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Alcuni giorni fa è stata approvata la riforma dell’ordinamento giudiziario, dopo che il Presidente Ciampi l’aveva rimandata alle Camere per l’incostituzionalità di alcuni articoli.

Le incostituzionalità non sono state sanate.

Invece di occuparsi dell’interesse pubblico ad avere un sistema giudiziario più efficiente (mediante processi meno lenti e cavillosi) la riforma punta a controllare i giudici.

In sostanza, anziché essere soggetti soltanto alla legge, come vuole l’art. 101 della Costituzione, i magistrati saranno soggetti anche ai Capi degli uffici e al Ministro della giustizia.

Il CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) viene svuotato di rilevanti poteri e perciò indebolito nella sua funzione di difesa dell’indipendenza della magistratura, condizione indispensabile per l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Una modifica “last minute” sembra essere stata introdotta nella riforma per impedire a Caselli di dirigere la Procura nazionale antimafia.

Tale modifica vieta di aspirare alla Procura nazionale antimafia se non si hanno meno di 66 anni (Caselli è nato nel maggio 1939….; si noti che la carica di Vigna, attuale Procuratore antimafia, è stata prorogata fino a 72 anni e che i magistrati vanno in pensione a 75 anni: evidentemente l’età per chi ci governa è come la pelle dei testicoli).

Tutto questo per impedire al CSM di decidere liberamente in base ai poteri che la Costituzione gli attribuisce in via esclusiva.

Un affronto alla giustizia così, passato solo attraverso qualche articoletto sui giornali, significa che è successo qualche cosa nel nostro Paese.

La Democrazia reale è finita, e la politica attrae ormai solo i cinici e gli incoscienti.