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Anticipiamo il Banco di Bilbao: compriamo le azioni della BNL e poi le rivendiamo, speculandoci sopra.
Perché lasciare ai soli capi azienda la possibilità di fare insider trading? Facciamolo anche noi.
Chiediamo in prestito i soldi alle banche agli stessi tassi di interesse concessi a politici e finanzieri dalla Banca Popolare Italiana.
Operazioni legittimate dalla Banca d’Italia e quindi applicabili a tutti i correntisti.

Comprando le azioni delle aziende, anche una sola, possiamo partecipare alle assemblee degli azionisti, fare delle domande, registrare le risposte e diffonderle su Internet.

E allora, perché non toglierci questa soddisfazione, iniziando da Telecom Italia, e trattare da dipendenti nella prossima assemblea questi capitalisti senza capitali.
Che usano le aziende dalle quali sono pagati come se fossero loro.

Non sono loro!

La Parmalat non era di Tanzi.
La BPI non era di Fiorani.
La Telecom Italia non è del tronchetto.
La Unipol non è di Consorte.
Capitalia non è di Geronzi.

Le aziende appartengono agli azionisti, hanno l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi, di accrescere il loro valore sul mercato.

I dirigenti devono fare questo e nient’altro.

La loro immagine personale non ci interessa.
Lavorino di più e rilascino meno interviste.
Ci interessano i risultati, se non ci sono se ne devono andare a casa.

Alle prossime assemblee degli azionisti facciamo sentire la nostra voce, a partire da quella di Telecom.