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Photo Di Shutterstock, Edited by happygrafic.com

A questo link è possibile leggere l’approfondimento di Petra Reski sulla vicenda “Mose”

di Petra Reski – Il 2019 è stato l’anno col maggior numero di inondazioni in tutta la storia di Venezia, e il motivo principale, afferma il sindaco, è il cambiamento climatico. In realtà anche politici, imprenditori e ingegneri hanno messo a rischio la città: la laguna non viene vista come un fragile ecosistema, ma come un’area di circolazione da sfruttare – di cui il Mose è la somma espressione: opera mastodontica se non tomba monumentale costata 8 miliardi di euro, di cui 5,5 spesi per la sua esecuzione, 2,5 per gli interventi compensativi (compreso i soldi della corruzione “sistemica” stimata a un miliardo). Il 10 luglio viene festeggiato con una sorta di pre-inaugurazione (45mila euro per barche, rinfresco e dépliant) il sollevamento di tutte le 78 paratoie – con il mare piatto di luglio. Ingegneri idraulici e marini si chiedono: Ma che cosa viene festeggiato? La correttezza del principio di Archimede dopo duemila anni? Fino a oggi, nessuno sa come si comportano le paratoie in condizioni reali nel mare. A Venezia non siamo nient’altro che cavie.

Anziché fissare lo sguardo, come conigli ipnotizzati, sul “completamento” del Mose, termine molto ambiguo che può significare il funzionamento dell’intero sistema o semplicemente la posa dell’ultima pietra, andrebbero adottate le misure in grado di proteggere Venezia: installando delle paratoie nei canali, innalzando i muri di fondazione e sollevando la città tramite iniezioni di acqua marina nel sottosuolo, Venezia potrebbe sostenere quote di marea fino a 170 centimetri. Tutto ciò è già stato proposto nel 2006, ma senza successo: La politica si è piegata ai gruppi d’interesse.

L’acqua alta è generata dall’uomo e il Mose non sarà mai la soluzione, ma fa parte dei problemi della laguna. La laguna va accudita, curata e nutrita come un organismo vivente. E non come un territorio che bisogna assoggettare, sfruttare e rimodellare. Le soluzioni ci sono. Manca la volontà.

Non siamo noi che decidiamo della sorte dell’acqua, ma è l’acqua che decide della nostra. Forse l’acqua alta del novembre 2019 era un ultimo ammonimento. Errare è umano, ma perseverare è diabolico.

A questo link è possibile leggere l’approfondimento di Petra Reski sulla vicenda “Mose”