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“INGROIA – D’AMBROSIO – BARILLARO. I TRE GEMELLI SIAMESI. La loro condanna a morte è stata partorita in 24 ore non da un ventre materno, ma da menti finissime, le stesse di cui parlava GIOVANNI FALCONE ? Attento INGROIA! Almeno tu facci una gradita sorpresa. RESTA IN VITA! Perché nessuno ha chiesto l’autopsia e gli esami tossicologici per Loris D’Ambrosio? Forse i magistrati non sanno che basta una fiala di cloruro di potassio in vena per arrestare il cuore e simulare un infarto del miocardio? Anche il più esperto dei medici necroscopi potrebbe cadere nell’inganno e refertare il decesso per IMA (INFARTO ACUTO DEL MIOCARDIO). Ho già scritto quando ho saputo del trasferimento di Ingroia in Guatemala associato alla morte di Loris D’ambrosio, in cui paragonavo Ingroia a Joe Petrosino, altro illustre investigatore morto con 4 pallottole, l’ultima alla testa, alle 20.45 di venerdì 12 marzo 1909, a Piazza Marina a Palermo. Una proposta? Riesumate il corpo di D’Ambrosio! E che venga nominata una commissione di coraggiosi medici legali; non vorremmo assistere ancora al film di Paolo Giaccone, insigne medico legale assassinato tra i viali alberati del Policlinico di Palermo, qualche settimana prima della strage di via Isidoro Carini che avrebbe fermato l’impegno di Carlo Alberto Dalla Chiesa”. MARCO S., ALBA