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“Condivido molto dell’analisi di Carlo Freccero. E non soltanto il suo giudizio sulla riforma della Rai presentata dal governo che mira esclusivamente a rendere il servizio pubblico organico al potere esecutivo. È una proposta autoritaria che annienta il principio pluralistico, ossia la ragion d’essere del servizio pubblico, come più volte ha ricordato la stessa Corte costituzionale. Sono d’accordo inoltre con il ragionamento sulla trasformazione del mercato audiovisivo. Freccero sostiene che oggi ci sono due tipologie di pubblico: uno con una “competenza mediatica“, con i propri gusti e i propri interessi, che guarda all’on demand e alla convergenza tecnologica, l’altro, composto dal pubblico più anziano, attaccato al modello della tv commerciale, terreno fertile della politica. È un’analisi corretta, da cui deriva che le principali sfide della Rai sono sul fronte dei contenuti, della qualità del prodotto, delle diverse modalità di fruizione di programmi, film e serie, pena la messa ai margini dal processo di cambiamento del settore audiovisivo.
Pur consapevoli della necessità di ridefinire il perimetro del servizio pubblico, la nostra proposta si è dovuta concentrare essenzialmente sulla governance, nella convinzione però che attraverso la sua radicale riforma possiamo raggiungere obiettivi importanti: piena indipendenza del servizio pubblico e maggiore qualità e fruibilità dei contenuti. Della nostra procedura di nomina del CdA Freccero apprezza la trasparenza e la centralità del curriculum vitae, ma non rintraccia un progetto complessivo di televisione pubblica, sia editoriale sia finanziario. Aggiunge che l’aspirante Ad dovrebbe presentare non solo il curriculum, ma anche un dossier, e che comunque occorre una scelta, non il sorteggio.
In verità, la procedura di nomina del CdA che abbiamo disegnato risponde alle esigenze evidenziate da Freccero e mira ad assicurare trasparenza, competenza e, appunto, progettualità nella tv pubblica. Per partecipare al sorteggio, infatti, non è sufficiente possedere requisiti di indipendenza e inviare il proprio curriculum, ma occorre presentare un elaborato sulla propria visione strategica del servizio pubblico, che sarà poi discusso e valutato, in caso di estrazione, davanti alle commissioni parlamentari competenti. In questo senso “una scelta” c’è, solo che l’abbiamo spostata a valle, svincolandola definitivamente dai giochi e dalle manovre dei partiti volti a occupare il servizio pubblico.
Abbiamo inoltre previsto un CdA composto da consiglieri con competenze diverse. Indispensabile, fra questi, la presenza degli autori televisivi e di un esperto di convergenza dei media. Un CdA così “suddiviso” può assicurare maggiore qualità dei contenuti e innovazione tecnologica. Voglio infine sottolineare che, all’opposto del progetto del Governo, la nostra proposta disegna un consiglio di amministrazione forte, che lavora in modo permanente e, soprattutto, collegiale, stabilendo esso stesso cosa e quanto delegare all’amministratore”.
Roberto Fico