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L’utilizzo del carbone per la produzione di elettricità è la principale causa di emissioni di gas serra in tutto il mondo. Emissioni che dovrebbero essere ridotte di oltre il 70% entro il 2040 per lo scenario di 1,5–2 ° C suggerito dall’accordo di Parigi.

Per garantire una transizione socialmente equa verso l’eliminazione graduale del carbone, il JRC della Commissione Europea ha sviluppato un documento che analizza in che misura l’uso di sistemi di generazione di elettricità fotovoltaica possa aiutare la transizione dal carbone nelle 42 regioni carbonifere dell’Unione Europea (UE).

Per lo studio è stata sviluppata una metodologia esplicitamente spaziale per valutare il potenziale del solare fotovoltaico in regioni selezionate in cui si prevede che le miniere di carbone a cielo aperto cessino di funzionare nel prossimo futuro. Sono stati considerati diversi tipi di sistemi fotovoltaici solari, compresi i sistemi montati a terra sviluppati su terreni minerari o nei dintorni. Inoltre, è stata analizzata l’installazione di sistemi solari fotovoltaici sul tetto del parco immobiliare esistente.

I risultati ottenuti mostrano che l’area disponibile in quelle regioni è abbondante e che i sistemi solari fotovoltaici potrebbero sostituire completamente l’attuale generazione di elettricità delle centrali elettriche a carbone nelle regioni analizzate.

Secondo il documento queste regioni dispongono di un’area complessiva di 7570 kmq su cui poter installare pannelli fotovoltaici per un potenziale di 730GW solare da sfruttare (in Sardegna oltre 13GW), sufficiente a sostituire l’attuale produzione elettrica da carbone.

Circa la metà di tale energia risulterebbe più economica degli attuali prezzi al dettaglio, mentre la realizzazione degli impianti creerebbe 135mila posti di lavoro, di cui ne rimarrebbero 50mila per la loro gestione e manutenzione durante il loro completo ciclo di vita.

Le varie operazioni potrebbero inoltre beneficiare dei fondi nazionali e Comunitari che saranno stanziati per l’uscita dal carbone, e che tali impianti non avrebbero opposizioni locali perchè ricadrebbero su zone già degradate, che vedrebbero apportare un miglioramento ambientale.