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Unipol è nella bufera. I suoi massimi dirigenti sono indagati per aggiotaggio con Giampiero Fiorani. Il piano per impossessarsi della BNL rischia di saltare, benché benedetto da Antonio Fazio, o forse proprio per questo.

Eppure si poteva capire da tempo che qualcosa girava storto nella compagnia d’assicurazioni delle cooperative rosse. Solo che quasi tutta la stampa italiana ha preso sotto gamba una vicenda che invece ha dell’incredibile.

Una vera vicenda “submarine”.

Infatti nel 2002 l’Unipol aveva in cassa 408 miliardi di lire raccolti con due obbligazioni a tassi molto bassi, in gran parte addirittura al 2,25% annuo.
Perché decise di rimborsarle anticipatamente tre anni prima della scadenza? Bastava comprare titoli di Stato, allora al 4,65%, per guadagnare 27 miliardi di lire in tre anni, puliti puliti. Perché i dirigenti dell’Unipol diedero un calcio a tutti quei soldi?

Qualcuno, grazie a una soffiata, aveva comprato molti di quei titoli a 93 poco prima del rimborso a 100.

Ma questo si chiama insider trading ed è un reato.

Ovviamente sarà la Magistratura a stabilire se i colpevoli siano davvero Emilio Gnutti, Giovanni Consorte o altri. Il fatto inquietante è il rimborso stesso di quelle obbligazioni, dannoso per i soci dell’Unipol.

È come se il direttore di una banca prendesse dalla cassaforte mazzette di banconote e le gettasse dalla finestra. Certo che è peggio se, proprio in quel momento c’è un suo amico che passa lì sotto.
E comunque non va bene che butti via soldi di altri.

Ora l’Unipol ha chiesto e ottenuto dai suoi soci 2,59 miliardi di euro per scalare la Bnl. Se tanto mi dà tanto, viene da temere che butterà via anche quei soldi.

Gli scheletri negli armadi promettono molto bene.

Dati e riferimenti esatti sono disponibili all’indirizzo: http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/unipol.htm