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Quando si parla di ritorno alla sovranità monetaria, quindi di una moneta sotto il controllo dello Stato italiano e non di entità bancarie straniere spesso le persone pensano “E dopo cosa ci succederà?“. Si sono assuefatte all’euro e si fidano di più dei killer economici, degli strozzini della porta accanto, in questo caso rappresentati da istituti di Paesi europei che hanno comprato i nostri titoli pubblici in questi anni (ben il 30% sono detenuti all’estero), che di qualunque governo italiano. E vanno capiti con i governi che abbiamo avuto… Gli stessi dubbiosi non si fanno però la domanda opposta “Quanto ci costa rimanere nell’euro?” Una prima risposta sono gli interessi sul debito pubblico che si accumula di anno in anno, che a luglio ha segnato il record storico di 2.168 miliardi di euro. Con la moneta emessa dallo Stato italiano, attraverso la Banca d’Italia, che tornerebbe prestatore di ultima istanza così come era prima dell’entrata nello SME, gli interessi richiesti unitamente all’avanzo primario consentirebbero ai tassi di rimanere sotto controllo e certamente di portarci fuori dal panico da spread a cui siamo esposti oggi con cadenza ormai regolare. Meglio per le banche private ammazzare il debitore che rinegoziare. Il debitore, l’Italia, ha invece l’interesse contrario. L’Italia ha un avanzo primario di circa 40 miliardi prima di pagare gli interessi sul debito.”Quanto ci costa rimanere nell’euro?“. Comunque troppo e senza nessuna ragione.

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