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“Qui o si risolve il conflitto di interessi o continueremo a prenderlo in quel posto” (Beppe Grillo).

Eravamo rimasti a Piero Fassino che il 5 marzo 2006 dichiarava che risolvere il conflitto d’interessi non è prioritario perchè “Non dà più lavoro a nessuno”.
Eravamo rimasti allo psiconano che prometteva di risolvere il problema in cento giorni, benché “solo il sette per cento degli italiani sono interessati al problema”. Una decina d’anni dopo si fece votare da un parlamento su misura la spudorata legge Frattini (dal nome del fedelissimo premiato con un posticino alla Commissione Europea) che dichiara incompatibile Confalonieri e non lui.
Ora è arrivata fresca fresca la proposta Franceschini (sempre in ‘ini’ finiscono)con la quale l’Unione ci fa credere di affrontare il problema. Va detto subito. Prima che la legge arrivi nelle aule parlamentari: è più ridicola della Frattini:

– si occupa solo delle eventuali incompatibilità dei membri del governo
non prevede l’ineleggibilità per chi controlla mezzi di comunicazione

Hanno gli occhiali dipinti di partito democratico rosè i nostri dipendenti. Fingono di non vedere che il conflitto di interessi è la malattia mortale della democrazia. Un problema di libertà economica. Tutto il Sistema è in conflitto di interessi: banche, pubbliche amministrazioni, università, informazione, mercato dei farmaci, calcio, Autorità di garanzia, cooperative, partiti.
Il cittadino non conta. Contano solo i furbi: si scrivono le leggi, si eleggono in parlamento, si approvano bilanci falsi, si nominano tra loro a incarichi ben pagati, sono controllati e controllori. I nostri dipendenti vivono di conflitto d’interessi, un modo garbato per definire la corruzione.
Un recente saggio di Elio Veltri e Francesco Paola (Il Governo dei conflitti, Longanesi Editore) ci conferma la malattia e le conseguenze del virus.