Condividi

di Fabio Massimo Parenti – Il vertice del G20 di Osaka, in Giappone, porta con sé tutte le contraddizioni di un mondo interconnesso ma altamente frammentato. Il Medio Oriente, o Asia occidentale, è ancora lacerato e in tumulto, mentre il terrorismo internazionale continua ad essere un problema dirompente anche in molte altre regioni del mondo. Inoltre, la Cina è sotto attacco da parte degli Stati Uniti, ma allo stesso tempo sta ricevendo più sostegno dalla comunità internazionale, come dimostrato domenica a Roma dall’elezione di Qu Dongyu come direttore generale della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Il candidato cinese ha ricevuto 108 voti, il candidato americano ha dovuto accontentarsi di soli 12.

Il G20 è il gruppo politico più rappresentativo sulla scena mondiale e compirà 10 anni nel settembre 2019. Il gruppo, rappresentante l’80% del PIL globale, sta segnando la strada verso una configurazione multipolare dell’ordine mondiale, superando la concezione anacronistica del G7. Fondato come reazione alla crisi finanziaria degli anni Novanta, il G20 rappresenta un passo avanti verso una riforma olistica della governance internazionale, dando una rappresentazione più ampia ai paesi in via di sviluppo più popolosi nel quadro dell’architettura istituzionale esistente.

Sfortunatamente, gli Stati Uniti con alcuni dei principali alleati stanno lavorando nella direzione opposta, nel tentativo di ristabilire un mondo unipolare, attraverso politiche caratterizzate da protezionismo, boicottaggio, minacce militari e bullismo. L’ultimo esempio è la postura aggressiva nei confronti dell’Iran.

Cosa succederà ad Osaka? Quali sono le prospettive per una governance globale? L’agenda del vertice è ampia: economia globale, commercio, occupazione, salute, innovazione, sviluppo e questioni ambientali. Il primo ministro giapponese Shinzo Abe cercherà di promuovere la “pista di Osaka” per approfittare del summit in vista delle prossime elezioni. Il suo focus sarà sull’innovazione finalizzata a costruire una società 5.0 (post-industriale), ovvero una società capace di gestire in modo equo ed efficace i dati digitali, che sono dietro al funzionamento dei settori più innovativi: Intelligenza Artificiale, Internet delle Cose, robotica e big data. L’idea è di sviluppare questi campi innovativi per lo sviluppo umano, promuovendo un approccio incentrato sulle persone.

Potenzialmente, molto più rivoluzionaria è la volontà di discutere la questione delle criptovalute, in cui il Giappone di Abe vuole iniziare una discussione al livello intergovernativo. L’argomento non è più evitabile, perché è un fenomeno esistente, ed è anche promosso da alcuni Stati, da Facebook e nel prossimo futuro da altre grandi aziende globali. Gli Stati sono gelosi del loro controllo sulle monete legali, ma i cambiamenti tecnologici hanno già aperto la strada a nuovi sistemi di pagamento. C’è la possibilità che Osaka sia uno spartiacque in questo storico sviluppo dei mercati finanziari.

Ad Osaka c’è molta attesa anche per le riunioni bilaterali e di gruppo al margine del vertice principale, ma non c’è molta speranza che la Cina e gli Stati Uniti progrediscano nei negoziati commerciali.

Il recente rapporto del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti sulla libertà religiosa critica fortemente le politiche cinesi nello Xinjiang, e le nuove imprese cinesi nella lista delle entità commerciali americane sono un altro ingiusto passo contro la Cina – benché vadano contro gli stessi interessi della comunità imprenditoriale statunitense.

Inoltre, le proposte degli Stati Uniti e della Germania di presentare la questione di Hong Kong durante i colloqui bilaterali sono altrettanto assurde. Hong Kong è un problema internazionale? Niente affatto.

Sicuramente, Cina, Russia e India riaffermeranno un forte impegno per un mondo multipolare, che è contro il protezionismo e l’unilateralismo. Queste tre potenze saranno supportate da molti altri paesi, non solo dai BRICS, e gli Stati Uniti saranno ancora più isolati.

Le principali tensioni derivano non solo da questioni commerciali, tecnologiche e monetarie, ma anche dalle interferenze negli affari interni di altri paesi. In questo senso, gli Stati Uniti stanno decisamente lavorando contro le norme internazionali e i principi ONU di rispetto reciproco.

L’AUTORE

Fabio Massimo Parenti è professore associato (ASN), insegna all’Istituto Internazionale Lorenzo de’ Medici a Firenze, è membro del think tank CCERRI, Zhengzhou, e membro di EURISPES, Laboratorio BRICS, Roma. Il suo ultimo libro è Geofinance and Geopolitics, Egea. Su twitter @fabiomassimos