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I poteri del presidente della Repubblica sono in parte regali e in parte indefiniti, di fatto sono monarchici e discrezionali. Ogni Presidente, dal dopoguerra, li ha interpretati a modo suo. Il dibattito carsico che emerge puntuale in caso di ingovernabilità o di crisi istituzionali vorrebbe attribuire a questa figura maggiori poteri. Una ipotesi che ci consegnerebbe dritti a una potenziale dittatura. Berlusconi eletto dal popolo o la sua fotocopia sobria del pdmenoelle, D’Alema, a suo tempo candidato prediletto del bibliofilo Dell’Utri, sarebbero una sciagura nazionale, altro che il Mascellone.
Se il prudente Napolitano ha dichiarato guerra alla Libia, nostra alleata, contravvenendo all’articolo 11 che riporta “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…“, ha nominato nottetempo un professore senatore a vita e lo ha imposto come presidente del Consiglio senza passare da libere elezioni, ha influenzato la stesura delle leggi dello Stato (prerogativa del Parlamento) durante il suo mandato, ha firmato senza rinviarle al Parlamento, leggi come il Lodo Alfano, chiaramente incostituzionali, ha discriminato in discorsi pubblici, senza mai nominarla, una forza politica democratica: il MoVimento 5 Stelle. Se lui ha potuto fare tutto questo, immaginatevi un presidente con scarse propensioni democratiche.
Queste osservazioni non sono un attacco a Napolitano, che credo operi, dal suo punto di vista, in buona fede, ma agli attuali poteri della Presidenza della Repubblica che vanno limitati. Un piccolo esempio sono i senatori a vita. Il Presidente ne può eleggere cinque e, considerata le differenza minima in Senato tra maggioranza e opposizione, alterare la volontà elettorale. Il Presidente nomina chi gli pare, come avvenne per Andreotti da parte di Cossiga prima che questi venisse travolto dall’omicidio di Salvo Lima e dai processi mafiosi. Il Presidente è eletto per sette anni, più di qualsiasi altra carica istituzionale.
L’articolo 87 della Costituzione gli attribuisce il comando delle Forze armate, di presiedere il Consiglio superiore della magistratura (anche da articolo 104), di concedere grazia e commutare le pene. L’articolo 88 gli consente di sciogliere le Camere. Il Presidente, ma forse è meglio chiamarlo Sua Maestà, per l’articolo 90, non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione (ma firmare una legge incostituzionale è un attentato alla Costituzione?). Per l’articolo 92, il Presidente nomina il Presidente del Consiglio dei ministri. Può sciogliere (articolo 126) il Consiglio regionale e rimuovere il Presidente della Giunta. Può nominare un terzo della Corte costituzionale (articolo 135).
Si può offendere Dio, ma non il Presidente. L’articolo 278 del codice penale recita “Chiunque offenda l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica è punito con la reclusione da uno a cinque anni“. Abbiamo bisogno di meno presidenzialismo, non di più. Un uomo solo al comando ci è bastato.
Ma che cazzo di presidenzialismo andiamo cercando?