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“Mi chiamo Fabio e sono studente di Ingegneria Informatica dell’Università degli Studi di Padova. Volevo renderti nota la disastrosa situazione dell’ Università, specialmente riguardo a Ingegneria, una delle facoltà più colpite dalla “riforma Gelmini”. Nella mia facoltà molti corsi sono (o meglio erano) tenuti da ricercatori gratuitamente o con una retribuzione esigua. Dopo le decurtazioni ai finanziamenti la maggior parte dei ricercatori si è rifiutata di tenere i corsi, ne sono stati cancellati almeno 170. Abbiamo pochi, se nessuno, corsi del nostro indirizzo tra cui scegliere per completare il percorso di studi, dobbiamo sceglierne appartenenti ad altri indirizzi o andare a cercarne di “compatibili” in altre facoltà. Siamo costretti a “corsi tappabuco” per gli ultimi crediti per il conseguimento della laurea, che nulla avranno a che fare con la nostra vita professionale in futuro. In altri indirizzi (per esempio Ingegneria Biomedica) la situazione è ancora peggiore. A fronte di una forte riduzione dell’offerta didattica ci si aspetterebbe una riduzione delle tasse. In realtà, le rate universitarie sono aumentate di più di 200 euro. Noi studenti non abbiamo nessuno che ci tuteli, i rappresentanti non riescono o non sono all’altezza di fare qualcosa. Parlando con loro sembra che le “alte sfere” non li ascoltino. Non possiamo neanche prendercela con i ricercatori, dato che si trovano in una situazione simile e lavorano quasi gratis. Probabilmente solo gli studenti provenienti da famiglie agiate potranno in futuro permettersi l’iscrizione, magari scompariranno le università pubbliche e rimarranno solo quelle private tanto amate dal “nostro” (vergognoso) Governo. Secondo la Gelmini la Riforma ha rinnovato l’Università e premia il merito, ma quello che vedo è solo una cultura morente e lo scoraggiamento delle persone meritevoli, un disincentivo a studiare”. Fabio D.