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Una domanda domenicale. Qualcuno forse risponderà. Perchè le imprese dovrebbero pagare le tasse in Italia?
Un imprenditore apre una società. Riesce a fare utile. E’ così onesto da non eludere, evadere, corrompere. Dichiara tutto.
Lo Stato, per premiarlo, lo tassa subito il doppio.
Infatti se l’azienda ha fatto utili, lo Stato ha la massima fiducia che l’anno dopo ne farà almeno altrettanti.
Questa fiducia nelle capacità del contribuente si traduce in un anticipo di tassazione. Pari quasi a quella dell’anno in corso. L’imprenditore paga, insieme alle tasse dell’anno, un presunto reddito in anticipo. Il reddito è ipotetico, ma le tasse sono reali.
I soldi del presunto reddito sono sottratti agli investimenti per la società. Ad assunzioni, tecnologia, macchinari. E, soprattutto, sono presunti. Perchè si deve pagare sulla presunzione di reddito del futuro? E’ il fisco di Nostradamus. E per le società di recente costituzione, se fanno utili nei primi anni, può essere una mazzata tale da farle chiudere. Meglio allora fare perdite.
Solo un santo o un pazzo può dichiarare tutti gli utili con questo meccanismo infernale. Lo Stato vuole soldi, più soldi. Vuole cassa, sempre più cassa. Ma li pretende dai contribuenti onesti. Non dagli evasori. Troppo difficile. Meglio mandare una cartella di richiesta di 20 euro di tasse più le sanzioni (succede), che colpire gli evasori.
A questo punto lo Stato potrebbe pretendere un presunto anticipo di tassazione su ogni rendita. Sulle eredità, ad esempio. Nell’anno successivo alla prima può sempre mancare un altro parente. Sulle vincite al Lotto. Sul Gratta e Vinci.
Se Padoa Schioppa legge questo post sono sicuro che lo farà.