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L’istigazione al debito non è un delitto. Ma dovrebbe esserlo. Interessi del 15/20% non sono considerati usura. Ma sono usura. I produttori guadagnano sugli interessi delle rate, non sul valore del prodotto. Quello che dà più fastidio di questi pifferai del debito, di questi apripista della bancarotta familiare, di questi usurai con la cravatta da manager, di questi avvoltoi del TAEG è la loro faccia da c..o. La lira vinse l’Oscar della moneta quando l’Italia risparmiava. C’era la giornata del risparmio. L’Italia non aveva debito pubblico. Ai bambini si regalava il porcellino. Adesso c’è la giornata del debito. Dura 365 giorni all’anno. Gli interessi da usura sono l’obiettivo di chi vende. L’auto, lo schermo al plasma, la cucina sono accessori al credito al consumo. Se il risparmio era il motore dello sviluppo, il debito è il motore del sottosviluppo.
Il Bollettino statistico della Banca d’Italia: “Istituzioni monetarie e finanziarie: banche e fondi monetari” spiega con le sue tabelle come le famiglie italiane si stiano trasformando in accattoni. Negli anni ’60 eravamo poveri, ma senza debiti. Oggi siamo precari, ma con i debiti. Nel mese di novembre 2006 sono stati accordati prestiti per 431 miliardi di euro, il 10% in più rispetto al 2005. La balla che siamo indietro rispetto agli altri Paesi. Che dobbiamo indebitarci di più per stare al passo. E’ una mascalzonata.
Il Mondo ha pubblicato una tabella dell’indebitamento:

e una serie di interviste sui nostri debiti. Personaggi in cerca di uno psichiatra.

“Un Paese come l’Italia di oggi, in cui si hanno maggiori garanzie, di guadagno, di sanità, di servizi, ha meno bisogno di risparmiare”. Giuseppe Zadra, direttore generale dell’Associazione bancaria italiana.

“Una volta le rate avevano una valenza morale, non si dovevano fare, mentre ora il ricorso ai prestiti si è laicizzato. E questo è un elemento di modernizzazione dell’Italia”. Giampaolo Fabris, sociologo e docente università San Raffaele di Milano.

“Il credito al consumo è partito come alternativa alla cambiale degli anni sessanta, quindi era considerato psicologicamente un indebitamento. Negli ultimi anni è diventato uno strumento di pagamento…ed è forte la richiesta di introdurlo anche per spese come traslochi, funerali e spese mediche in generale”. Massimiliano Becheroni, direttore generale di Prestitempo.

“Se in una fase di recessione il credito aumenta vuol dire che una parte degli italiani è riuscita a smussare le fluttuazioni del proprio reddito. E questo è un segnale di salute dei mercati”. Tullio Jappelli, docente di Economia università Federico II Napoli, redazione lavoce.info.

Invito chi abbia avuto esperienze negative con il credito al consumo di scriverle in un commento al post. Le testimonianze più importanti di insolvenza, bancarotta, usura saranno raccolte in un libro: “I cravattati”.

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