Condividi

Un estratto dell’intervento di Ferdinando Imposimato in piazza San Giovanni, a Roma, il 23 maggio scorso.

“E’ un grande onore partecipare a questo evento del Movimento 5 Stelle, pacifico e non violento. Al quale sono grato per le battaglie che fa con passione civile in difesa della democrazia e dell’uguaglianza. Oggi, 23 maggio, anniversario della strage di Capaci, dedico questo mio modestissimo intervento al mio amico Giovanni Falcone, alla moglie e agli agenti della scorta. Un pensiero reverente anche a Paolo Borsellino e alla sua scorta, e consentitemi, anche a mio fratello Franco morto per mano mafiosa.
La crisi economica è grave. E opprime la maggioranza dei cittadini. La responsabilità primaria è delle maggioranze di destra che hanno governato l’Italia per 20 anni, e oggi questa responsabilità si estende con le larghe intese. Il presidente del Consiglio, coi suoi annunci perentori, promise che avrebbe cambiato le cose e indicò i sacrifici che bisognava sopportare. Ma non ha cambiato niente. Aveva promesso il cambiamento con la fine del finanziamento pubblico ai partiti, il taglio degli stipendi dei manager di Stato, interventi per la scuola, la lotta all’evasione fiscale. Ebbene, nessuna di queste promesse è stata mantenuta. La riforma del lavoro varata dalla maggioranza prevede maggiore flessibilità per i lavoratori. Cioè maggiore precarietà. […] Gli scandali Alta Velocità, Expo e oggi Carige, si traducono in maggiori tasse a carico del cittadino, che sopporta tutto. Vi è una parte del popolo, dall’operaio al pensionato, dal disoccupato all’insegnante, dal carabiniere al poliziotto, che sopporta tutto il peso della disastrosa situazione. Mentre la parte abbiente non accetta i sacrifici, anzi, specula per aumentare il proprio benessere. […] Noi siamo grati a Beppe Grillo e a Gianroberto Casaleggio per aver costruito, dopo anni di consociativismo, un’opposizione democratica che persegue il bene comune, fatta di giovani capaci e onesti che ci hanno riconciliato con la speranza di un avvenire migliore”.
Ferdinando Imposimato