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di Beppe Grillo e il suo Neurologo – E’ bello constatare la fine del razzismo, la gente è stata informata del fatto che le razze non esistono più, lo dice la scienza, il corredo genetico di un afroamericano che fa blues a Chicago è uguale a quello di un cinese che gioca in borsa a Pechino. Come può fondarsi una discriminazione fra tipi di esseri umani diversi se ammettiamo che non esiste quella differenza? E’ una bella cosa, dovremmo esserne felici.

A suo tempo il razzismo era stato appoggiato “scientificamente” dall’eugenetica: la convinzione che non soltanto le differenze ci fossero ma che queste dovevano essere rinforzate verso la genesi di razze sempre superiori. Normalmente, subito dopo il riferimento alla superiorità, venivano citati sia i vantaggi per l’umanità intera che per l’uomo in sè. L’uomo si sarebbe migliorato e potenziato, con il tempo, nel corpo e nella mente. Il colore, ovviamente, era bianco (come quello di Gesù, eppure nato in Palestina). Bianco e con gli occhi azzurri, era l’uomo ideale da cui partire per quel viaggio che avrebbe risolto i problemi sociali, culturali ed economici dell’umanità.
Era un modo di recepire la selezione naturale forzandola, come già avevan fatto gli spartani. Insomma un’idea che c’è sempre stata e che ha sempre portato agli orrori storici riconosciuti unanimamente come tali ma, come tali, sempre ripetuti.

Oggi non è più così, il concetto di razza è stato “scientificamente esautorato”. Il mondo sarà più bello per questa ragione, sono venti di libertà che soffiano da ogni latitudine, ma dove? Soprattutto qui, in Europa. Un “qui” che è definito esclusivamente da una moneta comune e dalle regole bancario-finanziarie che la tengono ferma a 1,20 rispetto al dollaro, come fosse una specie di stella polare. Quelle regole, uniche ad essere rispettate dagli stati sovrani d’Europa, che vengono enunciate come verità scientifiche dagli scerpa dei banchieri che dicono di governare le province europee.

L’euro è una cosa buona, è stato pensato da grandi uomini per il bene delle persone. Eppure a me ricorda proprio quei concetti destinati a migliorare la vita di tutti; quelle soluzioni definitive ai problemi dell’umanità in cui inciampiamo sempre nella storia. Un pensiero buono, un eu-pensiero. Ancora non si percepisce il miglioramento in effetti; probabilmente si tratta di una mia fissazione. Oppure… per aspettare gli effetti positivi sull’economia e l’umanità dell’euro ci possiamo anche prendere una, oppure due… tre generazioni; magari tutto il tempo che servirà, ma a chi servirà questo tempo? All’euro naturalmente, certo che no. Soltanto una cosa è chiara quando si parla dell’euro: la domanda “cui prodest” è vietata. Porsi quella domanda, chi se ne avvantaggia, è politically scorrect, così come mettere in discussione il mito del 3%.
Per farti accettare mettiti in riga con il 3%. Come se esistesse davvero un vaccino che previene i dolori della mancata devozione al politically correct. Allineati, e i Leader Europei ti accoglieranno a braccia aperte.
A suo modo è un messaggio di speranza: se, invece di pensare, utilizzi un cortocircuito mentale, il luogo comune, allora la nuova morale europea è una realtà che consola il vuoto stesso di pensiero. Persino Berlusconi sta riacquisendo una dignità mediatica allineandosi al numero sacro, che viene tenuto in salvo da chi si proclama a favore della scienza, un vero miracolo di san Gennaro permanente.

Sono colpito da questi due poli fatti di montagne di parole, che declamano la scienza mentre giocano a Poker con soldi non loro, che sostengono la competenza ma riescono a far svanire intere biografie, fedine penali chilometriche, con la magia… come se fossero rughe in una pubblicità di una TV locale di provincia.

“Eppur ci tocca”, mi auto-virgoletto, eppure sembra esistere davvero, gli ologrammi cominciano a spostare delle leve reali.
Intanto il concetto di razza lo hanno già superato sia lo stato delle cose che la globalizzazione: difficile immaginare una riduzione del costo del lavoro e un allargamento a dismisura dei consumatori di spazzatura se ci fosse un mercato diverso per ogni cultura e/o razza. Intanto viene favorito dai media un nuovo benpensantesimo, un eu-pensiero o pensiero eu-ropeo. Lo vedo come una forma di razzismo del pensiero: ci sono quelli che pensano bene e quelli che pensano male.

I grandi cambiamenti dei flussi economici e sociali si verificano, come sempre, in modo imprevedibile e senza velocità predefinite. Il modo in cui reagiamo davanti la paura che questi cambiamenti portano con se è il punto chiave. Così la globalizzazione ha bisogno che scompaiano le razze ma ha anche la necessità vitale che nasca l’eupensiero, dal razzismo al pensierismo insomma, e sta accadendo sotto i nostri occhi.

La trasformazione del vecchio continente (500 milioni persone, non dovremmo dimenticarlo) in un enorme mercato, un gigantesco centro commerciale dei soldi più che delle merci non è facile a realizzarsi senza ricorrere ad una globalizzazione del pensiero. E’ evidente a chiunque apra gli occhi un istante che l’ingrediente mediatico di questa nuova, enorme, mutazione degli equilibri mondiali è un pensiero comune: il modo di pensare eu-ropeo. Quello che rende possibile la confusione di scienza con politica, vedi i vaccini, e se succede questo significa che nel brodo di coltura di questo nuovo mondo globalizzato è prevista una “politica esatta” che denigrerà tutte le altre come “incompetenti” o “inesatte.”

Le persone credono al 3%, non capiscono, eppure credono che quel numero sia giusto, sia esatto. Perché siamo entrati nell’epoca delle post-confluenze: scienza, politica economia e finanza si fondono per dire qual è il bene comune. Ma non è vero, basta che sembri così per tenere le persone nel recinto.

C’è chi ripete e sostiene che “la scienza non può essere democratica,” è una cosa talmente ovvia che non dovrebbe neppure essere detta. Ma se lo si afferma facendo politica, in un paese democratico, la frase ha tutto un altro senso. Quindi anche la politica non è più democratica? Devi essere obbligato a vaccinarti perché lo dice la scienza! Un ossimoro che salta agli occhi e te li acceca. Obbligare oppure non obbligare è politica, fare vaccini sempre migliori è scienza.

Eppure pensavo che la scienza fosse dubbio, fosse fatta di domande e non di risposte sclerotizzate. Ero sconsolato ma… pochi giorni fa, sul Fatto Quotidiano, viene riportato un articolo su Nature a proposito dei vaccini che “dà ragione a Di Maio”. Sono contento che qualcuno racconti che non sappiamo ancora la verità ultima sulla questione. Eppure mi infastidisco, perché Nature non dà ragione a nessuno, quello è il modo dialogante e problematico di procedere della scienza. L’unica cosa che un uomo non di scienza può fare di buono per lei è incrociare le dita, tifare perché faccia centro con le cose che ci terrorizzano, magari… se è un politico, rendere la vita più facile agli uomini di scienza, assicurarne la pluralità, spostare delle risorse economiche verso la scienza e verso tutto ciò che aiuta il pensiero ad essere se stesso: vario, imprevedibile, spesso inconfrontabile. Quel grande bagaglio di risorse a favore dell’uomo rappresentato dalla sua capacità (potenziale) di pensare. Non a costruire e fare in modo che i media selezionino un pensierismo, l’eupensiero uniforme e segregante. Equivale ad uccidere l’ultimo derivato dell’organico dell’evoluzione, la nostra stessa coscienza. Quando penso all’intelligenza artificiale delle volte sorrido tra me perché mi chiedo: ma quale intelligenza traslocheremo in quella delle macchine? Quale morale, quale cultura? Quella da Talk Show oppure le “mentalità” di Eistein, Shakespeare e Fermi? La morale del bunga bunga oppure quella di Francesco?

Come si è sempre detto e convenuto per i frutti della tecnologia è comunque l’uomo a decidere se e come disporne, la politica quindi, certo non chi li ha creati. Oggi si allude alla possibilità che ci sia un mondo di cose esatte davanti al quale bisogna inginocchiare la democrazia, ecco perché sembrano non esserci dubbi sul vaccinare obbligatoriamente tutta l’Italia.

Un fenomeno più sottile dell’eugenetica, che era elitaria, perché deve “suonare bene a tutti”: dal pensionato con la minima alla ragazza madre (esistono come prima). Sono tutti clienti del denaro e del debito, tutti uguali davanti allo sportello …tranne chi uguale non lo è.
Il PD ha piazzato, tra i suoi slogan, che “è a favore della scienza” e in molti si sentono dei Piero Angela in pectore. Stiamo passando dal concetto di giusto nel senso morale a quello di esatto di una scienza che, se continuiamo a negarle fondi e attenzioni, appassirà.

Insomma, passando dal razzismo al pensierismo il bene e male, vero e falso, giusto ed ingiusto, si confondono in un unico triste calderone che azzoppa l’umanità. Sarà forse chiamata “ipocrisia strutturale dell’era post-globalizzazione?” Mentre i flussi di denaro e le banche hanno bisogno di un uomo uniformato, appiattito che viene declamato primo fra gli uguali (esattamente come fosse il cliente in uno spot) mentre, in realtà, le differenze sono sempre più marcate e gravi. Quello che conta è che non diano scandalo… basta puntare le telecamere da un’altra parte. Se sei abbastanza Macron puoi andare in giro con la tua ex molestatrice, ricordare con tenerezza quando la maestra stava con te quindicenne mentre la caccia al pedofilo è in pieno corso. Il Macron: senti che termine, diventerà l’unità di mìsura della macroscopicità dell’ipocrisia.

E’ certo che l’omologazione del pensiero sta facendo molti sforzi per vincere in queste elezioni; in un clima ancora più psichiatrico dell’era berlusconiana sta morendo la persona, rischiamo di perderci tutti quanti. Quando guardate al microscopio un tessuto, se vedete dei grandi accumoli di qualcosa, è quasi sempre segno di una patologia. E non c’è ipocrisia che possa nasconderci all’infinito che le disparità di oggi sono quasi medievali. Non siamo più razzisti per ragioni scientifiche, la morale non centra, così i disperati in fuga da mesi vengono fermati con la violenza dagli stati canaglia, dalle milizie. Chi passa, si accomodi pure, nessuna discriminazione razziale ma solo la cara, vecchia, sistemazione mafiosa e tante pacche sulle spalle. La cara vecchia Italia.

Il pensiero unico avrà anche un suo fondamento morale, ed è così che immagino il giuramento dell’eucittadino europeo:

Sul mio onore mi impegno:

A non sforare il 3% che è pure numero sacro.
A credere che l’Europa sia un’entità reale, non
semplicemente un aggregato monetario.
A rinunciare alla pizza napoletana e preferire
il formaggio fuso cinese alla mozzarella del casertano.
A rendere obbligatori quanti più vaccini è
possibile e mi sarà possibile.
Senza vietare i dolci, le sigarette, i bolidi che
triplicano la velocità massima delle autostrade
come in germania, come in germania, come…
Ad essere ipocrita in ogni caso, in ogni circostanza
ed in ogni lingua, riguardo gli extracomunitari.
A far fare il lavoro sporco agli stati canaglia e chiudere
sempre gli occhi quando passa un pensionato.
A rinunciare all’acqua, l’etere e l’aria pubblici insieme
allo statuto dei lavoratori ed il welfare (che chiamerò malware).
A far cancellare dalla mia mente tutta la seconda repubblica
come nel raggrinzito Eugenio.
A lamentarmi per i cervelli in fuga ben sapendo di non averlo
e facendo l’occhiolino alla banalità e a chi sogna un mutuo.
A denunciare tutti quelli che parlano male delle banche e
tutti quelli che non sopportano i luoghi comuni negando
per tutta la vita che ai neri riesce meglio il jazz.