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Discorso di Franca Rame al Senato
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Da THE GUARDIAN, traduzione a cura di Chiara Porro

Una delle più importanti attrici italiane, scrittrice e politica militante di sinistra, era la moglie e la partner professionale di Dario Fo.

Franca Rame è morta all’età di 84 anni, era una delle più ammirate attrici e sceneggiatrici di teatro italiano. Militante di sinistra, venne eletta al Senato italiano ma si dimise entro due anni, dicendo che quel luogo era “un frigorifero dei sentimenti”. Ma Rame era conosciuta soprattutto come moglie e partner professionale dell’attore e autore di testi teatrali Dario Fo.
Al di là degli loro alti e bassi del loro ménage, che loro stessi hanno messo alla berlina in un atto unico dal titolo Coppia Aperta, Quasi Spalancata (1982), Franca è sempre rimasta al fianco del marito, su e giù dal palco. Quando Fo ricevette il premio Nobel per la Letteratura nel 1997 ha definito Rame la sua musa e ha condiviso la medaglia con lei.
Franca Rame era nata a Parabiago, in provincia di Milano; sua madre Emilia, fervente cattolica, era una maestra; suo padre, Domenico, era un attore e militante socialista. Crebbe in opposizione all’ambiente timoroso di Dio delle scuole cattoliche in contrasto ai teatranti acrobati e alla politica progressista. Fece la sua prima apparizione sul palco fra le braccia di sua madre all’età di otto giorni. A diciott’anni iniziò a lavorare nei teatri di Milano dove ottenne un successo immediato negli spettacoli di rivista. Dopo qualche anno si ritrovò nella stessa compagnia di Fo, che però la considerava una bellezza al di là della sua portata. In ogni caso lei si sentì attratta da questo giovane allampanato e trasandato. Una sera, dietro le quinte, lo spinse contro una parete e lo baciò.
Si sposarono nel 1954 e il loro figlio Jacopo nacque l’anno seguente. Rame e Fo formarono una compagnia con altri talenti di cabaret e apparirono in numerosi film, fra i quali vale la pena ricordare Lo Svitato, diretto da Carlo Lizzani. Fo, che recitava nel film e aveva collaborato alla scrittura, venne lodato come “attore promettente sullo stile di Tati”; anche Franca ricevette critiche positive ma il film fu un flop e i due decisoro di concentrarsi sul teatro, ambito che stava già offrendo loro maggiori soddisfazioni. Il suo vivace senso per la commedia si accoppiava con la sua costante presenza sul palco, dove Fo per lei concepiva sempre un ruolo, dapprima nei cabaret composti da pantomime, danze e canti e poi nei suoi spettacoli compiuti, come il loro primo successo Gli Arcangeli non Giocano a Flipper, messo in scena nel 1959 in uno dei maggiori teatri di Milano, l’Odeon, nel quale negli anni a venire la coppia metterà in scena uno spettacolo diverso ad ogni nuova stagione. La satira politica divenne così sempre più prevalente nei lavori della coppia.
Nel 1962 Dario Fo e Franca Rame vennero scritturati come conduttori e coautori degli sketch in uno show televisivo molto popolare, Canzonissima, ma dopo poche settimane la coppia se ne andò, rifiutandosi di accettare la censura dei loro pezzi sarcastici di chiaro orientamento politico. Per 15 anni non apparirono più alla televisione italiana, ritornando così a teatro con una delle commedie di maggiore successo, Isabella, Tre Caravelle e un Cacciaballe, ambientata in Spagna nei primi anni dell’inquisizione e nella quale Franca Rame recitava nel ruolo della Regina Isabella, in una delle sue performance più brillanti. Il testo era ricco di inevitabili paralleli con l’Italia governata dalla Democrazia Cristiana negli anni Sessanta.
Nel 1968, quando i movimenti di protesta parigini e americani si diffusero anche in Italia, la coppia abbandonò il teatro commerciale e i guadagni garantiti dalle tournée annuali per formare un nuovo collettivo teatrale. Nei primi tempi le loro rappresentazioni godevano del patrocinio del Partito Comunista, al quale Franca Rame si iscrisse nonostante le simpatie di Fo fossero vicine ai gruppi più estremi.
Allestirono spettacoli davanti ad un pubblico costituito prevalentemente da operai e studenti. Quando nel 1984 li intervistai per un documentario di BBC Arena, lei mi raccontò dello spettacolo che organizzarono per gli operai di una fabbrica di bicchieri che stava chiudendo. Riuscirono a mettere in vendita, dentro il palazzetto dello sport in cui recitavano, 10.000 bicchieri e il ricavato aiutò a salvare la fabbrica.
Nel 1970 fondarono insieme a Milano il loro gruppo teatrale militante, La Comune. Misero in scena dei pezzi sugli agitatori politici del tempo come Fedayin (1971) i cui ricavati andarono al Fronte di Liberazione Palestinese. Franca e Dario stabilirono la sede della Comune alla Palazzina Liberty, un edificio abbandonato che divenne una calamita per la sinistra milanese. In quel posto si mise in scena la commedia di Fo Non si Paga, Non si Paga! nella quale Franca impersonava la tipica casalinga proletaria che convince le altre donne a “saccheggiare” i supermercati (la famosa “spesa proletaria”). Si trattò del primo lavoro di Fo prettamente femminista, il cui successo incoraggiò Franca Rame a scrivere lavori tutti suoi, ai quali Dario solitamente collaborava. Nel 1977 raccolse tutti i monologhi in uno spettacolo interamente al femminile dal titolo Tutta Casa, Letto e Chiesa che divenne quindi un testo privilegiato per i gruppi teatrali femministi (fu interpretato nelle parti femminili da Yvonne Bryceland al Teatro Nazionale di Londra nel 1982).
Nel 1973 Franca Rame venne rapita e violentata da parte di un gruppo di fascisti. Dieci anni più tardi quest’esperienza divenne un monologo, Lo Stupro, allestito durante un workshop del 1983 ai Riverside Studios di Londra. Quando, a sorpresa, lo mise in scena in un programma molto popolare della televisione italiana (Fantastico 1988, ndr), si ritrovò al centro di una pesante controversia.
L’anno prima aveva annunciato durante una trasmissione televisiva la sua volontà di separarsi dal marito ma ciononostante la coppia riuscì a ricucire il rapporto.
Attraverso l’organizzazione militante Soccorso Rosso, Franca Rame raccolse fondi per aiutare le famiglie dei prigionieri politici maltrattati nelle prigioni italiane. Dichiarò nel 1984: “Non sto difendendo i detenuti perchè penso che siano poveri esseri maltrattati da una società maligna. Quello che io voglio fare è difendere il loro diritto ad un trattamento dignitoso, da esseri umani”.
Questo tipo di attività rese difficile a lei e Fo l’ottenimento del visto d’ingresso per gli Stati Uniti. In ogni caso, alla fine degli anni ’80, riuscirono ad andarci comunque, dove furono ricevuti trionfalmente nei teatri e nelle università.
Negli anni ’90 Jacopo aiutò i genitori nell’adattamento a monologo per Franca Rame del suo libro Lo Zen e l’Arte di Scopare, che lei definì “una lezione comica sull’amore e sull’educazione sessuale”. Il titolo venne cambiato in Sesso? Grazie tanto per gradire per placare i soliti bigotti che cercarono senza successo di interrompere gli spettacoli al Piccolo Teatro di Milano.
Proprio nel momento in cui il pubblico del dopo guerra fredda stava forse iniziando a stancarsi del genere del teatro politico, il Premio Nobel di Fo riportò lui e Franca sotto i riflettori. Devolsero la maggior parte dei soldi del Nobel in beneficenza. Alla cerimonia di Stoccolma, accompagnati da Jacopo, assomigliavano più ad una distinta famiglia borghese a ricevimento dai reali che a una banda di anarchici così come dallo stereotipo cucito loro addosso. Fo è stato irresistibile senza sembrare incoerente o accattivante. Entrambi avevano tutto il diritto di sentirsi soddisfatti di se stessi.
Fo e Rame continuarono a produrre spettacoli, incluso L’Anomalo Bicefalo (2003), forse non esattamente da includere nella serie dei capolavori di Fo ma da considerare comunque una fantastica satira puntuale e pungente, che prende il via durante un summit politico internazionale svoltosi in Sicilia e sconvolto da un attentato per uccidere Vladimir Putin e Silvio Berlusconi. Quest’ultimo riesce a salvarsi grazie ad un intervento chirurgico azzardato nel quale gli viene impiantato parte del cervello di Putin: Berlusconi perde completamente la memoria di sè e della sua storia e talvolta si esprime perfino in russo.
La moglie di Berlusconi, Veronica, interpretata da Franca Rame, si trova quindi a dovergli rammentare gli episodi salienti della sua vita, con risultati esilaranti.
L’autentica Veronica assistette allo spettacolo e si complimentò con Franca Rame, con grande dispiacere di Berlusconi.
Nel 2006 Rame sorprese tutti con la sua candidatura al Parlamento. Fu eletta al Senato per l’Italia dei Valori, partito del nemico di Berlusconi Antonio di Pietro, ex magistrato. Quando diede le dimissioni, per spiegare le sue frustrazioni, fece pervenire ai giornali le motivazioni di questo suo abbandono. “In Senato ho trascorso il periodo più duro e difficile della mia vita” scrisse.
Nell’estate del 2006, Franca Rame apparve sul palco dell’Arena di Verona nello spettacolo Mamma Pace dedicato alla protesta di Cindy Sheehan dopo la morte del figlio, un soldato americano ucciso in Iraq.
Negli ultimi anni ha speso tutte le sue energie nel preservare l’archivio di Dario e per i suoi spettacoli dedicati ai grandi maestri del Rinascimento, tra i quali Caravaggio.
Nel 2009 Franca Rame pubblica una propria biografia dal titolo “Una vita all’improvvisa” e recita con il marito uno spettacolo su Ambrogio, il santo patrono di Milano, al quale i due hanno anche dedicato un bellissimo libro.
Per l’estate 2013 avevano in programma la messa in scena di un nuovo testo teatrale congiunto dal titolo Una Callas Dimenticata all’Arena di Verona.
A lei sopravvivono Dario e Jacopo.

John Francis Lane