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Pubblico una lettera indirizzata a Gianfranco Fini che descrive una storia di ordinaria follia (leggi il caso dal Manifesto). Lo Stato è spietato con i cittadini comuni… per loro c’è sempre la galera, almeno in modica quantità.
“Egregio Signor Presidente,
ho 56 anni, sono un artigiano, sposato da venticinque anni e felicemente nonno. Ho iniziato la mia vita politica in Lotta Continua e l’ho terminata con il PCI e mai avrei potuto pensare di poter scrivere ad un leader della Destra, ma oggi penso sinceramente che Lei sia la persona più saggia ed equilibrata dell’intero panorama politico. Le scrivo a proposito della legge che porta la Sua firma con quella dell’On. Giovannardi per la repressione contro l’uso delle droghe. Le posso giurare di non aver assunto mai polveri o sostanze chimiche in vita mia, non bevo superalcolici e non fumo sigarette da venticinque anni. Ho educato i miei figli a diffidare e sospettare di chi propone “paradisi artificiali” e mi ritengo una persona consapevole e responsabile, ma la sera, quando ho terminato il mio lavoro, amo fumare quella che viene comunemente chiamata una “cannetta”, con mia moglie mentre ci godiamo un poco di relax davanti alla TV e questo in Italia sembra sia un crimine non tollerabile. Mi permetto di inviarLe un resoconto di una vicenda che ha visto protagonisti me e mia moglie solo pochi giorni fa, che ha causato due giorni di detenzione ad ambedue e che poteva creare i presupposti per ulteriori seri problemi. Spero che abbia il tempo per concedere un poco di attenzione al problema, perché con troppa estrema facilità e per equivoci mai chiariti, si rischia di subire dei trattamenti da Santa Inquisizione da parte di chi, preposto a far rispettare la legge, non è in grado di usare il buon senso, e fino ad ora già troppe vittime innocenti hanno pagato per un ingiustificato pregiudizio. La ringrazio anticipatamente, mi ritenga a Sua disposizione. Cordialmente.” Giancarlo Cecconi