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La vista degli italiani sta peggiorando.
Non ci sono più quelli che vedevano lontano e pochi ormai (ma chi?) vedono da vicino.
L’italiano vede e non vede, ma se può non vede.
E’ un non vedente ad occhi aperti, dalla retina intatta, con le pupille dilatate.
Una degenerazione sociale, un caso di studio per gli oculisti.

L’ultimo decennio italiano sarà ricordato dagli storici come quello dei ladri e dei non vedenti.
Il non vedente italiano è educato a non vedere sin da piccolo, è una questione di sopravvivenza.
E anche di buon gusto.
Vedere Tanzi, Cragnotti, Fazio, l’elefantino (lo so non dovrei nominarlo, mi è scappato), Tronchetti, Previti, Dell’Utri, Geronzi, Calderoli, Giovanardi, Fiorani, Casini non è una bella cosa.
Meglio la cecità parziale, selettiva.
La stessa che affligge l’informazione post datata, quella che vede gli scandali solo dopo che sono diventati pubblici.

La cecità italiana è finalizzata a tirare a campare. E’ una cecità ottusa, chiusa in sé stessa, poco disponibile a vedere qualcosa che la disturbi.
La cecità italiana è la base e il presupposto per fare carriera, negli enti pubblici, nelle grandi banche, nei partiti.
E’ un dono, una capacità. Chi non ce l’ha si adegua e diventa cieco.
E chi non si adegua diventa lui il diverso, l’irragionevole, l’intollerante.
Come si permette? Come si fa a contraddire dei poveri ciechi?
Anzi, il cieco è lui, il vedente.
Un disturbatore.
Del resto è meglio non vedere e andare con ottimismo verso la catastrofe.