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Dall’introduzione del calendario 2016 “Santi Laici”

“Quando si sente la parola “strage” la prima associazione è con la “strage degli innocenti“. La seconda è con l’Italia del dopoguerra dove le stragi di Stato, di mafia, di camorra, dovute a negligenza, al terrorismo rosso o nero, fanno parte della nostra Storia.

Le stragi sono state lo sfondo oscuro dove si sono mossi la politica italiana e i nostri servizi segreti insieme a quelli delle potenze grandi e piccole che hanno fatto della nostra nazione il crocevia per stabilire la loro influenza. Una terra di nessuno. Sempre e comunque di strage di innocenti si è trattato, dal Vajont, a Ustica, a piazza Fontana, al Moby Prince, all’Italicus, a via dei Georgofili, a quella inaudita della stazione di Bologna, il più grave attentato in Italia dopo la seconda guerra mondiale con 85 morti e 200 feriti, a piazza della Loggia a Brescia. L’elenco è lunghissimo. Le stragi hanno una cosa in comune: i processi si protraggono all’infinito, spesso vengono trasferiti da una procura all’altra come pacchi postali, e il colpevole non si trova mai (o non si vuole trovare mai) e quando lo si trova non è il mandante, ma l’esecutore, come è avvenuto per Falcone e Borsellino. Sulle stragi c’è di solito il segreto di Stato. I cittadini non possono sapere la verità fino a quando il segreto non viene tolto (mentre non è opponibile ai magistrati che indagano sui fatti di strage e di eversione dell’ordine democratico). Più volte si è dichiarato che sarebbe stato tolto il segreto, rendendo pubblici i documenti secretati, ma non è mai stato fatto. Non si capisce perché degli uomini delle istituzioni, normalmente eletti, possano venire a conoscenza di segreti che riguardano la Repubblica e non i cittadini. Forse l’opinione pubblica fa paura, forse gli uomini delle cosiddette istituzioni verrebbero travolti dalla divulgazione di segreti che li riguardano da vicino. La parola strage può essere usata anche in senso figurato, si può dire che si fa strage della Costituzione e della democrazia. Trasformando una Repubblica in una dittatura morbida in cui un uomo solo è al comando. Per farlo non sono necessarie le bombe e il tritolo. Sono sufficienti dei parlamentari che si adeguano al padrone di turno per non perdere il loro seggio e i loro privilegi. Ed è quello che sta avvenendo ora in Italia. Funzionano di più le pecore dei bombaroli.