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di Peter Calthorpe  – Siamo in una strana situazione. Mentre cerchiamo di capire come risolvere il problema del cambiamento climatico, costruiamo città per tre miliardi di persone. Vuol dire raddoppiare i contesti urbani. Se non lo facciamo bene, non credo che tutte le soluzioni climatiche del mondo salveranno l’umanità, perché questo dipende da come costruiamo le nostre città.

Qui c’è in gioco non solo l’impatto ambientale, ma il nostro benessere sociale, la nostra vitalità economica, il nostro senso di comunità. In sostanza, il modo in cui costruiamo le nostre città è la manifestazione del tipo di umanità che immaginiamo e sosteniamo. Farlo nel modo giusto può aiutare a risolvere il cambiamento climatico, perché alla fine, è il nostro comportamento che sembra causare il problema. Siamo noi; come viviamo.

C’è un problema in questa storia. Si chiama espansione urbana. Ma non è solo il tipo di espansione urbana a cui pensano in molti, cioè lo sviluppo a bassa densità nelle periferia delle aree metropolitane.

L’espansione urbana si verifica ovunque, a qualunque densità. Il fattore chiave è che isola le persone. Isola le persone in ghetti economici e territoriali. Separa dalla natura. Impedisce l’interazione. L’antidoto all’espansione è quello a cui dobbiamo pensare davvero, specialmente se affrontiamo questo enorme progetto edilizio.

Facciamo un esempio. In California hanno sviluppato una serie di scenari per prevedere come potrebbe diventare lo Stato. La maggior parte delle previsioni ci dicono che da qui al 2050, ci saranno almeno 10 milioni di persone in più nell’intero Stato. Abbiamo constatato che fino a quel momento l’unico scenario previsto era solo uno: l’espansione. E quest’ipotesi era li da anni, forse decenni.

L’unico modello di futuro che avevano pensato era l’espansione, che vuol dire semplicemente aumento delle stesse cose: più centri commerciali, più ponti, più strade, più case e uffici, ecc. Noi avevamo un’altra idea che non era per forza dominata da un trasferimento di massa in città, ma aveva uno sviluppo compatto. Periferie con i tram, dove si può andare a piedi, edifici bassi, ma contesti misti integrati. I risultati del modello erano stupefacenti. I livelli di inquinamento, traffico, i costi per la manutenzione e tanto altro, diminuivano tutti.

Era come se lo sviluppo fosse pensato in termini di crescita, crescita di tutto, fatta su un modello che forse poteva essere adatto nel secolo scorso. Se non ri-pensiamo a ciò che vogliamo, potremmo trovarci in un mondo che non ci piace affatto.

 

Tradotto da Anna Cristina Minoli
Revisione di Silvia Fornasiero