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Esplosivo militare, stragi mafiose.
(14:30)

Una preziosa testimonianza di Alfio Caruso, collaboratore per anni di Indro Montanelli, autore di “Milano ordina uccidete Borsellino“, spiega che per l’omicidio di Paolo Borsellino e della sua scorta e per gli attentati a Carlo Palermo a Trapani e a Giovanni Falcone all’Addaura fu usato lo stesso esplosivo militare proveniente dal Nord Italia. Ci sono quindi due scenari: la mafia sottraeva di quando in quando esplosivi dagli arsenali militari o i militari fornivano esplosivi alla mafia. Quest’ultimo sembra il più plausibile (il primo onestamente è ridicolo), così come che la mafia operasse come braccio armato di interessi superiori. Alfio Caruso parla anche di filo conduttore tra le inchieste di Carlo Palermo sul traffico d’armi, che ricostruirono un quadro con partecipanti eterogenei, dai servizi segreti israeliani del Mossad, al PSI di Craxi, a esponenti dell’imprenditoria e alla mafia, e le inchieste successive di Falcone e Borsellino. La domanda, alla fine, è sempre la stessa? Chi comanda veramente in Italia? Non il governo, non i cittadini. E allora chi, se le stesse mafie sono spesso solo esecutrici? Quanti servizi segreti operano nel nostro Paese e con quali finalità?

Intervista a Alfio Caruso:

Il filo rosso dei tre attentati (espandi | comprimi)
Caruso:Buongiorno, mi chiamo Alfio Caruso, forse qualcuno di voi ricorderà che ci siamo già incontrati in occasione della pubblicazione del mio libro “Milano ordina uccidete Borsellino” e oggi siamo qui per i nuovi elementi che sono emersi sull’attentato di Via D’Amelio, si è infatti scoperto che l’esplosivo utilizzato a Via D’Amelio è un esplosivo proveniente dal nord Italia, è un esplosivo militare, si sospetta che sia uscito da un arsenale militare e soprattutto l’elemento più sconvolgente è che questo esplosivo fu utilizzato già nel 1985 per la strage di Pizzolungo dove morirono la giovane Signora Asta e i suoi due gemelli e anche per la strage mancata, l’attentato fallito all’Addaura contro Falcone.

Nominato Procuratore sotto inchiesta (espandi | comprimi)Cosa ottiene questa relazione di Contrada? Di offrire Scarantino come futuro protagonista, di portare in primo piano i Madonia e di lasciare sullo sfondo i Graviano che viceversa avevano avuto un ruolo e poi in queste convergenze il ruolo del procuratore di Caltanissetta Tinebra che farà, grazie alle sue indubbie capacità una bella carriera, diventerà direttore del DAP e poi nel 2006 il Procuratore generale di Catania, ma questa nomina, come si è scoperto recentemente ha un contorno singolare,