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Chi sbaglia (e non ha il colletto bianco) paga. Per tutti.
Sembra questa la morale della triste storia di corso Buenos Aires, Milano.
Vi ricordate dei 25 ragazzi arrestati dopo i disordini dell’undici marzo, scoppiati in reazione a una manifestazione fascista? Li avevamo lasciati dietro le sbarre di San Vittore.
Sono ancora lì, da oltre quattro mesi. Presunti colpevoli in attesa di giudizio.
Mercoledì prossimo è attesa la sentenza. Il pubblico ministero ha chiesto pene esemplari: cinque anni e otto mesi di reclusione per gli incensurati, che diventano sei per due ragazzi con precedenti. E per fortuna nel rito abbreviato le pene si riducono di un terzo! Le accuse formano una antologia del codice penale: concorso morale e materiale in devastazione e incendio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, adunata sediziosa, lesioni, porto abusivo di armi improprie. La fregatura s’annida in quel “concorso morale“: prove precise che dimostrino le responsabilità dei singoli, necessarie in uno Stato di diritto, non ce ne sono, ripetono da mesi gli avvocati. Che hanno chiesto l’assoluzione degli imputati (tranne un paio che hanno preferito patteggiare), dopo aver chiesto invano gli arresti domiciliari, negati per il rischio di fuga e di reiterazione del reato (!), forse temevano che incendiassero il divano in salotto.
Per completare il quadro, le parti civili, Comune di Milano e Ministeri della Difesa e dell’Interno, hanno chiesto circa 290mila euro come risarcimento danni.
In questi video, a cura di Piero Ricca, un’intervista all’avvocato Mirko Mazzali che difende la maggior parte degli imputati e all’insegnante Tiziana Ferrario, che spiega come a uno dei reclusi, Riccardo, 19 anni, ora in cella con un rapinatore dopo alcune settimane di isolamento, non sia stato permesso di provare a concludere regolarmente l’anno scolastico.
Per onorare fino in fondo il principio della finalità rieducativa della pena, naturalmente.
Riflettevo: se uno dei nostri figli si trovasse in una manifestazione, se fosse arrestato senza aver compiuto alcun reato se non quello di protestare, se fosse detenuto per mesi senza processo in isolamento, se non potesse neppure studiare, noi, padri, madri, cosa dovremmo pensare? Che l’Italia non è uno Stato di diritto? Che in Italia la legge è uguale solo per Previti?

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