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di Beppe Grillo – La mobilità diversamente dalla salute, dall’istruzione o dalle abitazioni, ha la tendenza a peggiorare man mano che le società diventano più ricche. Perché come molti dei problemi dei paesi in via di sviluppo, più che una questione di soldi o tecnologia, è una questione di uguaglianza, di giustizia.

La grande ineguaglianza nei paesi in via di sviluppo rende difficile vedere, per esempio, che in termini di trasporto, una città evoluta non è quella in cui anche i poveri usano le automobili, ma piuttosto quella in cui anche i ricchi usano il trasporto pubblico. O le biciclette.

Per esempio, ad Amsterdam, più del 30% della popolazione usa biciclette, nonostante il fatto che l’Olanda abbia un reddito pro capite più alto di quello degli Stati Uniti.

C’è un conflitto nelle città dei paesi in via di sviluppo. Tutti i problemi derivanti dal traffico deviano tanti soldi in nuove strade, lotta all’inquinamento, sanità dovuta allo smog, ecc. E così ci saranno meno soldi per le abitazioni,per le scuole, per gli ospedali, e anche un conflitto in termini di spazio: per lo spazio tra coloro che hanno le macchine e coloro che non le hanno.

Di che conflitti parlo?

Non esiste “uguaglianza democratica”. È un principio molto forte. Per esempio, un autobus con 80 passeggeri dovrebbe avere diritto a 80 volte più spazio stradale di una macchina con un solo passeggero.

Siamo così abituati alla diseguaglianza che a volte è davanti al nostro naso e non la vediamo.

Meno di 100 anni fa, le donne non potevano votare, e sembrava normale, nello stesso modo in cui oggi sembra normale vedere un autobus nel traffico. Se cerchiamo di applicare questo principio democratico per cui il bene pubblico prevale sull’interesse privato, un autobus con 100 persone ha un diritto allo spazio pubblico 100 volte superiore a quello di una sola macchina.

Questo sistema sta funzionando alla grande e, per esempio, in Guangzhou gli autobus trasportano più passeggeri di tutte le linee della metropolitana cinese, ad una frazione del prezzo.

Non esiste solo lo spazio per gli autobus, ma anche lo spazio per le persone. Le città sono habitat da vivere.

Quindi come dovrebbe essere il il trasporto del futuro?

Probabilmente condiviso. Non avremo macchine nostre. Avremo forse abbonamenti, come adesso li abbiamo per i cellulari. Non compreremo auto, ma abbonamenti che ci permettono di “muoverci”, usare questa o quel mezzo di trasporto, che sia pubblico o privato. In qualche modo il car sharing ha anticipato la cosa.

Il servizio di carsharing permette di noleggiare per breve tempo delle auto. Le automobili sono distribuite a rete all’interno di un territorio e possono essere prelevate automaticamente senza bisogno di assistenza da parte di personale. Grazie a soluzioni tecnologiche innovative è possibile gestire il servizio, dalla prenotazione al rilascio dell’auto, tramite un’applicazione mobile.

Sembrava impossibile che sistemi come questi funzionassero in un Paese come il nostro. Ma questo ci deve far pensare. Le persone hanno bisogno di un mondo nuovo.

E finalmente soluzioni nuove cominciano a vedersi.

Il carsharing in Italia ha superato la soglia di 1 milione di iscritti, con 7.679 veicoli e 35 città interessate. Nel 2016 sono stati effettuati complessivamente circa 8 milioni di noleggi per una percorrenza complessiva di 62 milioni di km.

Il numero di veicoli condivisi globalmente in Italia tra il 2013 e il 2017 è quintuplicato, mentre il numero degli iscritti e dei noleggi è cresciuto rispettivamente di diciotto e trentasette volte.

Il dato ancor più positivo è che la maggior parte dei servizi di mobilità condivisa è a Zero Emissioni. Questo soprattutto grazie ai servizi di carsharing e scootersharing elettrici arrivati nelle città italiane. Il numero di veicoli elettrici è passato da 620 mezzi nel 2015 ai 2,200 del 2017. Ad oggi il 24% delle vetture noleggiate è a zero emissioni.

Poco in confronto ai paesi esteri, ma comunque un buon inizio.

Forse il giorno in cui sfrutteremo meglio lo spazio a nostra disposizione è più vicino di quanto si creda. C’è molto da fare, molto da cambiare, soprattutto nella testa della gente. Ma domani, un domani molto vicino, non penseremo più al trasporto in termini di proprietà, ma in termini di servizio. Quel giorno passeremo dall’acquistare un mezzo ad acquistare mobilità.