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“C’è qualcosa di inquietante nella cultura del nostro Paese. O in quel che rimane della “cultura” di questo Paese. Da ormai due anni viviamo in quello che ho definito il colpo di Stato permanente. Definizione netta, radicale, me ne rendo conto. E mi rendo anche conto che possa non essere condivisa da molti. Mi è stato rimproverato che, più che di “colpo di Stato”, avrei dovuto parlare di stato di eccezione permanente, o emergenza permanente. Fatto è – almeno questo mi sia concesso – che la nostra Costituzione, il nostro ordinamento costituzionale, da almeno due anni ha subito una serie di trasformazioni che, pur senza modificare il dettato della Carta, hanno consentito il passaggio, di fatto, da una forma parlamentare ad una presidenziale. Ciò che trovo inquietante, è che proprio da parte di coloro che di professione dovrebbero occuparsi di tutto ciò, ossia i costituzionalisti, vi sia stato un silenzio assordante durante tutto questo tempo, un silenzio che continua tutt’oggi. Su tutto ciò che è accaduto, non hanno nulla da dire, né da eccepire.
Trascuriamo pure tutti coloro che sono a busta paga dei grandi quotidiani nazionali, che scrivono sotto dettatura. Trascuriamo anche quelli assoldati da Re Giorgio per cambiare la Costituzione, trascuriamo i saggi e i meno saggi che hanno messo mano ad un progetto incostituzionale di riforma della nostra Carta (e di cui 5 risultano, peraltro, oggi indagati dalla Procura di Bari per vicende relative al dubbio svolgimento di una serie di concorsi universitari banditi per diritto costituzionale. Si aggiunga anche che, tra gli indagati, c’è il costituzionalista ed ex Presidente dell’Autorità garante per la privacy Francesco Pizzetti). Trascuriamo, ancora, quanti, dalla cattedra, sono passati a ricoprire cariche politiche essenziali, dalla Corte Costituzionale in giù, e che hanno rendite e posizioni da difendere. Trascuriamoli pure tutti loro. Restano, però, i centinaia di professori, ordinari e non, ricercatori e studiosi che hanno taciuto e continuano a tacere di fronte allo scempio che si sta facendo delle nostre istituzioni repubblicane. Certo, ci sono delle eccezioni. Ma sono poche, troppo poche (come troppo pochi furono i professori che dissero no al “giuramento”). Certamente sono penose le uscite servili dei professori a stipendio, sono penosi gli articoli a difesa di Napolitano che escono sui giornali di regime. Ma non è forse più inquietante il servilismo del tacere?
Se cercate di parlare con qualcuno di loro, vi risponderà – con un sorriso pieno di disprezzo, ma anche di malafede – che non è successo niente, che Napolitano è il miglior Presidente della Repubblica, tanto da essere stato persino rieletto. Non riflettono neppure su questo: uno schiaffo alla Costituzione, quello della rielezione, che reclama ancora vendetta. Non si rendono conto o ancora peggio vogliono tenere nascosto il dato politico reale: il passaggio da una forma di Stato parlamentare ad una forma di Stato fortemente presidenziale, che si regge sul tandem Presidente della Repubblica – Corte costituzionale e che stravolge completamente lo spirito della Carta costituzionale. L’intero sistema fa perno su Napolitano e su una Corte Costituzionale che ne riflette quasi sempre le intenzioni: gli ha dato ragione sul conflitto di attribuzione, gli ha dato ragione sul Porcellum.
Come mai ai tempi di Cossiga, delle “picconature” (che erano dolci carezze rispetto a quello che sta ora succedendo) il dibattito tra i costituzionalisti era molto vivace mentre oggi è del tutto assente? La risposta non è difficile. L’intera corporazione dei costituzionalisti è colonizzata dal PD e risponde agli ordini di questo partito. Ma il PD ormai non ha alcuna prospettiva, è privo di qualsiasi visione: l’unica cosa che conta è sopravvivere insieme a FI conservando l’attuale situazione di potere.
Se nessuno parla del Colpo di Stato in cui viviamo, se si snobba chi ne parla come complottista avulso dalla realtà, allora il gioco dell’omertà potrà avere successo. Una politica dello struzzo che nasconde il pauroso vuoto morale di un ceto di giuristi asserviti ad un partito. Minimizzano, tacciono, si nascondono dietro il dito della legalità, mentre la Costituzione che loro dovrebbero insegnare e commentare viene quotidianamente stuprata. Fino a quando potrà durare? Fino a quando continueranno a prenderci per il culo? E soprattutto: fino a quando il popolo italiano lo consentirà?”.
Paolo Becchi