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Ricevo molte segnalazioni di italiani all’estero che non possono votare, vorrebbero votare, si dannano per votare, ma non possono votare.
E alla fine di trafile allucinanti, impiegati strafottenti e di una totale mancanza di informatizzazione (STANCA DOVE SEI??? STANCAAAAA!!!!) prendono la saggia decisione di non tornare in Italia, e di acquisire, se ci riescono, una nuova nazionalità.

Pubblico le lettere di una famiglia italiana dalla Gran Bretagna e di uno studente dall’Australia, il favoloso Paese di OZ.

“Carissimo Beppe,

mi chiamo Riccardo e sono un cittadino italiano residente in Gran Bretagna da piú un anno. Ho scritto residente, ma il termine e’ improprio, visto che il mio status di residente, e i diritti conseguenti da tale status, non e’ ancora stato regolamentato dalle autorità preposte a tale scopo.

Nel mese di luglio 2005 io e la mia compagna abbiamo inviato la documentazione necessaria all’iscrizione al registro degli italiani residenti all’estero (AIRE), consci che i tempi richiesti da questo tipo di iter possono talvolta, visto il numero di connazionali emigrati, protrarsi per diverso tempo.
Mai avrei immaginato di trovarmi, a meta’ febbraio 2006 e con le elezioni politiche alle porte, protagonista di una situazione paradossale. Nel mese di dicembre 2005 sono stato contattato da un’impiegata dell’ambasciata italiana a Londra, la quale (cinque mesi dopo l’invio della documentazione richiesta) mi chiedeva (in inglese!) nuovi documenti necessari per portare a termine la mia pratica. Documenti che io e la mia compagna abbiamo spedito a ridosso delle festività natalizie.

Oggi, dopo un silenzio di quasi due mesi, dopo numerose telefonate al centralino senza risposta e nonostante ripetute email all’indirizzo preposto, un’impiegata ha finalmente risposto al telefono.
Preferirei non l’avesse fatto: le nostre pratiche sono ancora in un limbo di incertezza. La suddetta dipendente (pagata dallo Stato e tra le persone piu’ scortesi con cui mi sia capitato di avere a che fare) mi ha accusato di aver atteso l’ultimo momento utile per iscrivermi all’AIRE (sette mesi fa?) e alla mia pronta replica non ha saputo controbattere nulla piu’ di un generico “abbiamo tantissime pratiche da sbrigare”. Ha anche aggiunto che lei a quella telefonata non avrebbe nemmeno dovuto rispondere visto che la mattina l’ambasciata e’ aperta al pubblico e non hanno tempo per rispondere al telefono. Lascio a te il piacere di riflettere su questa affermazione!

L’ ufficio anagrafe del mio (ex) comune di residenza in Italia (Cagliari), da noi interpellato, ha confermato (cinque minuti dopo la nostra richiesta via email!) di non avere avuto contatti con l’ambasciata ne’ col consolato.

Mi ritrovo, a due mesi scarsi dalle elezioni, privato del mio diritto di voto o comunque costretto ad esercitarlo in Italia, con conseguenti spese di viaggio, che come ben saprai non sono abbordabilissime. Tutto questo ben sette mesi dopo la mia “iscrizione” al registro italiani all’estero.

E’ abbastanza per pensare che qualcuno, al Ministero degli esteri, voglia di proposito rallentare la regolarizzazione di situazioni come la mia in modo da evitare potenziali voti scomodi.

Ancora una volta, nonostante il mio profondo amore per la nazione dove sono nato e vissuto per tanto tempo, le circostanze mi portano a pensare che ho fatto bene a lasciare l’Italia e la sua ragnatela clientelare e farraginosa di buchi neri burocratici.
Un sentito grazie.”

Riccardo Cocco, Gran Bretagna

“Caro Beppe,

ti scrivo per denunciare la situazione degli studenti italiani all’estero, cui di fatto viene negato il diritto di voto all’estero. Mi è stato infatti spiegato dal Consolato Italiano di Sydney che per votare all’estero bisogna risultare come ‘residenti all’estero‘ (essere iscritti alle liste dell’AIRE).
Questo però è impossibile se non si ha un permesso di soggiorno permanente nel Paese straniero, mentre ovviamente quasi tutti gli studenti hanno semplicemente un visto di studio. In altre parole il voto viene garantito a chi non ha intenzione di tornare, mentre viene negato a chi probabilmente farà ritorno in Italia nel giro di pochi mesi o anni ed è all’estero per acquisire conoscenze che un giorno potrebbero tornare utili al nostro Paese.

Nonostante siano state previste numerose eccezioni (diplomatici, professori e dipendenti del Ministero degli esteri possono votare all’estero anche se residenti in Italia), la legge si è ‘dimenticata’ degli studenti.
Nel mio caso personale io vivo in Australia da tre anni e sto completando un dottorato. Per venire a
votare in Italia dovrei fare un viaggio di circa 24 ore ad andare e 24 a tornare e dovrei spendere circa
1.500 euro. Sono perciò di fatto costretto a rinunciare al mio ‘diritto’ di voto e dovrò limitarmi a vedere ed ascoltare le interviste e le dichiarazioni assurde dei politici su Rai International.
Viva la democrazia!”

Francesco Ricatti, University of Sydney, Australia

Chi, in particolare se all’estero, volesse chiedere informazioni sul voto, può indirizzare una mail al Ministero degli esteri (copia a Fini) all’indirizzo: [email protected]