Condividi

In questo scorcio di fine estate, la Procura di Torino, con codazzo di media e politici, sta “attenzionando” con particolare enfasi il movimento No Tav. Prima di Ferragosto, l’arresto dell’attivista di Varese, Giobbe, sempre per “resistenza a pubblico ufficiale”, deportato al Carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino, rilasciato almeno ai domiciliari ieri; a Ferragosto il fantasioso articolo de “La Repubblica” che suggerisce che tutti i No Tav, non volendo la ferrovia, sarebbero al soldo di Sitaf (gestore dell’Autostrada): gli stessi No TAV che poi vanno a bloccare con le manifestazioni l’autostrada stessa; ieri sei perquisizioni per i fatti della notte del 1 agosto (quando durante un blocco sarebbe stato fermato un camionista olandese con accuse di sequestro di persona [sic!] e violenza privata!), tra i destinatari il consigliere comunale di Meana, Leonardo Capella e quel Marco divenuto famoso per il video in cui disse, sbagliando, ad un poliziotto che era una “pecorella”; peccato che si trovassero entrambi altrove; oggi ancora perquisizioni a carico di un attivista per intimidazioni non meglio precisate a non si sa chi.
E’ strano constatare come la Procura sia particolarmente attenta su un fronte politico come è quello del movimento No Tav, mentre non è altrettanto solerte con furti, scippi, violenze di vario genere. E’ nota a tutti la carenza di personale e risorse materiali. Colpisce anche la durezza delle sanzioni.
Il Gip Massimo Scarabello dispone le misure cautelari (obbligo di dimora nel Comune di Residenza e divieto di uscita di casa dalle 22 alle 6) perchè “le modalità di protesta stanno sconfinando, sempre più spesso, in condotte penalmente rilevanti, e per questo pericolose, atte a ad incidere pesantemente sulle libertà altrui, sfuggendo ad ogni forma tollerabile di civica protesta”. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati ogni tipo di apparecchio digitale (macchine fotografiche, pc, cellulari…scanner!), più con intento punitivo che ai fini delle indagini, per cui basterebbero le schede ed i dischi di memoria, con gravi ripercussioni sulle vite lavorative e sociali degli indagati. Fa pensare il fatto che tra gli “attenzionati” ci fossero i consulenti dei legali che si occupano della difesa, e che il materiale sequestrato (foto, video, documenti), ora in mano agli stessi PM che si occupano di entrambi i procedimenti a carico dei No TAV, fosse quello che i legali avevano intenzione di utilizzare per le tesi difensive.
Mi sembra comunque assurdo pensare che, nel 2013, la Procura sulla base di semplici indicazioni da parte di un camionista olandese (un po’ alterato tra l’altro!) possa disporre misure cautelari. Il sistema italiano prevede l’innocenza fino a prova contraria, e dispone misure cautelari solo in caso di estrema pericolosità sociale, con rischio di a) fuga all’estero, b) inquinamento delle prove, c) reiterazione del reato. Volendo fare un discorso serio, visto che le prime due ipotesi mi sembrano risibili, si potrebbe ipotizzare la terza. Ma visto che il reato è tutt’oggi da provare e le prove contro gli indagati mi sembrano un po’ debolucce, le misure mi sembrano un po’ campate in aria.
Non essendo la prima volta che gli indizi di reato sono campati in aria e ancor più le misure cautelari disposte, vien da pensare il peggio.
Chiediamo quindi alla Procura di Torino di dire la verità, e cioè se “per caso” sia sottoposta a pressioni politiche da parte dei due principali schieramenti partitici del paese, Pd-l e Pdl in testa. Se così fosse, chiediamo al Procuratore Caselli di dare un grande segnale, dimettendosi da Capo della Procura.
E’ triste pensare, infatti, che un grande magistrato dell’antimafia sopravvissuto all’epoca delle stragi di Stato, come Caselli, stia demolendo la sua carriera e la sua credibilità, finendo per essere ricordato come l’anziano oppressore di un movimento popolare per la giustizia e la libertà.
Se così non fosse, saremo mica costretti anche noi a chiedere, visto che va di moda, l’AGIBILITA’ POLITICA per il movimento No Tav?
Davide Bono
M5S Piemonte