Condividi
Guarda il video
(07:30)

Abbiamo urgente bisogno di riconvertire, ad esempio chi produce incrociatori per scopi bellici, in incrociatori di pace. Che cosa sono? Sono strumenti epidemiologici concepiti proprio per incrociare i dati sociosanitari ed ambientali al fine di fare prevenzione primaria ed evitare per tempo, con le dovute prove scientifiche, morti, malati, costi sociali ed economici.
Di questo “sogno di prevenzione primaria” ne avevamo parlato pubblicamente anche con Beppe Grillo in un affollato incontro avvenuto a Genova molti anni fa. E’ rimasto inapplicato dalle amministrazioni locali, ma dalle opinioni che ho ricevuto, mi sento incoraggiato a riproporlo.
Valerio Gennaro, Epidemiologo

Intervento di Valerio Gennaro, Epidemiologo
“Saluto tutti gli amici del Blog di Grillo. Sono Valerio Gennaro, un medico epidemiologo che lavora da oltre trent’anni in un IRCCS per la ricerca sul cancro. Sono membro della Commissione Ambiente dell’Ordine dei Medici di Genova e del Comitato Tecnico-Scientifico dei Medici per l’Ambiente (ISDE Italia). Il mio interesse principale è individuare – e far cessare – le cause evitabili delle malattie nelle comunità. Mi interesso agli ambienti di vita e lavoro, alle aree industriali in cui sono insediati impianti petrolchimici, siderurgici, centrali a carbone, discariche, inceneritori, traffico veicolare, ecc. Voglio ridurre gli esposti ad amianto, altri cancerogeni e sostanze tossiche. E’ noto che le popolazioni presentano differenti incidenze di malattia e sono esposte a differenti cause di malattia (fattori eziologici). Queste differenze sono spesso scientificamente correlate tra loro (inquinamento e mortalità generale; amianto e tumori polmonari, ecc.), ma altre sono ignorate od ancora ignote.
In precedenza ho già segnalato il crollo dell’aspettativa della vita sana – riportato dall’EUROSTAT – che ha confermato la percezione popolare della riduzione degli anni vissuti in buona salute in Italia, ovvero l’anticipazione della disabilità medio-grave. Per fare un esempio ricordo che l’aspettativa di vita sana delle bambine italiane si è ridotta da 70 a 63 anni dal 2004 ad oggi. Questo crollo nella durata media della vita sana (che non si è verificato in altri paesi europei) è un dato drammatico che è stato volutamente oscurato dal dato complementare, l’aspettativa di vita non specificata (età media di morte). Dato, anch’esso non aggiornato, ma che appare invece molto positivo.
Oggi vorrei parlarvi di uno strumento estremamente utile, anche se economico, che non è ancora diffuso. Si tratta del referto epidemiologico. Questo referto permette di conoscere lo stato di salute dell’intera popolazione esaminata esattamente come, mutatis mutandis, il referto prodotto da un laboratorio di analisi (con un esame ematologico, radiologico, TAC, biopsia, ecc.) aiuta a conoscere lo stato di salute, e la possibile causa di malattia, del singolo malato. D’ora in poi dovrebbe essere prioritario usare per noi, con intelligenza e professionalità, i dati già informatizzati di tipo demografico, clinico, socioeconomico, ambientale, eziologico prodotti quotidianamente su di noi. Questi dati ad oggi sono usati solo per scopi statistici, burocratici, economici, ma non sono utilizzati, né regolarmente né tempestivamente, per capire esattamente lo stato di salute della popolazione esaminata. Né, men che meno, per capire le cause dei possibili eccessi delle malattie popolazione (analisi epidemiologica).
Ad oggi quindi non conosciamo ancora lo stato di salute delle varie popolazioni. Ad esempio non sappiamo in modo dettagliato e tempestivo se le popolazioni italiane che vivono e lavorano in particolari ambienti hanno accusato un maggior numero di sintomi, malattie, ricoveri, aborti, malformazioni, decessi rispetto al livello “normale” (quello medio e/o inevitabile). Questo spread tra valori teorici (attesi) e valori reali (veramente osservati), non sembra interessare la politica italiana. Ma è suggerito dall’Europa per individuare il reale progresso di un paese. Vedo anche che interessa la popolazione italiana. Per questo ve ne parlo.
Dovremmo quindi iniziare a ragionare in termini di popolazione, ovvero in termini epidemiologici, per migliorare quantità e qualità della vita di tutti noi. Per questo serve il referto epidemiologico. Come è stato anticipato basta utilizzare (bene) i dati correnti. Dati informatizzati e già pronti. Sono i dati che riguardano i ricoveri, le prescrizioni di farmaci, i decessi, le visite mediche. Tutto ciò è già codificato e presente nei computers dei medici, delle strutture socio-sanitarie locali (comuni, province, regioni, ASL, ecc.). Potremmo quindi iniziare ad analizzare queste informazioni in modo dettagliato anche se aggregato. Attraverso l’analisi statistica e soprattutto epidemiologica, potremo capire come stanno le differenti comunità. Questa è un’azione urgente da compiere.
L’esempio dell’inquinamento da acciaieria a Genova e Taranto: nel 2001, per la Procura a Genova sono stati analizzati i dati ambientali e sanitari della popolazione residente vicino all’acciaieria ILVA di Cornigliano. E’ emersa una grande sofferenza dell’intera popolazione del quartiere. Le percentuali di decessi (non solo per tumore, ma per l’insieme delle cause) oscillavano dal 23% al 48% in più (maschi e femmine rispettivamente). Se i dati sanitari ed ambientali fossero stati utilizzati prima avremmo salvato molte vite sia a Genova sia, naturalmente, anche a Taranto. In modo totalmente volontario c’è stata una collaborazione tra differenti soggetti interessati come popolazione, tecnici, alcune associazioni (Medici per l’Ambiente, Medicina Democratica, Peacelink, Comitati salute-ambiente, ecc.). Ma questa cooperazione è avvenuta spesso in modo fibrillante e scoordinato piuttosto che in modo sistematico e strutturale. Però è servita.
Il referto epidemiologico, è quindi uno strumento molto economico e utilizzabile in maniera semplice anche dagli amministratori. Basterebbe coinvolgere un piccolo numero di epidemiologi, biostatistici ed altri tecnici. Questi dati usualmente non sono utilizzati per scopi di salute pubblica. Dobbiamo cominciare a pretendere l’uso regolare di questi dati. La salute dei cittadini lo richiede. Il check-up delle malattie individuale deve tradursi in un check-up collettivo delle cause di malattia. Solo così ridurremo efficacemente la sofferenza della popolazione e la sofferenza dei bilanci regionali (sempre in rosso, proprio per motivazioni sanitarie). I dati li abbiamo, abbiamo la tecnologia, computers e software, abbiamo persone competenti e motivate ad analizzare i dati e noi, in tempo reale, potremmo conoscere in tempo reale lo spread su parametri realmente importanti come lo stato di salute della comunità (e non solo del tasso di interesse). Questo permetterà di individuare per tempo possibili problemi sanitari presenti in particolari soggetti (es. lavoratori e cittadini esposti a inquinanti industriali). Conoscere la discrepanza tra il dato osservato e quello atteso crea giustizia ed impedisce sofferenze, nuovi malati, decessi, costi sociali ed economici.
In Italia siamo in un momento critico, abbiamo grandi tassi di disoccupazione ma abbiamo anche una serie di persone occupate in lavori inutili o dannosi. Sto pensando a chi produce armi. Abbiamo urgente bisogno di riconvertire, ad esempio chi produce incrociatori per scopi bellici, in incrociatori di pace. Che cosa sono? Sono strumenti epidemiologici concepiti proprio per incrociare i dati sociosanitari ed ambientali al fine di fare prevenzione primaria ed evitare per tempo, con le dovute prove scientifiche, morti, malati, costi sociali ed economici.
Di questo “sogno di prevenzione primaria” ne avevamo parlato pubblicamente anche con Beppe Grillo in un affollato incontro avvenuto a Genova molti anni fa. E’ rimasto inapplicato dalle amministrazioni locali, ma dalle opinioni che ho ricevuto, mi sento incoraggiato a riproporlo perché risulta di grande interesse per le comunità (bollate offensivamente come NIMBY o comitati del NO). Ecco, questa mi sembra una proposta del SI. Universale che chiede il mantenimento di un bene comune chiamato “salute pubblica” (come da carta costituzionale: Art. 32). I sindaci, gli ultimi responsabili di questo bene comune potrebbero velocemente attrezzarsi per ottenere questi dati, che sono già presenti e che saranno utili per conoscere in tempo reale le criticità nelle loro città. Ma dovranno essere i cittadini a proporre e a vigilare.”