotidianamente chiedevo all'Ambasciata d'Italia ad autorizzare le Autorita' diplomatiche tedesche a somministrarmi il denaro inviatomi dai miei familiari. Il denaro in questione, oltre che necessario a supportare una assistenza legale, era indispensabile per il mio mantenimento e per sostenere quelle cure mediche che il mio precario stato di salute richiedeva, e che tuttora richiede. Ai miei continui e disperati solleciti sulla questione, le Autorita' diplomatiche italiane rispondevano:

- La prego di notare che il bonifico effettuato non e' stato fatto a Suo favore, ma e' stato fatto per evitare la Sua carcerazione immediata ed esplorare la possibilita' di trovare un accordo con le autorita' locali;
- La informo che l'Ambasciata tedesca e' competente per l'assistenza degli italiani che risiedono in Tagikistan quindi Ella ci si puo' rivolgere per risolvere i Suoi problemi;
- La pregherei inoltre, in futuro, di non sollecitare sulla questione ne' la scrivente Ambasciata, ne' l'Ufficio consolare dell'Ambasciata tedesca a Dushanbe;
- La invito a capire che, vista la scarsita' del personale in ambedue Ambasciate, noi non siamo in grado di tornare a ripeterLe sempre le stesse cose per rispondere alle Sue richieste quotidiane su sempre le stesse cose per punti che dovrebbero esserLe ben chiari;
- Le somme non (non!) sono state spedite alla Ambasciata tedesca per i Suoi bisogni quotidiani;
- Le assicuro che la scrivente Ambasciata e' in continuo contatto con il Consolato tedesco a Dushanbe per il solo ed esclusivo scopo di seguire la Sua situazione e per poter indicare e coordinare con quel Consolato la migliore protezione dei Suoi interessi, ivi comprese le Sue condizioni di salute;
- Dispiace constatare che Lei non riesca a capire che il comportamento delle Autorita' italiane e' totalmente nei Suoi interessi;
- La invitiamo a non complicarci ulteriormente il nostro lavoro ed a risolvere autonomamente i Suoi immediati problemi pecuniari, evitando con dignita' di sollecitare quotidianamente al riguardo l'Ambasciata tedesca;
- Per i Suoi problemi di mantenimento in Tagikistan dovra' eventualmente provvedere altrimenti, o trovandosi-come normale-un lavoro;
- Si cerchi pertanto un lavoro, ancorche' minore, atto a mantenere il sostentamento per il periodo che occorrera' per risolvere i Suoi nuovi problemi con quella giustizia;
- Come alternativa al lavoro (o in aggiunta al lavoro) Lei potra' liberamente provvedere autonomamente con Suoi amici, parenti o genitori ad ottenere un invio specifico di danaro a titolo di prestito o regalo pecuniario direttamente a Lei al fine dei Suoi bisogni di liquidita'.

Evito di riportare tutte le altre risposte sulla questione, in quanto, in passato, sia io che di conseguenza l'Ambasciata tedesca, siamo stati letteralmente ubriacati dalle contraddizioni ed incongruenze dei messaggi inviati dall'Ambasciata d'Italia.
A prescindere dalla pur ovvia considerazione che non si riesce a comprendere il comportamento delle Autorita' italiane, che dalle stesse e' vantato come comportamento totalmente nei miei interessi, gradirei rappresentare che quanto imperativamente invitatomi a fare laddove l'Ambasciata scrive che io mi devo sostenere con un lavoro, non puo' definirsi una tutela degli interessi di un cittadino che lavora all'estero da 25 anni, ma al contrario, una grave discriminazione del cittadino stesso.
Infatti, sottoposto ad un soggiorno obbligato, con precarie condizioni di salute e senza un passaporto che, inter alia, non mi viene rilasciato proprio da coloro che, umiliandomi e discriminandomi, mi invitano a sostenermi con un lavoro, cosa avrei dovuto fare? Lavorare illegalmente in una piantagione di cotone tagika?

3) A fine giugno 2006, l'Ambasciata tedesca a Dushanbe, anch'essa resasi conto che la coordinazione del mio caso da parte italiana si limitava soltanto a vietargli di somministrarmi i miei soldi, a scanso di una ingiusta mia carcerazione, ha chiesto alle Autorita' tagike di esaminare un provvedimento di Grazia nei miei confronti. Lo stesso fu suggerito farsi all'Ambasciata d'Italia a Tashkent, la quale, in merito a quanto suggeritole, ha inoltrato una Nota verbale al MAE tagiko a nome del Governo italiano.
Il 4 settembre 2006 ho sottoscritto una dichiarazione con la quale chiedevo al Giudice di applicare alla mia pratica l'Art. 4 (amnistia a favore dei cittadini stranieri) della Legge sull'Amnistia approvata dal Parlamento tagiko il 18 agosto 2006.
Il 6 settembre 2006, la Procura, pur mantenendo valide le imputazioni di reato attribuitemi (Art. 18 della Legge del 18.8.2006), ha supportato la mia dichiarazione del 4.9.2006, il Giudice ha archiviato la pratica, ed in data 14.9.2006 e' stato revocato il provvedimento del mio soggiorno obbligato.
Per le vie brevi, l'Art. 4 della legge del 18.8.2006 mi ha levato l'incubo di essere imprigionato ingiustamente per 8-12 anni, mentre l'Art. 18 di tale legge mi obbliga a fare quello CHE AVREI POTUTO FARE MESI FA, SE L'AMBASCIATA D'ITALIA NON AVESSE MANTENUTO UN ATTEGGIAMENTO CONTRARIO ALL'UTILIZZO DEI SOLDI INVIATIMI DAI MIEI FAMILIARI. Di questo probabilissimo finale ho avuto cura di avvisare per iscritto l'Ambasciata d'Italia GIA' nel maggio del 2006, ma non sono stato creduto. Per colpa di chi, io ho buttato via 5 mesi della mia vita?

4) Ora sto ultimando tutte quelle procedure legali che consentiranno di scagionarmi dalle imputazioni di reato attribuitemi dalla Procura:
-sto contestando presso la Corte delle Situazione Economiche i crediti vantati dalla ONG che coordinavo;
-sto rinnovando, presso la Procura, la mia denuncia nei confronti del dipendente della suddetta ONG che si impadroni' illegalmente dei soldi della cassa necessari a saldare quel debito, la cui insolvibilita' e' alla base di tutte le procedure penali nei miei confronti.
Nel caso in cui io lasciassi il Paese inadempiendo a quanto richiesto dall'Art. 18 della Legge del 18.8.2006, in futuro, la Procura tagika potra' emettere un mandato di arresto nei miei confronti valido per tutti i Paesi della CSI. In quei Paesi io ho svolto (e ho intenzione e necessita' di continuare a svolgere) attivita' lavorativa per circa 17 anni, e ho creato il mio nucleo familiare al quale necessito periodicamente unirmi. Nella Federazione Russa risiede mia figlia minore dell'eta' di 11 anni.

L'Ambasciata d'Italia in Uzbekistan, anziche' mostrare solidarieta' e tutelare i miei diritti e i diritti di mia figlia, accantona quella mia dignita' che io uso per scagionarmi da accuse false nei miei confronti. E' un mio diritto, oltre che dovere nei confronti di mia figlia, uscire da questo Paese da innocente, e non da delinquente come vuole l'Ambasciata d'Italia a Tashkent, la quale giorni fa ha addirittura scritto la seguente dichiarazione che io ho dovuto sottoscrivere, innanzi al Console tedesco, in cambio dei miei soldi (!?):

Declaration
I, Mr. Ivo Toniut, received today from the German Embassy in Dushanbe the rest of the money, which was sent by my mother, Mrs. __________. I will use the money to buy a one-way air-ticket to Italy via Istanbul.
Furthermore I declare that I will leave Tajikistan as soon as possible.

In aggiunta alla condizionata sottoscrizione di tale dichiarazione, l'Ambasciata d'Italia ha comunicato al Consolato tedesco che il rilascio del mio passaporto mi e' negato in quanto, secondo informazioni in possesso dell'Ambasciata stessa, io risulterei Persona non Grata alla Federazione Russa, Paese tramite il quale informai l'Ambasciata di voler transitare per poter fare visita alla mia figlia minore e a sua madre.
Per poter terminare di "assistermi", l'Ambasciata d'Italia ha dato disposizioni all'Ambasciata tedesca di rilasciarmi un -Emergency Travel List- che dovrei utilizzare entro il 7c.m. per rimpatriare via Istanbul.
A prescindere dal fatto che probabilmente l'Ambasciata d'Italia tira in ballo un provvedimento di mia espulsione dalla Federazione Russa che interessava tutti i Paesi della CSI (Tagikistan incluso) e che per una ovvia considerazione non e' da ritenersi piu' valido perche' io, oltre ad essere fisicamente sul territorio di questo Paese da 4 anni, dopo l'espulsione sono rientrato in Russia senza alcun impedimento, gradirei sapere per quale motivo il Governo decide come vuole dove io debba viaggiare, lavorare o vivere.

Nel 21esimo secolo, un cittadino italiano risiede in Tagikistan sprovvisto di passaporto e gira i vari Palazzi di Giustizia presentandosi a Giudici e Procuratori con la fotocopia sbiadita di un passaporto rilasciatogli nel 2003 con validita' di 6 mesi.
Ma e' cosi che si contribuisce ad affermare l'immagine dell'Italia all'estero?
Cosa farebbero le Autorita' italiane se un extraeuropeo girasse gli uffici della Farnesina o della Procura di Roma presentandosi con la fotocopia di un passaporto scaduto?
Ma qualcuno si rende conto della gravita' della situazione in cui mi trovo?
Condivido con i gentili collaboratori del MAE che si sta tentando tutto il possibile per aiutarmi, e tramite questa lettera, rinnovo la mia gratitudine nei loro confronti. Io non dico che il Governo e' cattivo, ma se la bonta' mi sta rovinando la vita, allora significa che stiamo sbagliando tutto. La bonta' purtroppo non e' una professione. L'aggettivo buona/o puo' essere usato a scopo professionale solo da quelle ragazze/i squillo di quei Paesi ove la prostituzione e' legale, ma non da Funzionari governativi.

Questa lettera non ha scopi politici - io non mi sono mai occupato di politica e mai me ne occupero', soprattutto perche' durante la soluzione del mio caso la politica si e' mostrata finalizzata a tutto, tranne che a tutelare i diritti di un cittadino.

Tramite questa lettera io ritengo di avere il diritto di capire PERCHE':

-non mi viene rilasciato un passaporto con validita' normale da circa tre anni;

-le Autorita' italiane non sono interessate affinche' io mi scagioni da accuse di un reato che non esiste-che non ho commesso;

-si stanno violando i piu' fondamentali diritti dell'uomo - nel mio caso i miei diritti di genitore e i diritti di una bambina (mia figlia);

-perche' io non devo recarmi in Russia;

-vengo privato del mio diritto di lavorare nei Paesi nei quali avrei la possibilita' di farlo;

-perche' il MAE mi obbliga a rimpatriare via Istanbul con spese a mio carico, quando via Russia spenderei di meno, oltre che avere la possibilita', DOPO 4 ANNI, di rivedere mia figlia.

Alla luce di quanto sopra, onde permettere piu' trasparenza nel rapporto tra un cittadino e le Sue Autorita', chiedo cortesemente di intervenire affinche' la Commissione Affari Esteri della Camera metta a confronto quanto riportato da questa lettera con la risposta del Ministro degli Esteri a quanto chiesto dalla Camera in data 2.8.2006 e con l'eventuale cortese riscontro dell'Ambasciata della Federazione Russa a Roma, alla quale invio p.c. questa lettera nel caso in cui una risposta ad alcune delle mie domande possa essere di competenza russa e non italiana.

Cordiali saluti,

Ivo Toniut

Dushanbe, Tagikistan, 3.10.2006

PS-Conoscendo le realta' italiane e coloro che sono eletti per "tutelare" il popolo, si presume che nessuno rispondera'.

Posted by: Ivo Toniut | October 13, 2006 02:06 PM


o-la-la

Posted by: Vinya Vinya | October 13, 2006 12:42 PM


o-la-la

Posted by: Vinya Vinya | October 13, 2006 12:41 PM


The Bible says "Thou shalt not steal." The politician adds, "except by majority vote."

Posted by: Enrico Rossi | October 13, 2006 12:32 PM


A wonderful american writer, Mark Twain had a few things to say about congress (which is quite similar to the italian senate in many ways).

"It could probably be shown by facts and figures that there is no distinctly American criminal class except Congress."

"Suppose you were an idiot and suppose you were a member of Congress. But I repeat myself."

These things he said in the 1800's, and they still apply today.

There was one other I liked, by aesop:

"We hang the petty thieves and appoint the great ones to public office."

It's a truth from the times of greek civilization, and will remain a truth, probably forever.

Basically, expecting a politician to be honest and honorable, is like expecting a dog not to lick his balls. An exercise in futility.

Posted by: Nick W | October 13, 2006 11:49 AM


Beppe,how about employe of the month,like at MacDonald? you could use both way,the worst and the best,that should be fun to see.ciao

Posted by: evakulnura | October 13, 2006 02:12 AM


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