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Mario Draghi è riuscito a guadagnare non più di un anno di tempo con il suo QE prima di capitolare. Tanto è passato infatti da quando la BCE ha lanciato il suo primo programma di alleggerimento quantitativo (Quantitative Easing) di 60 miliardi al mese di acquisiti di titoli di Stato. L’obiettivo dichiarato era quello di tenere i tassi di interesse bassi e soprattutto di eseguire il suo unico mandato: riportare l’inflazione al 2%, il motore principale, oltre a quello della crescita, per rendere sostenibile il debito pubblico di Paesi come l’Italia. Ma tutti sapevano che non avrebbe funzionato, anche Draghi.

Inflazione e sostegno alla domanda
Non è infatti dando la nuova moneta di stampa alle banche e ai mercati finanziari che si crea inflazione. E’ invece attraverso il sostegno alla domanda e ai consumi che si rilancia la crescita e l’inflazione in questa Eurozona. Se i privati e le banche non hanno sufficiente fiducia per ricominciare a spendere e a prestare allora si deve prendere atto che lo Stato è l’unico rimasto a poter garantire la spesa della nuova moneta.
E così adesso, un anno dopo l’inizio del QE, non si può più far finta di niente: le banche ed i mercati hanno ottenuto tonnellate di liquidità a costo zero ma non la hanno fatta circolare nell’economia preferendo parcheggiarla in forma di depositi presso la BCE oppure comprando titoli di stato. Come biasimare le banche? Loro per prime non credono alla sostenibilità economica della Eurozona. Perchè mai dovrebbero avventurarsi in nuovi prestiti quando sanno che l’implosione della zona euro metterà a rischio il rimborso dei loro denari?
Ed allora la notizia dell’ultimo meeting della BCE la scorsa settimana è che ad un anno dal lancio del QE Draghi non ha potuto più nascondersi dietro ad un dito ed è stato costretto a spostarsi in territorio keynesiano.

VIDEO Via libera al prelievo forzoso!

La capitolazione di Draghi
E’ dovuto capitolare ammettendo che le attese di inflazione non stanno più in piedi ed ha finalmente abbassato le attese della BCE a solo 0.1% di inflazione per quest’anno quando fino a tre mesi fa ancora provava a guidare il mercato verso 1%. Persino a lungo termine non si aspetta di arrivare al suo obiettivo fatidico del 2%: per il 2018 la stima della BCE è appena 1.6%.

Le tossine del rigore
Ha esplicitamente sostenuto l’esigenza di investimenti pubblici per stimolare la domanda vista la stagnazione dei consumi privati; basterebbe un piano da €200-300 miliardi di obbligazioni, aggiungiamo noi, destinate a finanziare iniziative infrastrutturali in tutta Europa emesse ad esempio dalla Banca Europea degli Investimenti, per risolvere alcuni dei problemi di crescita dell’Eurozona; con la BCE che potrebbe poi chiudere il cerchio acquistando tale debito nel suo QE. I tedeschi lo sanno e bloccano tutto perchè a loro, e solo a loro, conviene tenere la periferia ingabbiata nell’Euro, commissariata in nome di un rigore che ha ormai sprigionato tutte le sue tossine.

Soldi a pioggia per tutti?
Non ha fatto una piega anzi ha risposto con costruttività ad una domanda su ‘helicopter money’ in futuro e cioè la possibilità di dare carta moneta ‘a pioggiadirettamente alle famiglie disintermediando le banche. Come si fa? Si accredita semplicemente la nuova carta stampata sui conti correnti dei cittadini; oppure con piani di tagli fiscali e investimenti finanziati con moneta fresca di stampa oppure ancora con i certificati di credito fiscale che verrebbero regalati ai cittadini e ritirati in un secondo momento come pagamenti di tasse differite. Vedremo quanto questo impulso keynesiano del governatore della BCE sia convinto al punto da pensare ad un signoraggio della moneta al popolo via helicopter money. Noi abbiamo dei dubbi. E’ certo improbabile che trovi le condizioni politiche perchè tale impulso si manifesti in futuro a sostegno dell’economia reale. E questo Draghi lo sa perciò nei fatti ha potuto la scorsa settimana solo aumentare il suo solito potere di fuoco a salve forse utile a sostenere i mercati finanziari ma non certo la crescita economica:

Il potenziamento del QE
Ha aumetato il QE a €80miliardi al mese estendendo gli acquisti ad obbligazioni di aziende industriali ed ha detto che proseguirà ad iniettare moneta fresca in questo modo fino a tutto il 2017. Ha così ottenuto che i tassi di interesse rimangano bassi (o addirittura negativi) per un lunghissimo periodo al punto da aver anche ridotto ulteriormente i tassi a cui le banche si finanziano in BCE (ora a zero) e ha portato a -0.4% il tasso che le banche devono pagare per parcheggiare i loro soldi come depositi presso la BCE al fine di stimolarle a prestare all’economia. Infine ha annunciato un altro piano a 4 anni di TLTRO: se fino ad ora con questi piani la BCE forniva liquidità a bassissimo costo alle banche per comprare titoli del debito pubblico ed indirettamente aiutare gli stati, adesso la BCE arriverà addirittura a pagare le banche perchè prendano nuova liquidità con le operazioni TLTRO (fino a 200-250 miliardi di euro in Italia) ma solo a patto di fornire tali fondi all’economia reale attraverso nuovi prestiti.

Mutui e BTP
Ci cambierà la vita? Difficile pensarlo. Certo le rate dei nostri mutui rimarrano ai minimi e ciò è buono ma lo stesso avverrà per i rendimenti sui BTP che rimangono la principale fonte di reddito finanziario per le famiglie che investono in debito pubblico (ormai viaggiamo a rendimenti negativi sui BTP a 3 anni). Quanto alle banche non sarà una nuova liquidità ancora più conveniente a far loro prendere i rischi di una forte espansione dei prestiti alle PMI se non hanno fiducia nella sostenibilità dell’Euro.

Il Drago Keynesiano
Il Drago Keynesiano ha provato a fare il suo dovere anche a questo giro ma la verità è che si trova a fronteggiare un nuovo avversario nella francese Nouy a capo del Meccanismo di supervisione bancaria europea (SSM), la gamba regolamentare che l’Unione Bancaria Europea ha affiancato a quella monetaria della BCE. E’ da li che la Germania spara le sue bombe da qualche mese. Più Draghi cerca di far respirare la periferia d’Europa con alleggerimento monetario più la Germania preme per alzare la barra del regolatore sulle nostre banche, come se le sue fossero migliori.

La Germania vuole il bail in in Italia
Ecco spiegato il tiro al piccione che la Germania ha lanciato via SSM alle nostre banche da qualche mese: la risoluzione forzata delle quattro banche in centro Italia con la complicità delle nostre istituzioni, le perplessità sulle sofferenze bancarie italiane, gli ostacoli posti sulla strada della bad bank e sulle fusioni tra le popolari, la diffusione di timori di una corsa agli sportelli a causa del bail in voluto proprio dai tedeschi, hanno tutti ormai un unico obiettivo: forzarci a ristrutturare il nostro debito pubblico in pancia alle nostre banche applicando ai nostri BTP il fantasma di quel bail in che ancora grida vendetta davanti al quartier generale della Banca Etruria. Questo al fine di non dover i tedeschi condividere eventuali perdite future del nostro sistema bancario quando dovremo ristrutturare il nostro debito pubblico.
Quando Deutsche Bank è stata trovata con la mani nella marmellata del debito greco nel 2012 furono i tedeschi ad inventarsi il Fondo salva stati, un meccanismo che ha trasferito le perdite in Grecia delle banche tedesche ai contribuenti europei (e anche italiani). Ora che sono usciti dalla periferia il loro obiettivo grazie alle nuove regole di bail in da loro non a caso volute è che questo schema di condivisione delle perdite altrui non si ripeta più e che rimangano invece perdite circoscritte ai paesi in cui dovessero emergere in futuro. Poco importa che tali perdite come le sofferenze del nostro sistema bancario siano in gran parte dovute alla recessione provocata e amplificata dall’Euro da cui tanto i tedeschi hanno già tratto vantaggio.

Uscire dall’euro per crescere
Nonostante l’impegno di Draghi non sarà dunque il suo QE a riportare la crescita in Italia ma l’uscita dall’Euro e speriamo che questo succeda prima che il governo Renzi non abbia il tempo di dire si al bail in sui BTP del piano tedesco. Pur di rimanere in sella, come i governi precedenti ugualmente non eletti, il Bomba metterebbe a rischio il risparmio degli Italiani come ha già fatto del resto con la Banca Etruria.