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I dieci saggi al lavoro

>>> Oggi, mercoledì 17 aprile, sarò alle 17 a Maniago e alle 21 a Pordenone, piazza XX settembre. Domani, giovedì 18 aprile sarò alle 12 a Grado, alle 18 a Trieste e alle 21 a Gorizia. Le dirette saranno trasmesse su La Cosa <<<

Eraclito, filosofo greco del quarto secolo a.C., autore della “Dottrina dei Contrari”, diceva: “È importante quello che tu lasci, per tua memoria ai posteri, ma quando giungi alla fine dei tuoi giorni, bada di donare, a chi resta, il meglio di te”.
È evidente che Giorgio Napolitano, che è uomo di lettere e cultura, abbia ricordato il consiglio di Eraclito e si sia impegnato a concepire un gesto da gran finale. Cioè ha scelto, fra tanti uomini di valore, dieci saggi che facessero proposte straordinarie acciocché la nostra Terra fosse indotta a risorgere dal baratro in cui si è cacciata.
In questo frangente tre sono le formazioni politiche di peso che si fronteggiano per formare una coalizione in grado di governare. Il nostro Presidente ha scelto con grande intuito, sapienti che non avessero fama di persone fuori da ogni compromesso politico ed estranei a fazioni o congreghe d’antico intrallazzo. E, di conseguenza, ha tolto i migliori fichi dal bigoncio degli inaccettabili, dieci campioni, senza dar peso ad una improbabile reputazione. Qualcuno di quei frutti zuccherini si rivela un poco ammaccato, qualche altro è sul marcio incombente. Ma importante è che trovino sicuro accoglimento almeno in due dei tre partiti in gara.
Alcuni dei prescelti son frutto di una metamorfosi smaccata: uomini saggi che provengono in gran parte dalla destra e che si sono trasformati in moderati propensi ad una sinistra blanda. Altri, come l’ex giudice Violante e Filippo Bubbico, sono nati e cresciuti dentro la culla storica del PCI e oggi li trovi truccati da conservatori accaniti. Insomma, nessuno è quel che appare. Sembrano ingrossati di petto e glutei ma è solo per via che hanno indossato, una sull’altra, varie casacche diverse. Il gruppo degli scelti si è chiuso dentro un pensatoio sterilizzato tutto stucchi e merletti e ,dopo giorni di solfeggi, minuetti, cori e contrappunti, ha trasformato le vecchie regole ormai decrepite in leggi ed emendamenti diversi riuscendo a non cambiare nulla, anzi producendo il peggio.
I facilitatori scelti, proposti dal capo dello Stato, hanno partorito un catalogo che è piaciuto da pazzi a Berlusconi, tanto che nella notte l’hanno veduto e sentito danzare e cantare abbracciato a ninfe voluttuose nel parco di Arcore. “Ci siamo – gridava – il muro di Berlino è crollato e anche il muro delle galere”.
Tutti sono d’accordo sulle modifiche alla giustizia e soldi alla politica. La parola Giustizia allude subito a Berlusconi che riceverà tutti i vantaggi di un inciucio straordinario. Secondo le proposte dei saggi, il cittadino di Arcore non si può toccare! Grazie al progetto dei saggi avrà diritto a tutti i rimandi, a cancellare le sedute pericolose, a tirare via col tempo e le scadenze. In poche parole andrà libero e felice dove gli pare e continuerà a far politica senza alcun veto o mugugno di chi gli vuol male. Le intercettazioni non varranno più un cazzo! Pardon, un fico secco.
Le intercettazioni saranno ammesse solo per la ricerca della prova, non per la ricerca del reato. Come dire che finché il Pm non avrà la prova del reato non può registrare dialoghi fra gli indagati perché altrimenti ascoltandoli potrebbe avere la prova.
Così invece si troverà immancabilmente senza nemmeno un piccolo indizio.
Per quanto riguarda le sovvenzioni dello Stato alla politica, anche qui guai a chi le tocca. Sarebbe una grave ingiustizia togliere quella mappata di milioni dalle tasche dei partiti e costringerli a restituirle ai cittadini che sono alla disperazione e non sanno come tirare a campare. Se tutti i partiti non saranno nella possibilità di ottenere un sostegno dallo Stato, ci sarà chi potrà godere del privilegio di ottenere finanziamenti dagli industriali e dai gruppi di potere e gli altri si dovranno arrangiare facendo la questua fra i nullatenenti. La politica non si può fare con la carità. Sarebbe indegno e antidemocratico, giacché è umiliante controllare il misero denaro offerto dai pezzenti.
Continuando con le proposte troviamo una rigorosa sollecitazione alla trasparenza della pubblica amministrazione. Ma come si può? È assurdo pretendere trasparenza in un ambiente di per sé tanto torbido e fumoso. Bisogna per forza accettare che ognuno vada tentoni e riesca ad arraffare quel che gli capita nelle mani.
E arriviamo alla lotta anti corruzione.
Giunto alla lotta contro la corruzione, Violante sottolinea alcuni punti determinanti fra cui il falso in bilancio, reato depenalizzato undici anni fa da Berlusconi in persona e che l’opposizione ha inutilmente tentato per anni di ripristinare, addirittura facendo risalire la restituzione degli oneri cassati al tempo della depenalizzazione. Violante si è opposto e ha esclamato: “Eh no, non si può. Quel che hai tolto al fisco non è reato. Come disse Marco Tullio Cicerone: “chi ha dato, ha dato. E chi ha gabbato lo Stato sia laudato”.
Quagliariello a sto punto leva una mano e ricorda: abbiamo nell’elenco delle leggi da realizzare anche quella contro lo scambio politico-mafioso. Chiedo che quella insinuazione sia immediatamente cassata, giacché solo di turpiloquio si tratta. A chi si vuole alludere? Forse al sentore Dell’Utri, fondatore con Berlusconi del noto partito Forza Italia, e recentemente condannato per la seconda volta a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa?
“Si!” Urla una voce dall’esterno.
“E io – risponde Quagliariello – vi dico no, basta. Non accetto insinuazioni del genere. Fondare un partito in compagnia di un amico fraterno, che fra poco si scoprirà essere sodale con la mafia, non può essere ritenuto reato. Nessuno può essere incolpato di non posseder doti da veggente”.
Prende la parola il saggio Giovanni Pitruzzella, capo dell’antitrust, che dice: “E qui siamo giunti al punto doles. Cioè al conflitto d’interesse”.
Come colpito fortemente in un gluteo scatta all’impiedi Luciano Violante, che sbotta: “Chiedo la parola e se permettete mi rivolgerò direttamente a Silvio Berlusconi, come se fosse presente qui fra noi. Presidente lei ha insultato indegnamente me e il mio partito, cioè quello democratico, d’avergli fatto guerra per anni, bloccando i suoi affari privati. Ora qui davanti a testimoni io le dico che ella è ingiusto ed ingrato, giacché se lei è riuscito a tenere per sé tre emittenti televisive lo deve a noi che gliele abbiamo concesse e l’abbiamo protetto acciocché nessuno riuscisse a impedirglielo. Non solo, ma grazie a questa nostra protezione che l’ha fatto padrone di un vero impero, le è riuscito di aumentare il suo utile annuo di ben trentacinque volte. Le impongo di rispettare il nostro generoso comportamento e pretendiamo ci sia riconoscente in eterno. Amen
A sto punto i saggi in coro dicono: “Giunti che siamo alla conclusione chiediamo di riformare l’ineleggibilità dei parlamentari da sottoporre a un giudice indipendente”. “Come come?? – chiede la voce proveniente dall’esterno – vorreste ridare verginità a chi fra gli eletti in parlamento è sottoposto a inchieste giuridiche o ha già subito condanne?”
“Si. Ma non lo decideremo noi
“E chi dunque?”
“A deciderlo sarà un giudice estraneo al nostro gruppo di saggi”.
“Eletto da chi?”.
“Ma da noi, s’intende. Se no che ci stiamo a fare qui, le pippe? Pardon, le puppe… le poppe… fate voi. Chiusa così!”.

P.S. Ammettiamo che in questo dialogo qualche piccolo concetto l’abbiamo inventato noi di sana pianta, ma vi assicuriamo che tutto il resto, anche le dichiarazioni più insensate, sono espressioni autentiche dei dieci saggi, che dimostrano così la loro stoltaggine assoluta.
D’altra parte perché meravigliarsi? Come diceva Machiavelli: siamo o non siamo un Paese di pazzi tendenti al crimine?” Dario Fo