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Il giorno di Pasqua Il Giornale diretto da Alessandro Sallusti ha pubblicato un lungo intervento di Renato Brunetta (FI) sul reddito di cittadinanza. L’articolo conteneva molteplici e gravi inesattezze, a cui abbiamo chiesto di poter replicare con un intervento della senatrice Nunzia Catalfo, prima firmataria del ddl. Mentre Il Giornale ha dato a Brunetta due pagine per infangare il reddito di cittadinanza con imprecisioni e menzogne, al M5S ha concesso solo 30 righe come si fa con le rettifiche, anche se quella della Catalfo è una replica politica a cui un giornale obiettivo avrebbe dato uno spazio identico a quello concesso a Brunetta.

Ecco la replica integrale di Nunzia Catalfo a Renato Brunetta:

“Leggendo l’articolo del Deputato Brunetta sulla nostra proposta di Reddito di Cittadinanza, ci chiediamo quale proposta di legge abbia letto. Il capogruppo di Forza Italia ha affermato che la nostra proposta sarebbe un imbroglio. Secondo Brunetta, infatti, il Reddito di Cittadinanza avrebbe un costo di 40 miliardi, comporterebbe un salasso per i conti pubblici e non aiuterebbe la ripresa del mercato del lavoro. Tali affermazioni sono del tutto inesatte, infondate, superficiali e dimostrano come l’On. Brunetta non conosca nel merito le caratteristiche della nostra proposta di legge.
Ed infatti:
1) l’importo dell’aiuto economico del reddito di cittadinanza – ovvero i famosi 780 euro netti al mese,previsti solo per i soggetti che sono sotto la soglia di rischio di povertà – corrisponde esattamente alle indicazioni dell’Unione Europea (6/10 del reddito mediano) e al rapporto ISTAT sulle condizioni del Paese. L’Istat ha poi individuato anche il numero dei possibili beneficiari, stimati in circa 9 milioni di persone, di cui 2 milioni e 949 famiglie. Tra queste ultime, 379 mila avrebbero un reddito pari a 0 euro o quasi, mentre la restante parte avrebbe diritto a una integrazione del proprio reddito (Fonte: ISTAT Modello di micro simulazione sulle famiglie link: http://www.istat.it/it/files/ 2014/05/Rapporto-annuale-2014.pdf – pag 228). Prendendo come riferimento, quindi, i dati ufficiali Istat sia relativi all’importo economico dell’aiuto minimo (780 euro) che i dati sul numero di persone che eventualmente sarebbero beneficiari, viene fuori che una misura che contempla solo l’aiuto economico avrebbe un costo di circa 15,5 miliardi di euro, mentre una proposta come quella del M5S, che prevede anche il rafforzamento dei centri per l’impiego e la creazione di nuove start up innovative, avrebbe un costo di 16 miliardi e 300 milioni di euro per il primo anno. Le affermazioni di Brunetta, secondo il quale il reddito costerebbe oltre 40 Miliardi, sono del tutto infondate e false. Inoltre, considerato che si tratta di una vera è propria manovra economica che farebbe riattivare l’economia con contestuale riduzione del numero dei beneficiari, il costo per finanziare il reddito andrebbe a diminuire di anno in anno.
2) Brunetta afferma che il reddito di cittadinanza comporterebbe un salasso per i conti pubblici. Tale affermazione è falsa. Infatti il costo del reddito di cittadinanza rappresenta solo l’1% del PIL nazionale. Inoltre, il reddito di cittadinanza è una manovra finanziaria che si traduce nell’effettivo aumento dei consumi delle famiglie, nell’aumento della domanda interna (dal 4% al 22%), nell’aumento dei ricavi delle piccole e medie imprese, nonché nell’aumento dei posti di lavoro di personale qualificato diretto a salvaguardare le eccellenze produttive del nostro Paese. Lo Stato, dunque, a fronte di un costo pari al 1% del PIL e del 2% della spesa pubblica, beneficerebbe di maggiori entrate sia indirette (come l’IVA) che dirette (come i contributi sociali e trattenute in busta paga), oltre che all’aumento del PIL stesso che porterebbe anche ad una diminuzione del debito interno. Insomma, si genererebbe un vero e proprio circolo virtuoso anche a favore dello Stato.
3) Il Deputato berlusconiano afferma che il reddito di cittadinanza farebbe diminuire il tasso di occupazione in quanto nessuna persona accetterebbe un contratto a termine e/o part time a 800/1000 euro e che la proposta non prevederebbe requisiti di condizionalità. Tali affermazioni sono, parimenti alle altre, totalmente false. La nostra proposta è assolutamente proattiva ed elimina il concetto di passività e assistenzialismo. Per poter ricevere l’aiuto economico, infatti, il beneficiario ha dei precisi obblighi che deve rispettare, ovvero: i) deve accettare i percorsi formativi e di riqualificazione che gli vengono proposti, nel rispetto delle proprie competenze e delle richieste produttive del territorio; ii) deve accettare le proposte di lavoro che gli vengono offerte grazie all’intermediazione dei Centri per l’impiego, potendo rifiutare un massimo di 3 proposte; iii) deve contribuire per non più di 8 ore settimanali a progetti utili per la comunità e la collettività; iv) deve dimostrare, attraverso il portale nazionale, di fare una ricerca attiva del lavoro per almeno 2 ore al giorno tracciabili informaticamente. Per non parlare poi dei numerosi controlli previsti nella nostra proposta, anche tramite l’Agenzia delle Entrate, finalizzati ad evitare abusi o utilizzo indebito della misura. Non è dato di capire, dunque, a quale assistenzialismo e mancanza di condizionalità si riferiva Brunetta.
4) Brunetta, inoltre, utilizza il concetto di salario minimo orario per creare solo confusione. Ed infatti, il salario minimo è stato introdotto nel disegno di legge del Movimento 5 stelle per stabilire una retribuzione minima oraria che si posiziona al di sopra della soglia di povertà. C’è una lacuna legislativa alla quale bisogna dare risposta ed è per questo che all’interno della nostra proposta abbiamo anche previsto un tetto minimo salariale che dovrà essere garantito direttamente dal datore di lavoro e non, dunque, dallo Stato come sostiene Brunetta.
5) Brunetta, infine, parla di welfare e di politiche attive del lavoro quando è stato proprio il suo partito, in modo irresponsabile, ad ignorare per oltre 20 anni le politiche sociali legate alla tutela del lavoratore privo di impiego, nonchè alle riforme necessarie dei Centri per l’impiego. Già nel 2001, infatti, Biagi aveva evidenziato che la mancanza di strumenti di tutela e di sostegno al reddito, avrebbero causato conseguenze negative nel mercato del lavoro, rilevando la necessità di introdurre maggiori tutele sopratutto nei sistemi che hanno una maggiore flessibilità in entrata ed uscita nel mondo del lavoro, come nel nostro. Ci chiediamo cosa abbia fatto in questi anni il deputato Brunetta per contrastare tale fenomeno. Lo diciamo noi: nulla.
Concludendo, l’analisi del Prof. Brunetta sul Reddito di Cittadinanza del Movimento 5 Stelle è destituita di qualsiasi fondamento. Tesa solo a confondere e senza alcun senso costruttivo. Il reddito di cittadinanza rappresenta, inoltre, una misura che va a contrastare (oltre che la povertà) un sistema clientelare ormai consolidato nella cultura italiana, basato sul ricatto del lavoro, sulla dipendenza dalla politica e sul voto di scambio politico-mafioso. Il Movimento 5 stelle, da sempre disponibile al confronto politico anche per eventuali miglioramenti del testo, attende in Commissione Lavoro, al Senato, anche le proposte del Partito che rappresenta l’onorevole Brunetta. Partito che purtroppo è sempre quasi del tutto assente e per nulla propositivo”.
Nunzia Catalfo senatrice M5s