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QE or not QE?
L’euro è ormai un biglietto di sola andata senza ritorno. Ci sono in atto solo palliativi per trascinare ancora per un po’ una situazione ingestibile. Uno di questi è il QE, l’acquisto di titoli pubblici da parte della BCE che alla fine finanziano solo le banche e non l’economia reale per tirare avanti la baracca per un pò di tempo ancora. E dopo? L’uscita dall’euro è necessaria per riequlibrare la situazione economica dell’Europa, ormai totalmente sbilanciata tra gli interessi del nord e del sud Europa. Lo ha capito persino il Pd e con questo, ricordando Totò, “Ho detto tutto“. Draghi vuol guadagnare tempo. I banchieri del nord Europa vogliono invece la loro libbra di sangue, gli interessi sul nostro debito, la vogliono tutta e la vogliono ora. Può essere che Draghi, di fronte a un rifiuto, si dimetta e il televenditore del consiglio sia mandato a sciacquare le sue balle in Arno dopo lo scioglimento delle Camere. In ogni caso, non cambierebbe nulla. Questo o quello pari sono. QE o non QE, l’unica alternativa è uscire dall’euro.

L’appuntamento mensile del board della BCE è ormai diventato da patema d’animo per il mercato. Da una parte il peggioramento del quadro macroeconomico richiede alla BCE di immettere più denaro in circolazione attraverso il Quantitative Easing (QE) per aiutare l’economia, combattere la deflazione, sostenere i mercati azionari e quelli del debito pubblico. Dall’altro lato un tira e molla che dura da due anni, tra Draghi che promette di ricorrere a misure straordinarie in caso di crisi economica, e la Germania che fa di tutto per evitarlo, fanno aumentare i dubbi sulla libertà stessa di manovra da parte della BCE visto il palese ritardo nell’implementare misure straordinarie.
Cosa aspetta Draghi? Le recenti voci di attrito riportate dalla Reuters tra Draghi ed alcuni membri del board della BCE capitanati da Weidmann, il governatore tedesco,aumentano le incertezze sulla reale libertà di manovra di Draghi. E così, nel bel mezzo di un’ennesima recessione, con disoccupazione e deflazione in aumento siamo ancora qui ad interrogarci su QE o non QE.

Ma cosa è il QE? Come e perché migliorerebbe le nostre condizioni economiche? Il Quantitative Easing è una operazione di acquisti straordinari temporanei di attività finanziarie da parte della Banca Centrale attraverso la stampa di moneta al fine di immettere più denaro in circolazione nell’economia reale. La Banca Centrale dunque attraverso l’acquisto di obbligazioni private, debito pubblico, azioni, covered bonds, cartolarizzazioni dovrebbe ravvivare l’economia. Ad una macchina (l’economia) costretta ad andare piano per via della poca benzina (la crescita economica) si prova a dare velocità lubrificando pistoni e cilindri (QE appunto) per arrivare prima alla prossima stazione di servizio, fare il pieno (di fiducia) e riprendere a correre.

Ma a noi comuni cittadini cambierà la vita quando e se la BCE acquisterà attività finanziarie? In effetti, teoricamente, il QE ha una sua utilità:
– Più moneta in circolazione dovrebbe portare alla svalutazione dell’Euro e consentire di aumentare la crescita da esportazioni. Ci spiegavano che le svalutazioni competitive della Lira non facevano bene ed ora con l’Euro si vuole fare la stessa cosa? Svalutare l’Euro vuol dire rendere le nostre merci più convenienti per gli americani ma questo non risolve gli squilibri tra nord e sud della Eurozona.
– Più moneta significa anche più inflazione: è positivo per la sostenibilità del debito pubblico e per il pagamento degli interessi sul debito. Ci spiegavano che uscire dall’Euro sarebbe un male per via di una inflazione fuori controllo – affermazione falsa e tutta da dimostrare – e poi vogliono il QE per avere inflazione? Cosa che tra l’altro spiega l’opposizione della Germania in quanto Paese creditore nei confronti della periferia d’Europa e quindi interessato a non vedere il rimborso del proprio credito intaccato dall’inflazione.
– Comprando attività bancarie il QE consentirebbe anche alle banche di beneficiare in termini di maggiore valore delle proprie attività e conseguente rafforzamento del patrimonio, quindi in teoria di aumentare la disponibilità delle banche a prestare all’economia reale.
– Comprando passività private o pubbliche (vedi titoli di Stato, BTP ad esempio) si dovrebbe ottenere un abbassamento del costo di finanziamento per i governi e per le banche e dunque a cascata su famiglie e imprese.

Insomma tutti interventi che come successo con LTRO sono finalizzati a farvi venire voglia di spendere di più e far ripartire l’economia. Ma allora uno si chiede: se la banca centrale vuole davvero farmi arrivare più denaro da farmi spendere perchè lo dà prima alle banche? Non potrebbe saltare il passaggio intermedio e andare direttamente dal produttore che stampa moneta (la banca centrale) al consumatore finale (le famiglie)? Certo che potrebbe farlo! Ci sono fior di economisti che hanno studiato e proposto la cosa. Draghi vuole stampare carta per 1.000 miliardi di Euro come dice? Perfetto vuol dire che pro quota all’Italia ne spetterebbero circa 200. Su 20 milioni di famiglie fanno 10 mila euro a famiglia. Ti svegli una mattina con 10 mila euro in più accreditati elettronicamente sul tuo conto corrente. Se hai debito usi la nuova moneta per estinguerlo, oppure puoi usare la nuova moneta per consumi, risparmi o investimenti. Ma davvero si può fare una cosa del genere? Certo che si può! Il problema è che passare direttamente dal produttore al consumatore finale significa tenere fuori il grossista, appunto la banca, ossia la lobby più potente del mondo, che da questo passaggio intermedio trae lauti guadagni gestendo i soldi per senza prendersi il rischio di girarli all’economia reale. Ogni QE porta un rialzo dei mercati e una riduzione del costo del debito per via della sua componente speculativa di sostegno alle valutazioni di attività finanziarie. Ma la difficoltà di far arrivare la nuova moneta alle famiglie e alle aziende rimane il motivo per cui il QE non porta a crescita economica reale sostenibile. Il QE quindi spesso non fa altro che generare bolle speculative che prima o poi scoppiano.

Dunque poco da perdere se Draghi non fosse in grado di fare QE per via dell’ostilità della Germania? Sbagliato. Sarebbe un disastro comunque, soprattutto per l’Italia, e questo non per la crescita che non arriverebbe in ogni caso ma perchè il QE è oggi fondamentale ai governi per prendere tempo sul fronte debito pubblico. Per l’Italia si tratta di circa 400 miliardi da piazzare sul mercato nel 2015. Un po’ come successo con OMT nel 2012 che ha fatto temporaneamente rientrare la crisi dello spread regalandoci due anni di basso spread, ma di crescita negativa. Alla fine il QE “compra tempo” questo è innegabile. Una botta di steroidi che per un paio d’anni almeno rimuove il problema spread e quello di sostenibilità del debito. Poi? Siamo in territorio inesplorato. Per la prima volta le banche centrali hanno dopato le loro economie contemporaneamente. Federal Reserve, Bank of England, Bank of Japan ed ora BCE sono state impegnate a stampare moneta. Prima o poi questa carta dovrà essere ritirata dall’economia e nessuno sa cosa succederà il giorno in cui il mercato prenderà atto che è finita la cura di steroidi e deve mettersi a dieta. Come diceva KeynesNel lungo termine siamo tutti morti” quindi per ora nessuno si preoccupa del viaggio di ritorno dal QE, ma solo di quello di andata. Se Draghi non fa subito QE sul debito pubblico dunque c’è da attendersi l’anno prossimo un peggioramento della deflazione, un rialzo dello spread, un maggior costo del servizio interessi, maggiori tasse per onorarlo. Insomma no QE vuol dire quasi certamente una patrimoniale in arrivo l’anno prossimo in Italia.

Il M5S ha promosso con convinzione un referendum sull’uscita dall’Euro proprio per riappropriarsi della sovranità monetaria e della sua banca centrale:
– La BCE ha dato soldi gratis alle banche (LTRO) per far comprare loro debito pubblico visto che la BCE non poteva farlo da statuto. La Banca d’Italia invece poteva farlo prima del divorzio. Perché complicarsi la vita con l’Euro e con un mandato così limitato alla BCE?
– Attendiamo con ansia il QE per avere un po’ di svalutazione e inflazione che portino crescita, esattamente come succedeva ai tempi della lira. Non è meglio allora riprenderci la nostra sovranità monetaria?
A questo punto, dopo sette anni di crisi profonda, quanto altro tempo dovranno buttare i governi europei prima di prendere atto che così l’Euro non funziona e danneggia la periferia d’Europa? E’ meglio tornare ciascuno alla propria moneta e sovranità in modo che ogni governo possa decidere quale sia il giusto mix di inflazione, tassi d’interesse, debito, svalutazione e crescita per la propria economia. Ormai è chiaro che gli interessi dei paesi dell’Eurozona sono troppo contrastanti perché una unica politica monetaria e una unica moneta possano accontentare tutti.