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La società D&B ha pubblicato un Rapporto sull’economia italiana ed europea insieme al Sole 24 Ore che conferma il declino del nostro Paese, già riportato in queste settimane dai pericolosi comunisti americani del Wall Street Journal, dal settimanale anglo/sovietico The Economist e da David Hale, economista americano (di formazione marxista?) di fama mondiale.
Sono tutti d’accordo: L’Italia va a picco.
Per i prossimi 10 anni si può sperare in una crescita dell’1,5% annua, se va bene, se il debito pubblico non crescerà, se rimarremo dentro ai parametri europei (ma già adesso siamo fuori), se l’inflazione rimarrà stabile, se, se…
Il resto del mondo cresce al ritmo del 3-15%, ogni anno perdiamo terreno e tra cinque anni i rumeni saranno più ricchi di noi, come lo sono ora gli spagnoli e tutta l’Europa occidentale.
Se nulla cambierà ci aspetta un futuro di nuova povertà.
Secondo l’economista Hale, presente la scorsa settimana a Venezia all’incontro per le relazioni tra Italia e Stati Uniti, in Italia non aumenta la produttività, l’export è calato del 25% in due anni e il costo del lavoro è in aumento.
Per Hale “L’Argentina è l’esempio più calzante di quello che l’Italia sta diventando”.
Come cambiare questa tendenza, ammesso che sia ancora possibile?
Denunciandola, guardandola in faccia, prendendo misure efficaci, subito, anche se dure e impopolari.

Ma non preoccupatevi, questa è solo propaganda anti governativa.
Secondo le fonti informative nazionali, infatti, siamo tutti occupati, abbiamo un rapporto auto pro capite molto alto e più telefonini di tutti in Europa.