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Una sera di luglio di 31 anni fa. Un portone di Milano. Un sicario chiede a un uomo che rincasa dopo una serata tra amici: “E’ lei Giorgio Ambrosoli?“. Si scusa ed esplode quattro colpi di 357 Magnum. William Joseph Aricò, l’omicida inviato da Sindona aveva forse di Ambrosoli maggiore rispetto delle autorità pubbliche, nessuna delle quali presenziò ai suoi funerali, ad eccezione della Banca d’Italia. Oggi, 11 luglio 2010, voglio ricordare ancora una volta un eroe, un caso rarissimo di onestà e di coscienza civile. Un signore che sapeva di dover morire per quello che faceva. Ambrosoli indagava attraverso Sindona, il “Salvatore della lira” del prescritto per mafia Andreotti, sulle fondamenta marce della Repubblica Italiana, dalla P2, allo IOR, alla mafia e ai suoi collegamenti con i partiti. Nulla è cambiato da allora e ogni volta ci si pone la stessa domanda: “Ne valeva la pena?“. Quanto costa voltarci dall’altra parte?

Intervista a Umberto Ambrosoli nel trentennale della morte del padre