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Caro Beppe,
la liberalizzazione dell’orario degli esercizi commerciali che sta per introdurre il governo creerà un ulteriore disfacimento sociale. Una profonda ingiustizia a danno di chi non potrà rifiutarsi di lavorare nei giorni festivi, ma dovrà rinunciare all’unica giornata con i propri cari per pochi euro in più in busta paga. Da lavoratore del settore fatico a comprenderne le motivazioni sociali, politiche ed etiche. I negozi sono ormai intesi come servizio di essenziale utilità, alla stregua di un pronto soccorso di questo consumismo che permea le giornate festive di persone che si trascinano in mausolei di plastica. La domenica dovrebbe essere dedicata alla famiglia per chi durante la settimana lavorativa non ha la possibilità di starci sufficientemente. Più richiami sono venuti in questa direzione anche da istituzioni religiose. So benissimo che vi sono settori, come quello medico, dove le domeniche sono giorni come altri, ma lì vi sono delle riconosciute necessità. Ma che valore sociale ha tenere aperto un negozio di calzini o di profumi? In Paesi come la Germania, L’Austria, la Svizzera la stessa Francia, l’Olanda, le domeniche i negozi sono chiusi e le economie non ne risentono.” Marcos Rui Ferreira