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MOSTRAMI IL MONDO, MOSTRAMI LA GENTE di Juan Rodolfo Wilcock

Mostrami il mondo, mostrami la gente,
come una lampada da cinquemila watt
la tua bellezza ne fa un mosaico d’oro
i visi lustri scintillano smalti
azzurri e gialli e verdi, gioielli insomma
e intorno un cielo semplice con palme
e sulle palme pecore di una razza aerea,
e ignari passano trasformati in gioielli
e dico a un tale, «ogni volta che passi
mi pare che rispunta il sole
quindi sono sette giorni che ci vediamo»,
ma so che il sole non è lui, sei tu,
che lo rivesti con quella luce fortissima
di criniere da leone zodiacale,
e tornerà nel buio, come quell’altra
col suo vestito come una candela
avvolta in fiamme rosse su scarpe rosse.
Mostrami il mondo con i suoi cortei,
mostrami gli autobus come un foresta,
mostrami il Tevere dove sembra il Danubio
e la piana dall’altro dei Parioli
dove combattono Massenzio e Costantino,
difatti sono pronto ormai a credere
che il mondo l’hai creato tu,
come di nuovo lo stai creando ancora
con quella luce da cinquemila watt;
e con il mondo avrai creato la storia.

A MIO FIGLIO di Juan Rodolfo Wilcock

Abbi fiducia nella vita
e non nelle ideologie;
non ascoltare i missionari
di quest’illusione o quell’altra.

Ricorda che c’è una sola cosa
affermativa, l’invenzione;
il sistema invece è caratteristico
della mancanza d’immaginazione.

Ricorda che tutto accade
a caso e che niente dura,
il che non ti vieta di fare
un disegno sul vetro appannato,

né di cantare qualche nota
semplice quando sei contento;
può darsi che sia un bel disegno,
che la canzone sia bella:

ma questo non ha certo importanza,
basta che piacciano a te.
Un giorno morirai; non fa niente,
poiché saranno gli altri ad accorgersene.