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Su Mastrogiacomo voglio fare alcune premesse: deve tornare a casa, la sua famiglia ha la mia solidarietà, il Governo deve fare tutto il possibile.
Fatte le premesse dico che è uno schifo che il Paese(?) si mobiliti solo se il sequestrato è un giornalista. E che non batta ciglio se ogni giorno vengono assassinati per la mancanza di sicurezza quattro operai sul luogo di lavoro. O se sono sparate tre persone alla volta in Campania.
Quando si è saputo che è stato ucciso l’autista di Mastrogiacomo abbiamo tirato un sospiro di sollievo, temevamo il peggio. Ma si trattava, fortunatamente, solo dell’autista. Permettere che un nostro giornalista stia in Afghanistan mentre è in corso una nostra guerra, con il nostro esercito e le nostre armi. Beh, vuol dire andarsela a cercare. Se fossi un talebano lo rapirei subito. E’ un piccolo investimento con un grande ritorno mediatico. Se rapiscono dieci giornalisti come Mastrogiacomo la guerra finisce in una settimana.
Io una soluzione l’avrei per il futuro. Inviare a Kabul altri inviati speciali: Mieli per la ricostruzione storica, De Bortoli per l’analisi economica, Belpietro per scattare le fotografie, Rossella per il gossip sul burka, Severgnini in bicicletta per la cronaca di costume da italiano all’estero. Finirebbero sicuramente sequestrati, ma i talebani li rilascerebbero subito. Capirebbero da soli che nessuno pagherebbe un riscatto. Un giornalista italiano che in seguito si recasse in Afghanistan sarebbe al sicuro da ogni sequestro.

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