Condividi

di Beppe Grillo – La festività del 1° Maggio, in che modo una ricorrenza dedicata al lavoro, che richiama fatti avvenuti durante i dieci anni che hanno seguito il 1880 può aiutarci a capire e cambiare qualcosa in più del lavoro di oggi?

Allora la questione era: “quanto tempo è giusto dedicare al lavoro?” Una faccenda di vita o di morte, stavano costituendosi i diritti di colui che metteva il suo tempo e la sua vita a disposizione di un imprenditore, il lavoratore. Senza il riconoscimento di quei diritti era la schiavitù, le persone erano costrette a lavorare sino allo sfinimento senza alcun riguardo per la loro salute, le loro speranze e la loro sofferenza: le loro vite.

Mi chiedo, che cosa stiamo festeggiando oggi? Il lavoratori non hanno nulla da festeggiare, perché in questo periodo i loro diritti stanno subendo un attacco lento e progressivo. Non in nome dei padroni ma in nome della salvezza dell’economia finanziaria. Lavorare peggio e di più per tenere in piedi concezioni della società e del lavoro, che hanno lo stesso spessore culturale delle dicerie più becere.

Contemplando le rovine del significato della festa del lavoro, rifletto su quella che sarà la tappa successiva. Si, quella che avrà inizio con la fine delle tempeste di luoghi comuni, che stanno trasformando il lavoro delle persone nel fare quello che serve (e quando serve) al sistema produttivo globalizzato. Il lavoro come rinuncia di sè.

Nel futuro le persone lavoreranno quando e quanto sarà vantaggioso per la loro, personale ed unica, produttività. Molti credono che disporre del tempo del proprio lavoro sia una cosa da grandi scienziati, come Darwin, che difficilmente lavorava più di quattro ore al giorno, o di Poincare, che lavorava anche 2 ore a settimana. Si è portati cosi a pensare che persone come loro potevano permetterselo, mentre le persone comuni no.

Eppure, proprio mentre numerosi studi stanno dimostrando che si ottiene il massimo proprio intorno a quella quantità di impegno lavorativo giornaliero, sta accadendo l’esatto contrario…. lo sfruttamento è più facile e non richiede pensiero, basta una qualunque brutta persona: i caporali si trovano sempre.

E’ possibile che in molti si chiedano come sia possibile organizzare esigenze così diverse e personali in grandi opifici, uffici e ospedali. Sappiamo bene che non sarà un problema grazie a programmi che integreranno i tempi dei singoli in quello della società.

Quando? Appena smetteremo di utilizzare la rete al solo scopo di spedirci pubblicità e controllarci, appena si formerà nelle persone un’idea su quanto è importante esistere ed essere nel mondo. Qualcosa che sembra abbiamo dimenticato, distratti dalle telenovelas dell’azzardo morale.