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In Italia la popolazione residente si divide in due parti. Una impunita, l’altra normale. L’impunità è uno status symbol. Il motivo principale dell’attrazione che esercita il nostro Paese sulle masse di extracomunitari. Una condizione ambita. Chi la raggiunge si trova al più alto livello della scala sociale. Vale più della ricchezza. I ricchi possono finire in galera, gli impuniti mai. Le leggi non li sfiorano, gli avvocati o gli amici degli amici sistemano tutto.
L’impunità ha diversi livelli, una struttura a piramide. Al vertice ci sono il salotto buono, poi i politici e quindi i loro servi. Più in basso, a strati sovrapposti, qualche milione di persone.
E’ facile identificare gli impuniti. Hanno un ghignetto che li contraddistingue. Quella particolare espressione dell’impunito, di persona indifferente alla legge. Interi gruppi sono impuniti. Gruppi finanziari, politici, etnici, criminali. Sono club di impuniti extra-legali. Se lo Stato, per errore o per casualità, cerca di imporre la legge, gli impuniti si inc…..o. Strillano alla prevaricazione. Se possono cambiano le leggi, altrimenti cambiano i connotati alle forze dell’ordine. Interi quartieri possono scendere in strada a supporto degli impuniti.
Un cittadino incensurato che paga le tasse e ha a cuore il bene pubblico non può intervenire contro le impunità. Passerebbe per razzista, oltranzista e un po’ fascista. Deve delegare le forze dell’ordine e alcuni impiegati di partito: i nostri dipendenti in Parlamento e al Governo. Cesare Beccaria sosteneva che la certezza della pena è necessaria in uno Stato di diritto. Noi siamo uno Stato di rovescio: abbiamo la certezza dell’impunità. C’è però la solita eccezione. Se infastidisci gli impuniti, allora sei punito a norma di legge. La punizione è certa e implacabile per chi denuncia il sistema. RESET!