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Il terremoto in Abruzzo, “ju tarramutu“, è stato un terremoto amico. In tutti i modi ha cercato di avvisare gli abruzzesi del suo arrivo. E’ stato un terremoto annunciato e, quando è arrivato, lo ha fatto di domenica, con le scuole e gli uffici chiusi. Ju tarramutu ha fatto il possibile, ma non è bastato. Ci sono responsabilità precise sul prima, durante e dopo il terremoto. Un’edilizia fatta di sabbia e di sangue. Samanta Di Persio, autrice di: “Morti bianche” è aquilana. Ha vissuto il terremoto e ha scritto un libro: “Ju tarramutu – il terremoto amico” con le testimonianze e le denunce dei sopravvissuti. Il libro sarà disponibile sul blog da metà ottobre, oggi ne pubblico un primo brano.
La raccolta di fondi per Onna è arrivata a 55.000 euro che consegnerò al sindaco nelle prossime settimane. Non andrò a reti unificate, ma voi sarete lì con me. Grazie per le donazioni.

Da: “Ju Tarramutu – il terremoto amico” di Samanta Di Persio
Il primo di aprile, cinque giorni prima del terremoto devastante, il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente scriveva un telegramma inviato al dipartimento della Protezione civile (Guido Bertolaso), al presidente della regione Gianni Chiodi e all’assessore regionale protezione civile Daniela Stati. Questo il testo: “In relazione ai gravi e perduranti episodi di eventi sismici il cui inizio risale al 16 gennaio scorso, sotto forma di quotidiano sciame sismico di complessive 200 scosse e oltre, culminato con scossa di quarto grado il 30 marzo scorso, chiedesi urgente e congruo stanziamento di fondi per prime emergenze, nonché dichiarazione stato emergenza ai fini dell’effettuazione dei necessari interventi di ripristino idoneità degli edifici pubblici e privati. Inoltre, si segnalano in particolare gravissimi danni strutturali in due edifici scolastici ospitanti cinquecento alunni”.
La notte più lunga della mia vita
“Erano quattro mesi che avvertivo le scosse di terremoto, come d’altronde tutti i cittadini aquilani. L’Aquila e’ una città sismica ce lo dice la storia, eppure nonostante ciò, quando andavo a scuola ricordo perfettamente…. (ma quelli erano altri tempi, non c’era la “Protezione Civile”) non si parlava mai di terremoti, e in questo luogo d’Italia ce ne sono stati diversi, molti anche distruttivi.
La mia preoccupazione principale era mia madre, una persona non autosufficiente, ma perfettamente lucida, ad ogni scossa lei mi chiamava impaurita perchè si rendeva perfettamente conto che in caso di calamità molto forte, non avrebbe potuto mettersi in salvo velocemente e quindi avrebbe fatto rischiare la vita anche a me.
Diceva: “In caso di scossa forte tu scappa mettiti in salvo,non pensare a me!” … Ma come si può lasciare la propria madre e scappare!? Tendevo sempre a sdrammatizzare dicendole: “Non ti preoccupare, sono forte fisicamente ti abbraccio e ti porto fuori” Ma dentro sentivo l’ansia ogni giorno che passava il timore cresceva. …
La cosa che mi sorprendeva parlando con un amico ingegnere e conoscitore di tutte le speculazioni fatte sul territorio dell’Aquila, che le istituzioni a tutti i livelli senza escludere nessuno, nulla faceva: nè come prevenzione, nè come evacuazione in caso di sisma. Quindi la popolazione e, in modo particolare i più giovani che nulla sanno di terremoti, era impreparata. Almeno a casa mia quando ero piccolo nostro padre ci aveva insegnato che in caso di terremoti la prima cosa da fare era di non farsi prendere dal panico. In secondo luogo ripararsi sotto una porta e non uscire con il terremoto in corso, altrimenti si rischiava che ti cadevano addosso cornicioni, calcinacci e tegole.
Una sera parlando con un mio amico conoscitore di saccheggi fatti in decenni e con la complicità ovvia della politica di tutti i colori mi disse: “Dopo il piano regolatore del 1975 la cosa che si e’ privilegiata a L’Aquila e’stata la distruzione del territorio e non la sicurezza del cittadino” “A cosa alludi?” chiesi.?” E lui: “Ci sono zone dell’Aquila dove il rischio crolli in caso di terremoto è altissimo”. Mi fece un esempio: “Nella zona di via XX settembre (dove c’era la Casa dello studente) un tempo gli Aquilani ci scaricavano i cosiddetti materiali di risulta, ovvero quei materiali di scarto dopo aver costruito un palazzo, una fontana, una piazza. Quindi in quella zona ci sono i cosiddetti vuoti; ossia il terreno dove poggia la casa non ha solidità perché sotto non c’e’ la roccia, ma le caverne”. I vuoti appunto.
Rimasi molto sbalordito, e quel discorso fece crescere in me un’ulteriore angoscia. Le scosse le avvertivamo a tutte le ore del giorno e della notte. Molti oramai dicevano: “Stanotte dormo! Alla faccia del terremoto”, ma secondo me lo dicevano per “esorcizzare” la paura. Altri, quelli più avanti con gli anni, si rifacevano ad un vecchio detto popolare “L’Aquila e Ascoli, tremano ma non cascano”. “Quindi stiamo tranquilli e poi le autorità ci rassicurano continuamente”. Il tempo passava e le istituzioni non intervenivano. I monumenti! Pensavo almeno quelli bisognerebbe metterli in sicurezza. L’Aquila e’ una città d’arte ha molti capolavori di inestimabile valore… eppure niente.
Il messaggio che doveva passare era: “Non bisogna diffondere il panico”, mica viene prima la pelle dei cittadini e poi le strategie politiche..!!! Perché dopo ne abbiamo viste di passerelle elettorali sulla buona fede di chi… offeso, ferito, prima dalla natura, poi dalla politica mestierante più becera (che un essere umano poteva immaginare…) Questo naturalmente secondo il capo del Governo che nulla ha fatto, così come Presidente della Regione Abruzzo che la governa da dicembre 2008 avendo avuto solo un quarto dei consensi, così come la Presidente della Provincia (per capire, la stessa abbracciata dal Presidente Obama in piazza Duomo a L’Aquila durante il G8) così come il sindaco dell’Aquila. Quest’ultimo come primo cittadino e quindi conoscitore (si presume) della storia di questa città, avrebbe dovuto battere i pugni sul tavolo: convocare conferenze stampa ogni giorno. Avrebbe dovuto informare i cittadini e dire loro guardate che ogni giorno chiedo aiuto a Roma al Governo ma non ricevo risposta alcuna. Dopo la “strage degli innocenti” è spuntato un telegramma che il sindaco aveva inviato a Roma cinque giorni prima del sisma, ma questa è una cosa che deve ancora chiarire con i cittadini.
Quindi noi tutti lasciati in balia di sè stessi, senza un minimo di informazioni sul da farsi in caso di scossa forte, senza un piano di evacuazione, senza dei punti di raccolta. Naturalmente la notte non si dormiva e se si riusciva a chiudere occhio, nel senso vero della parola, uno solo l’altro era ben aperto al minimo rumore o sussulto si scattava in piedi, (dormivo vestito già da diverso tempo) i più “fifoni” passavano la notte in macchina (tenendo conto che pochi giorni prima il 24 marzo a L’Aquila era nevicato, quindi non era molto piacevole per chi aveva bambini o neonati passare la notte in macchina a quelle temperature).
Tutti erano preoccupati soprattutto chi aveva in casa anziani, invalidi o bambini. Le scosse non ci abbandonavano neanche un giorno, anzi erano sempre più frequenti e sempre più forti. Arriviamo al 30 marzo: questo e’ un giorno cruciale perché alle 15,35 fa una scossa fortissima, vero che dura poco, però forte, molto forte. L’Ingv dichiara che la scossa era di 4,0 magnitudo (Richter), ma chi l’ha avvertita sembrava che stesse crollando tutto. Poi ancora alle 23,58 in piena notte. Gli sms che mi arrivavano da amici dicevano: “Io dormo mi importa assai del terremoto, domattina mi devo pure alzare presto”. Io ero preoccupatissimo qualcosa da dentro mi diceva che stava per arrivarne una fortissima che avrebbe distrutto ogni cosa…(al contrario di molti non volevo esorcizzare la paura volevo essere lucido in caso di scossa, ero in pensiero per mia madre che sapevo o immaginavo che avrebbe avuto un attacco di panico, quello che poi succederà realmente). L’indomani vengo a sapere che alcuni fabbricati del centro storico, la scuola elementare De Amicis e altri edifici pubblici hanno riportato danni, anche seri. A questo punto ti aspetti dalle autorità un intervento serio, uno straccio di piano per una eventuale evacuazione… niente di niente!!!
Finalmente “arrivano i nostri”!!! Il 31 marzo a L’Aquila si riunisce, presso il palazzo della Regione Abruzzo, la “Commissione Grandi Rischi”. Cosa partorisce questo incontro tra i più “alti scienziati del pianeta”? Niente! Il vuoto assoluto. Anzi per la verità qualcosa dicono, attraverso la voce dell’onnipresente Bertolaso: “Non date retta agli imbecilli, i terremoti non si possono prevedere”. Chiaro riferimento al ricercatore Giampaolo Giuliani che conosco personalmente dalla adolescenza e ritengo persona mite, seria e per bene, e non certamente a caccia di notorietà o di ipotetici allarmismi. Ma se i terremoti non si possono prevedere come si fa a dire che non avverranno?
Il 3 aprile ci fu una scossa alle 6,44, ci dava il buongiorno. Praticamente il terremoto ci svegliava ogni mattina, ma non svegliava le autorità locali che forse già dormivano per conto loro. Arriviamo al 5 aprile, era domenica. Tanto per cambiare scosse tutto il giorno fino a quella delle 22,48: molto forte. Ero su internet a guardare il sito dell’INGV che secondo me pubblicava le scosse con un valore inferiore al reale. Mia madre si spaventò moltissimo e mi chiamò immediatamente. Io la rassicurai dicendole: “In caso di scossa forte devi salire a cavalluccio sulle mie spalle, in modo da uscire più velocemente possibile”. Lei rispose che ormai non faceva più nella notte perché la scossa forte c’era stata. Andò a dormire. Restai sveglio e vestito perché sentivo che quella notte sarebbe successo qualcosa, quando… alle 3,32 sentii un boato e uno scuotimento che arrivava da tutte le parti, (mi ricordava il luna park all’Eur, al cilindro della morte) dal pavimento, dalle pareti interne e dall’alto, vedevo le pareti della mia camera aprirsi come si apre una finestra, ma era il muro, mia madre urlò il mio nome e impiegai una frazione di secondo a raggiungerla in camera sua. La trovai al letto distesa era paralizzata dalla paura non riusciva a sentire neanche quello che le dicevo, cioè di alzarsi e di uscire prima possibile. La sensazione strana che provavo era che più passavano i secondi e più il terremoto aumentava la sua forza. E’ come se si mette in moto un’auto e da 3.000 giri la porti a 6.000 (un’accelerazione). Questa fu la sensazione. “Ecco è finita” pensavo, con mia madre bloccata e la casa che sentivo poteva crollare da un momento all’altro. Non ci fu niente da fare lei non volle sentire ragioni. Pretese di vestirsi prima di uscire (per pudore come capita a chi ha una età avanzata) ma una volta fuori pensai: “Se la casa fosse crollata saremmo morti tutti e due non avremmo avuto scampo”. La nostra casa ci ha salvato la vita, benché lesionata all’interno non e’ caduta, e ci ha consentito di uscire con grandi difficoltà … “