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Grillo, stop. Stop, per favore? Stop, Grillo. Vuoi fermarti? Grillo?” ll blog, nato nel gennaio del 2005, confessiamolo, ha rotto un po’ le balle a tutti. Molti internauti non ce l’hanno fatta con il mal di fegato quotidiano e hanno mollato. Hanno perso il senno. Forse stanno fumando hashish sul Monte Athos o leggono i libri di Veltroni e di Renzi. Li capisco e mi sento responsabile. Li sento nei miei incubi notturni “Grillo, la mia mente mi sta lasciando“. “Lo sento, lo sento, addio“. Quante vittime ha sulla coscienza il blog? “Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà.” Shirley Jackson.
Il blog andrebbe proibito, lo so. Gli effetti collaterali sono dapprima un’incazzatura e poi apatia, rassegnazione, perdita di autostima, iscrizione al primo partito che incontri per la strada. Vieni sopraffatto dalla realtà e ti rifugi nella pazzia. Morbida come le notizie a quattro veli dei telegiornali, pura carta igienica.. Lieve, lieve, come i titoli dei giornali, cosa c’è oggi, Bungashima o Fukubunga? Le notizie devono essere come lo shampoo di Gaber, come la mamma. L’informazione “è una cosa buona, come la mamma, che ti accarezza la testa quando sei triste e stanco, una mamma enorme, una mamma in bianco!“. Il giornalista deve proteggerti dalla realtà, non distruggerti i neuroni. Ognuno di noi ha una sola vita, pensare è faticoso, aderire alle opinioni degli altri è più riposante. La legittima difesa da parte degli organi di informazione è la rimozione del blog. Li capisco, devono farlo. Non lo fanno per loro, ma per i loro lettori. L’Espresso in un lungo servizio: “Internet, la battaglia dell’informazione” non cita il blog nelle classifiche dei siti di quotidiani e neppure in quelle delle testate che escono solo on line. Non c’è. E il Fatto Quotidiano nel pezzo: “Blog, così la crisi economica cancella le voci libere della rete” cancella preventivamente il blog attribuendogli 250.000 visite al mese. Ed è giusto così. Il blog fa male ai giornali e anche ai loro editori. Cinque milioni e duecentomila visite al mese non possono essere tollerate. E neppure 80 e più milioni di visite al canale YouTube, secondo in Italia solo alla Rai nella categoria “Notizie e politica“. O una piccola presenza su Facebook con 575.000 iscritti e una ridicola su Twitter con circa 80.000 follower o una newsletter quotidiana inviata a oltre 500.000 iscritti. Quante persone ho sulla coscienza? Troppe per un blog che non esiste.